Filippi

In bicicletta sotto la pioggia

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Svegliarsi la domenica mattina e sentire la pioggia ticchettare sui vetri della veranda: capì che si era addormentato sul divano, complice la serata che si era prolungata. Una bella occasione per stare con i giovani: aveva aperto le porte di casa sua per vedere come trascorrono le serate ragazzi trentenni, quelli che non vanno in discoteca, che sono curiosi, che ascoltano ma sono anche da ascoltare. Quanto tempo era che non assisteva ad una lettura pubblica di un libro, stralci di racconti commentati: gli sembrava quasi di essere in un sogno. Dibattiti agguerriti come nella sua gioventù, il tutto condito però da una maggior dose di cultura e meno seriosità politica. A unire il tutto, la voglia di bere vino rosso: vero che aveva acceso il camino, che aveva stappato una magnum di Caberlot, che non aveva cucinato, ma che tutti avevano portato, salame, formaggi e sott’oli, e che il pane fosse davvero invitante era stato un diktat rispettato. Aveva bandito torte salate ed altre amenità, questo aveva permesso di mangiare e bere senza fretta, tant’è che alle tre di notte sentiva disquisire due ragazze delle differenza tra prosciutto di cinta senese e quello di mora romagnola. Guardò l’orologio, la bottiglia di vino accanto al camino e pensò come potesse diventare una base per una lampada, con quella etichetta che adorava nella sua semplicità. Si alzò, con la testa lucida, ancora entusiasta dell’ultima poesia declamata da una ragazza mai vista prima, quindi mise sul fuoco la caffettiera e già pregustava la torta di nocciole che gli era stata portata in omaggio. Poi si ricordò di Camilla, il cane che aveva lasciato da un amico e che doveva andare a riprendere. Non era l’uomo giusto per queste incombenze, ma guardando l’ora, capì che era già tardi. Spense il fuoco, si vestì quindi andò in macchina: non si metteva in moto, batteria esaurita. Non potendo svegliare nessuno  a stretto giro di posta, decise di inforcare la bicicletta, malgrado la pioggia stesse aumentando. Si coprì all’antica, con buste di plastica e impermeabile leggero, un cappello, i guanti e via, nella sonnecchiante mattina. Gli occhiali cominciarono ad appannarsi, li tolse e proseguiva a naso,schivando qualche palo all’ultimo. Arrivò in tempo dall’amico, che lo squadrò chiedendogli come pensava di fare: il cane si sarebbe bagnato seguendolo, non c’era scelta. Intanto il temporale era diventato tragicamente reale, ma non si perse d’animo, riprese la bici e questa volta la sensazione della pioggia sul corpo risultò evidente. Gli si affiancò una lei in bici, pazza come lui, pensò, e cominciò a salutarlo “Allora come stai? “Occhi a punto interrogativo, non sapeva chi fosse quando lei riprese gli ultimi versi della poesia..”Guendalina, la poetessa” e lo pronunciò mentre cascava rovinosamente per terra. Per fortuna era quasi arrivato a casa, la invitò a salire, e non aveva mai apprezzato così tanto il fatto di aver voluto un camino in casa sua. Porse un maglione e i pantaloni della tuta a lei che si spoglio e rivestì in un attimo e la cosa lo fece sorridere: fece altrettanto e stava per rimettere sul fuoco la macchinetta del caffè quando, osservano la bottiglia di vino, notò che ne era rimasto un po’. Lo versò in due bicchieri, prese il formaggio e iniziarono a fare colazione, guardaandosi negli occhi con una luce diversa, ma con i versi di Rimbaud in sottofondo

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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