Il Vermouth di Radda in Chianti

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preparazione del Vodka MartIstine: il vodka martini col vermut di Istine

 

Il Vermouth di Radda in Chianti, il vermouth in rosa, il vermouth delle donne. Mi correggo, le donne del vermouth: vi racconto una bella storia seguitemi.

C’era una volta (e c’è ancora) una brava vignaiola di Radda in Chianti, di nome Angela Fronti, che aveva un gruppo di amiche strane, particolarmente inclini ad alzare il gomito, ma i modo selettivo. Insomma delle vere snob sponges: spugne sofisticate e mai sazie.

Le spugne erano habitué di un locale gestito da uno storico barman fiorentino, Fabio Antonini, vecchia volpe dei cocktail e grande intenditore di vermouth e di gin. Fabio usava allietare le boccucce forbite delle signorine di cui sopra con strani cocktail che inventava al momento, dedicati a ciascuna di loro. Non vi dico la felicità delle donne in questione e quale benzina alcolica per la loro vanità da soddisfare in maniera sempre crescente. Fino a che una sera arrivò la provocazione dell’Antonini in stretto dialetto fiorentino:

“Oh Fronti, o perchè un tu fai un vermut?”

“ma io non produco vino bianco!” fu la mesta risposta di lei

“macché si fa co’ i tu rosato!”

Dal fondo della stanza si levò un brusio che poi diventò schiamazzi che sfociarono nella confusione più completa. Le future donne del vermouth erano in completa estasi e già brindavano all’idea di un vermouth della loro amica chiantigiana, tra grida, urla e svariate ola sulle poltroncine del bar.

Così nacque il Vermouth di Radda in Chianti.

La parola a Angela Fronti

Diamo qualche dettaglio, prima di continuare la storia. Siccome è buona regola la seguente “il vermouth va fatto fare a chi lo sa fare”, Angela si rivolge a Bordiga, azienda storica che produce il famoso vermut di Torino e altri distillati dal 1888. E così assieme al mastro vermuttaio, pardon master distiller Mario Cerri, tira giù una ricetta a dir poco pazzesca. “Mi hanno chiesto la poesia del mio vermouth, ovvero le sensazioni che avrebbe dovuto provocare. La mia poesia doveva parlare toscano, rispecchiare il mio territorio nei sentori tipici, ma anche il vitigno con cui lavoro, il Sangiovese, e che avrebbe dovuto essere l’espressione di una donna. Tutto questo partendo da un vino rosato e non dal bianco comunemente usato. Avevo paura che non mi capissero, che mi prendessero per una completa svalvolata, e invece hanno capito perfettamente cosa volevo e in men che non si dica hanno interpretato la mia poesia in 3 versioni. Mi hanno spedito 3 campioni di vermouth uno più buono dell’altro, tanto che scegliere è stato difficile. Nella scelta di alcune botaniche devo ringraziare il prezioso aiuto di Fabio Antonini, che ha saputo consigliarmi degli abbinamenti di erbe davvero particolari”.

Come e dove trovarlo?

Al gusto è semplicemente BUONO. Ha salvia, lavanda, ha sentori di bosco selvaggio raddese, ma ingentiliti da una mano femminile. E’ rosa antico, ma al gusto è assai contemporaneo, vinoso e leggero, da bersi quasi quasi liscio un bicchiere dietro l’altro. E infine l’habillage: bottiglia trasparente e una elegantissima etichetta disegnata dall’artista del tessuto Rakele Tondini.

Ha un solo problema: è poco. Solo 1800 bottiglie prodotte. A Firenze potete acquistarlo da Enoteca Vignoli e Enotaca Alessi, mentre se siete a Pistoia da Enoteca Vignali. Altrimenti, molto più semplice, potete gustarlo miscelato in uno di questi locali della regione:

Firenze: Atrium Bar – Four Seasons ; Negroni Cocktail Bar;  Plaza Lucchesi

Pistoia: Michi Bistrò ;  Gargantuà;  Il Giardino Del Vinaino ;  Pasticceria Carlotta – Montecatini Terme

Arezzo: Tigelleria Giù Cocktaileria – Cortona;  Quasi Quasi Cafè – Terranuova Bracciolini

Grosseto: Club L’Olmo – Santafiora

Lucca: Caffè Irene – Viareggio

Happy Ending

Il primo assaggio del Vermouth di Radda ebbe luogo al bar dell’Antonini, con tutte le donne del vermouth riunite e addobbate per l’occasione. Eccole in ordine rigorosamente casuale: Angela Fronti, Stefania Pianigiani, la enogastrogiardiniera, pusher di Artemisia; Barbara Bonaccini, fine palato prestato al tango; Rakele Tondini, la mano leggiadra di artista che ha disegnato l’etichetta del vermouth di Radda, Clizia Zuin, futura grande sommelier d’Italia; Sabrina Somigli col progetto del primo evento sul Vermouth nel Centro Italia (tanto per volare bassi) e Monica Raspi di Pomona, altra grande espressione del Chianti Classico fatto bene.

Primo assaggio rigorosamente liscio. Il secondo miscelato con bitter e soda per un grandioso Americhianti, l’americano col vermut di Radda in Chianti.

Di ciò che accadde quella sera non restano altri ricordi. Ma i pochi che conservo sono belli e indelebili.

 

 

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Circa l'autore

Riguardo a Sabrina.Somigli Microbiologa poi sommelier, ristoratrice e food blogger. Cercatrice di erbe spontanee e appassionata di somme matematiche: quelle tra farina più acqua uguale mille pani diversi. Chiantigiana della Rufina, concentrata nelle dimensioni, in pratica un caratello di vin santo; dolce o secco a seconda dell' annata, dell'oroscopo e dell'umore.

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