Filippi

Il the il giorno del non compleanno

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La festa era durata veramente fino al mattino, era il regalo che si era voluto fare per stare con gli amici fino a tardi. Non aveva scelto un sabato, esattamente il giorno del suo compleanno per festeggiare, in maniera che potessero partecipare solo i veramente interessati, non chi lo faceva per dovere o educazione. Ma erano davvero tanti, e se i primi avevano lasciato la sala alle una, era un folto numero che lo aveva accompagnato a colazione. A vent’anni lo faceva, di fare colazione alle sei con cappuccino e brioche, aveva smesso da tempo, ma alla soglia dei sessanta si era scoperto insonne e dinamico. Non erano le notti fluide della gioventù, erano i momenti strappati alla frenesia del quotidiano, per fare lunghe chiacchierate, senza dover passare il tempo tra telefonate, computer e altro. Solo che alle cinque del pomeriggio svegliarsi era davvero dura, ma essendo andato a letto alle 11 del mattino, lo doveva mettere in conto. Si alzò con fatica dal letto, la mente appena obnubilata, e si trascinò in cucina dove pose l’acqua sul fuoco. Non sapeva nemmeno lui se voleva farsi una borsa di acqua calda, o bere un the: decise per quest’ultimo, tirando fuori la busta che conteneva la mistura più speziata ed inebriante. Oramai seguiva le regole, aveva un timer che conteggiava il tempo di infusione, le tazze belle di porcellana. Ci sarebbe stato anche un plum cake che gli aveva lasciato la vecchia zia, specializzata in dolci, ma lo stomaco era in subbuglio: non era alcol, solo stanchezza, data dal rumore della musica, dalla pancia che si era stretta nel pensare agli ultimi anni trascorsi, al trovarsi a fare i conti con una realtà che lo vedeva ricominciare di nuovo. Per lui una bella prospettiva, comunque faticosa, ma riusciva sempre a superare gli ostacoli che gli si ponevano davanti. Era tutto pronto, prese la tazza, la mise sul vassoio, preparò la teiera riempita di acqua e dette il via all’infusione. la musica di sottofondo era la sinfonia 45 di Haydn, il mattacchione del suo amico che, nella notte, gli aveva infilato una playlist comprendente Metallica, Ronnie James Dio ed altre amenità del genere non l’aveva proprio sopportata. Aveva scaldato anche la tazza, amava bere bollente il tè, fino a quasi scottarsi. Si tagliò la fetta di plum cake, si mise un golf , i pantaloni e si sedette sul divano mancava solo la copertina, pensò. Chiuse gli occhi, il dolce non lo toccò nemmeno, cominciò a bere e il tè diventava quasi una medicina benefica, un liquido caldo e ammaliante, creava una pace interiore intensa e durevole. Si acquietò, acquistò rilassatezza, quindi cominciò a sciogliere le membra. Suonarono il campanello, si alzò, pensando a chi potesse aver dimenticato qualcosa la sera prima e distratto aprì la porta: era lei. La guardò in silenzio e nel momento in cui lei stava per parlare, chiuse la porta e si avviò di nuovo in salotto. Versò un’altra tazza di tè e si mise a mangiare il plum cake, questa volta con gusto.

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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