Filippi

Il tè freddo del manuale di Nonna papera

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Per quelli della mia generazione, il manuale di Nonna papera è stato un esempio di come le ricette di cucina potessero diventare anche per i bambini una lettura divertente e giocosa. Forse è stato per questo che ho sempre poco amato scrivere ricettari senza commentario, senza abbellire, descrivere e fare in modo che anche un lettore poco interessato all’argomento potesse essere attratto anche alla descrizione di un semplice uovo al tegamino. In effetti, a rileggerle ora, tante preparazioni che mi sembravano complicate erano in realtà di una facilità estrema, e la mancanza di fotografia sviluppava una fantasia incredibile su come potessero mostrarsi in realtà: Il tè freddo, parlo di quarant’anni fa, non aveva certo il successo attuale. Non si trovava quello prodotto a livello industriale, nei bar lo si faceva spesso, purtroppo, con le bustine utilizzate di tè, il che obbligava a mettere molto zucchero, in maniera da limitare il tannino eccessivo che rendeva la bevanda amara e astringente. Erano fiaschi, bottiglie di vetro, nel migliore dei casi caraffe: solo limone e, nei casi migliori, lo zucchero veniva fornito a parte, sotto forma di sciroppo. Mai nessuno me lo ha proposto preparato al momento quindi fatto espresso e poi freddato nel ghiaccio. Quello di Nonna Papera era in due versioni, l’Imperiale cinese e il Turandot,  ricco di frutta, una sorta di sangria per bambini: versato caldo permetteva alla frutta di sciogliersi e trasmettere profumi e sapori: Poi occorreva tempo per berlo, bisognava farlo al mattino e gustarlo al pomeriggio. Si imparava l’arte dell’attesa e aumentavano le aspettative. Oggi è troppo facile aprire una bottiglia.

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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