Filippi

Il suono dell’organo

0

Camminava velocemente, aveva paura di non arrivare in tempo. Le gambe erano malferme, la stanchezza si faceva sentire, ma non lo voleva perdere. Alle 530 del mattino, lo sapeva, avrebbe cominciato a suonare alla Messa per quel prete di 90 anni, che si ostinava a celebrare in un orario assurdo nella chiesa bella, antica e solitaria pur essendo in città. I due, prete e organista, non amavano dormire e quindi, nel tempo, si erano raccolti attorno a loro tanti insonni che aspettavano quell’appuntamento domenicale con piacere. Lei aveva fatto in tempo a togliersi di dosso il vestito, gli stivali sopra la coscia, le autoreggenti, lavarsi la faccia di un trucco oramai stinto, per mettersi una tuta e scarpe da ginnastica. Cappuccio tirato su e cappellino, sarebbe stata irriconoscibile per chi l’avesse vista anche solo mezz’ora prima. Calmò il passo, non le andava di arrivare trafelata, e intanto andava con la mente alla sera prima, trascinata quasi a forza dalle amiche a cena e poi a ballare. Si era fatta invadere la casa, e forse anche l’anima, da quel gruppo di amiche, in buona fede certo, che la volevano far uscire perché la consideravano reclusa. Eppure lei stava proprio bene, non stava ricercando niente di effimero, aveva già dato e si era stancata: di visi sconosciuti baciati quasi per dovere, di notti liquide e inconcludenti, aveva solo bisogno di recuperare un minimo di ordine, la serenità era già arrivata. Però cedendo alle insistenze si era trovata vestita con un tubino aderente e altre “attrezzature”, dal tacco 12  allo stivale, che non indossava da tempo: E poi, la cena prima della discoteca era stata per lei ridicola, in un ristorante con qualche pretesa, dove aveva anche incontrato lui a servire, con la voglia di trovarsi sotto terra, terrificata da quello che poteva pensare. E lì la situazione era rimasta sotto controllo, era la discoteca che l’aveva agghiacciata. Tentare di ballare per sfogarsi e divertirsi e trovarsi attaccata ad un muro con un trentenne dalle caviglie nude, petto glabro e sopracciglio rifatto era stato angosciante. La cosa più faticosa, il ritorno a casa da sola, a ricercare la sua tranquillità casalinga, fino al pensiero dell’organo. La chiesa era semibuia, intravedeva le ombre scure dei presenti, poi improvviso l’attacco: fisicamente era una botta che le piaceva, si sentiva vibrare, era bello perché lui non suonava come tutti gli altri. Era una musica carnosa, avvolgente, che stimolava grazie alla forza che poteva trasmettere. Chiuse gli occhi e si godette l’ouverture di dieci minuti: sapeva che la Messa era una scusa, il prete era veloce nel parlare, faceva l’omelia di cinque minuti, il resto era musica. Gli occhi chiusi ma non per dormire, eppure la notte insonne l’avrebbe potuta far cedere. Quando terminò, rimase seduta e lui l’andò  cercare. Strano rapporto fatto di parole e abbracci, di pianti e risate, di confidenze a doppio binario. Mai pensato entrambi ad una storia che li potesse coinvolgere: questo le permetteva di seguirlo nella casa che aveva accanto alla chiesa, entrare in cucina ed accomodarsi, mentre lui preparava il caffè: moka da 6 per loro due, il plum cake preparato con tantissimi canditi e parlare diventava un naturale defluire delle cose

Share.

About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

Leave A Reply