Il sabato del ritorno

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Inutile era più forte di lui: il sabato prima di Pasqua doveva tornare a casa,  a meno che non si trovasse in qualche altra parte del mondo in viaggio, altrimenti il richiamo del paesello era potente.

paese piccoloEppure aveva fatto di tutto per fuggire da una realtà che lo asfissiava ed in effetti ci era riuscito proprio bene. Francamente era contento di essere diventato uno zingaro del mondo, con i continui viaggi  che lo costringevano a confrontarsi con realtà perennemente diverse, da un punto di vista culturale ed ambientale. Ma era troppo divertente dover discutere in Svezia della sua installazione, in maniera diversa rispetto alla Grecia per non parlare di quando si era trovato a lavorare a San Paolo in Brasile o a Mosca. Ma anche  negli States era perfettamente a proprio agio, forse perché sapeva che le sue radici rimanevano in Italia. Prese la macchina e inizio a percorrere la strada, un’oretta tranquilla di cammino, con la sigaretta che gli penzolava dalle labbra mentre faceva manovra e poi via andare. Forse l’attrazione era dovuta alla tranquillità del luogo, al non confronto su temi pesanti, al dialogo con persone che non capivano assolutamente quale fosse il suo lavoro: e anche i suoi genitori non lo avevano mai capito, ma erano sorridenti e contenti quando lo vedevano. Peccato fossero morti a distanza di un mese l’uno dall’altra, ma ringraziava il cielo di avere quattro sorelle che lo avevano aiutato a sentire forte l’idea di famiglia.

quattro sorelle Molto particolare, sorrideva guidando: una suora di clausura posizionata in quel di Cortona, una sposata con Karlotta e di stanza ad Amsterdam, una al quarto matrimonio , arrivato quasi a sua insaputa, ma rigorosamente senza figli e l’ultima che di figli era riuscita a farne cinque, con lo stesso uomo , mai sposato ma felicemente accanto a lei. E lui, che era partito da fare il garzone di idraulico, per poi passare da un elettricista e un imbianchino per poi mettere a frutto tutto quello che aveva imparato per mettersi a fare l’artista . Non concettuale ma realmente esecutivo, il che gli aveva aperto un mondo a lui prima sconosciuto. Le lingue a scuola non le aveva mai volute imparare, ora inglese spagnolo e francese non avevano misteri per lui, le usava obbligatoriamente, sull’inglese aveva anche osato una scrittura che gli stava riuscendo. Intanto la strada si era messa a salire e cominciava a concentrarsi su quanto preparava sua madre la sera dopo la messa. Mangiavano a mezzanotte e questa tradizione si era mantenuta, perché la notte era il momento giusto per parlare senza freni, i bambini da piccoli erano a letto, una volta cresciuti era il momento migliore per dialogare. E quei ravioli ripeini di soffritto gli erano rimasti non solo nella lingua, ma anche nel cuore e nella mente . Poi mentalmente doveva gestire l’impatto con gli amici di quando era ragazzo: la maggior parte erano dalla sua parte, lo adoravano, erano contenti del suo successo. Poi c’erano gli indifferenti, fino ad arrivare ai rancorosi che lo avrebbero volentieri steso a terra con  un colpo al viso, ma facevano parte di una normalità della vita alla quale opporsi sarebbe stato inutile. Aveva in mente soprattutto Ansaldo, il più buono, la faccia da bravo ragazzo, una passione vera per gli altri, uno che avrebbe sempre sperato fosse rimasto protetto dalle intemperie della vita. E invece, quasi il destino si volesse accanire, era rimasto vedovo presto, con tre figli ma quel sorriso non lo aveva mai abbandonato: Lo avrebbe abbracciato forte e poi trastullato, era una fisicità che non aveva mai perso anche in tempi di Covid.

Fuoco nuovo Arrivò nella piazza del paese con la gente che iniziava a radunarsi per andare alla Messa, con il fuoco acceso al centro, unica luce poiché i lampioni erano rimasti volutamente spenti. Sentì improvvisa la mano sulla pancia e una sorta di carezza affettuosa che gli ricordava tanto la sua adolescenza: si voltò e la vide. un minuto di silenzio parve una vita ma bastò stringersi la mano forte e ravvivare il fuoco prima di unirsi agli altri. Non capiva perché doveva piangere , ma lo fece sorridendo.

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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