Il Roero e l’Arneis di Angelo Negro

0

I paesaggi vitivinicoli del Roero, insieme a quelli di Langhe e Monferrato, nel giugno 2014 sono stati dichiarati Patrimonio Mondiale UNESCO quali «eccezionale testimonianza vivente della tradizione storica della coltivazione della vite, dei processi di vinificazione, di un contesto sociale, rurale e di un tessuto economico basati sulla cultura del vino».

Siamo sulla riva sinistra del Tanaro, dove le colline del Roero si sono formate 2 milioni di anni fa per emersione dal mare interno del Golfo Padano. Qui la metamorfosi geologica ha modificato il corso del fiume, che oggi separa il Roero dalle Langhe.

VigneUn inizio di mattinata piena di discussioni sul lavoro mi avevano reso intrattabile.Durante il tragitto ero stata fissa al telefono, non mi ero goduta il paesaggio, avevo imprecato almeno tre volte e la mancanza di caffeina mi aveva reso lagnosa. E poi, causa cinetosi, non potevo finire di lavorare in macchina: le curve dei “bricchi” piemontesi mettono in serio pericolo la tappezzeria dell’auto.

Arriviamo da Negro e uno dei compagni di viaggio mi indica un tavolo all’aperto: “Accomodati lì, fai con calma. Noi intanto facciamo due chiacchiere”. E subito dopo si avvicina una signora piccola e bruna – che in seguito scopro essere Annalisa, moglie di Angelo Negro – che mi si rivolge con una voce che ha l’effetto della valeriana: “Le porto un caffè e dell’acqua fredda”. Dio esiste.

Il caffè è molto lungo e l’acqua molto fredda, il che rende le beghe lavorative risolte in pochi minuti. Anche guardarmi (finalmente) intorno mi aiuta. L’azienda è bellissima, un casolare enorme, dove è allocata anche la cantina, circondato da declivi vitati delicati: i colori sono più chiari, le pendenze più dolci. Raggiungo il gruppo e cominciamo il tour dell’azienda con Angelo Negro, enologo, e Annalisa. L’Angelo Negro & Figli è un raro esempio di realtà vitivinicola dove la tradizione non è retorica, ma esperienza familiare di vignaioli dal 1670. Angelo ci confessa che produrre vino è, prima di tutto, sperimentare, senza mai perdere di vista le peculiarità del territorio e gli insegnamenti di chi ci ha provato prima: a monito di ciò, in cantina sono ancora conservati i primi esperimenti enologici del nonno…

NegroGiuseppe Negro ci racconta invece della nuova apertura del “ciabot” (“capanno” in dialetto piemontese), un locale immerso nella natura e senza filtri, dove con semplicità ed eleganza si può gustare un vero aperitivo del Roero.Infine Giovanni, autentico mattatore della giornata nonché commerciale dell’azienda, ci porta alla scoperta dei vigneti limitrofi al casolare, dove ho la conferma di quella delicatezza di paesaggio già avvertita al primo sguardo.

Durante le chiacchiere della sera precedente avevo confessato a Michele, che ha reso possibile questa visita, di essere molto scettica nei confronti del Roero Arneis, in generale.

Avevo dichiarato, serenamente, che non mi piaceva. Eh oh, i vini non mi piacciono tutti.

Mentre visitiamo la cantina, Michele smaschera la mia confessione della sera prima, annunciando la profezia che con l’Arneis di Angelo Negro avrei cambiato idea. E aveva ragione.  L’ultimo atto del tour è infatti la degustazione dei tre Roero Serra Lupini, Perdaudin e Sette Anni: questi sì che sono «arneis», termine che in dialetto piemontese indica una persona ribelle e originale, ma anche simpatica, un po’ birichina.

I tre RoeroRoero Arneis DOCG Serra Lupini 2020: Paglierino chiaro con riflessi verdognoli. Al naso è prima fiori ed erba tagliata, tiglio e foglia di campanula bianca. Solo dopo arriva il frutto. Sullo sfondo, lievi note di fagiolino e mela verde. Chiude il ventaglio odoroso il ricordo di granito e una punta di pepe bianco. Al gusto la freschezza del lime si fa spazio sul vegetale, con richiami di menta piperita. E’ rinfrescante: al rientro da una giornata in spiaggia, con il costume ancora addosso e zero voglia di cucinare, lo vedo benissimo sulla mozzarella di bufala che mangio a morsi mentre penso a cosa inventare per cena.

Roero Arneis Riserva DOCG Perdaudin 2019: paglierino di buona concentrazione. L’apertura è fiorita di gelsomino e zagara, ma anche fruttata di pesca tabacchiera e ananas. Apprezzo poi un profilo vegetale di basilico e borragine e sentori minerali di pietra focaia. Al gusto i protagonisti sono pompelmo e scorza di cedro, con un’acidità decisa ma più composta del fratello “Serra Lupini”. L’impatto gustativo è di carattere e lascia una scia sapida raffinatissima. E’ complesso al naso e al gusto, eppure la beva è levigata. Mi piacerebbe abbinarlo al tacchino al sesamo con insalata iceberg.

Roero Arneis DOCG Sette Anni 2013: Pensate intensamente al giallo ed avrete tutti i profumi di questo vino: bergamotto, ginestra, camomilla, pesca gialla, frutta tropicale e miele millefiori, su cui si inserisce una curiosa nota di noce di cocco. Sento anche una piacevole speziatura di ginger e curry. Minerale di salgemma e gesso. Il sorso è rigoglioso, rotondo, con vena fresca che lo rende non stancante; seducente l’intreccio fresco sapido che bilancia la parte glicerica. Alla fine esce l’anacardo, ma anche la conchiglia, forse addirittura la colatura di alici. E’ un vino impegnativo, qui bisogna aver voglia di accendere i fornelli, per un devoto pescato all’isolana.

BarriccaiaL’esperienza si è conclusa con un pranzo strepitoso alla trattoria Belvedere, dove abbiamo goduto di un piatto di raviòle dël plin racchiusi nel tovagliolo e rigorosamente sconditi, di cui prima o poi vi parlerò, perché merita. Alla fine sono stati serviti dei formaggi accompagnati dalla cugnà, una via di mezzo tra una confettura e una mostarda, fatta con uva, mele, pere, fichi, frutta secca… nomi, cose, città, mestieri. Da svenire. Alzata dal tavolo, sono andata diretta e spedita in cucina a chiedere il barattolo della cugnà. Sì, il barattolo.

Che ho degustato beatamente a cucchiaiate (col cucchiaio da minestra).

 

Condividi!

Circa l'autore

45 anni, avvocato, ho dedicato alla danza l'infanzia, l'adolescenza e parte dell'età adulta. Dopo aver sotterrato le scarpette in giardino per raggiunti limiti di età, mi sono dedicata al tango argentino e alla fotografia, ma mai al decoupage.Per anni ho coltivato la passione per il vino e nel 2020 sono diventata Sommelier AIS. Scrivo molto, ma di più leggo. Mi piace mangiare al ristorante perché ogni locale è un microcosmo regolato dalle leggi dello chef, a cui mi affido con ironia e disincanto.

Lascia un commento