Il ritorno delle abitudini

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Artemisia guardava la televisione in maniera svogliata, stava contemporaneamente parlando con Olga al telefono e riassettando casa, ma il rumore di sottofondo le serviva come accompagnamento vitale. Poi c’era un vecchio video dei Linkin Park, quel “Numb” che glieli aveva fatti conoscere per un’occasione strana di convention aziendale, e che aveva fatto ridere suo nipote, quando lei  aveva rivelato la grandezza del gruppo e lui gli aveva spiegato che la band era viva, vegeta e vitale circa dieci anni prima, ma oggi già in crisi di identità. Ma intanto parlava e rifletteva con lei sui progetti immediati da mettere in atto .

Olga era scambiata. per chi non l’aveva mia vista e solo sentito parlare, per una sorta di badante russa integrata benissimo in Italia, quando in realtà era italianissima, solare e aveva con se il gusto della dissacrazione e della leggerezza emotiva e quindi Artemisia l’amava da subito, poiché riusciva a confrontarsi in maniera diretta e sincera, come non le era mai capitato con altre donne. Con un nome simile, Olga!,  non poteva che fare un lavoro fuori dagli schemi e quindi era oggi una titolare di galleria di arte moderna, una posizione unica da conservare con cura, con una visione su un mondo particolare, fatto di borghesi arricchiti, finti  intellettuali, atteggiati artistici e varia umanità dove però era possibile attingere elementi, verbi e modi di grande vitalità. Artemisia da Olga aveva acquisito una grande apertura mentale, uno stimolo culturale non indifferente, che l’aveva portata a frequentare musei, gallerie, concerti in maniera diversa, meno schierata a schemi classici e più curiosa, tesa a scoprire e approfondire in maniera personale il senso delle opere. Il ritorno in Italia, dopo le lunghe parentesi a New York e Parigi, era stato accompagnato anche da questo, da un bel bagaglio professionale applicato alla cultura. E pensare che le due amiche si erano conosciute durante una cena della vigilia di Natale, grazie a Norberto, un notaio di altri tempi, ricco di famiglia , che apriva tutti gli anni  la sua casa ad una varia umanità che conosceva grazie al suo lavoro e alle sue passioni. Convivi fatti di provocazioni stimoli, passioni divertimenti ed incazzature ma da dove si usciva sempre con qualcosa di notevole da portare a casa, culturalmente parlando. La notte era passata a discutere a lungo sul divano tra lei e Olga, luogo abbandonato solo alle quattro di mattina per il padrone di casa che stava cedendo sul controllo della situazione e aveva chiesto gentilmente di abbandonare il baccanale. Invito prontamente raccolto , seguito da una sosta in piazza di fronte alla casa, dove le due si erano baciate dolcemente, senza sorprese, a compimento di un percorso quasi naturale di conoscenza. Nel passato di gioventù tale gesto l’avrebbe colpita di più, sicuramente oggi la stupiva di meno.

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L’annuncio dell’apertura alla vita, ovvero locali di cultura ristorazione a porte spalancate,  aveva dato sprint ad Artemisia, che nel durare della pandemia aveva riallacciato i rapporti con Gastone, rampollo di nobile famiglia, suo compagno di scuola alle elementari, perso di vista e ritrovato sui social, fortunatamente senza dover attaccarsi a Tinder per trovare una presenza umana con la quale confrontarsi e parlare. Uomo curiosamente riservato, che amava legarsi a schemi di rapporti consolidati e antichi. La sera si divertiva a prepararsi in maniera classicissima, per uscire con lui,tailleur addiritturasapendo che lui  l’avrebbe passata a prendere, si sarebbe precipitato fuori dall’automobile aprendole la portiera, l’avrebbe fatta accomodare con attenzione sul sedile per accompagnarla ad uno dei ristoranti più classici che poteva trovare. Dove ancora si facevano ancora i piatti alla lampada, come il filetto alla Strogonoff,che lei sinceramente adorava, ma anche gli spaghetti alla carbonara o le crêpes suzette. Solo che poi, dopo una serata passata a discutere di musicisti, attori, scrittori e artisti in maniera frenetica e viva, lui  la riportava a casa, la baciava sulla guancia e la lasciava salire da sola in appartamento. Le storie raccontate alle  amiche,  su quanto successo, erano state oggetto di dibattito continuo per le grandi risate che si erano sempre fatte, ma ricominciare doveva avere un sapore diverso.

calzeChiamò Glauco per a prima cena della ripartenza, uomo di poche parole, ma di molti fatti. Durante la pandemia si erano stimolati a vicenda a distanza ma non si erano ne’ visti ne’ sentiti. Non ignorante ne’ grezzo, solo riservato. Non sarebbe stato il locale da filet mignon o da soufflé à la crème, ma nemmeno la trattoria triste e oscura. Però ritrovò il gusto del rito : l’appuntamento con l’estetista, i vestiti buttati sul letto, le foto davanti allo specchio da mostrare ad Olga per sapere se tutto potesse andar bene . Poi sapeva che avrebbe bevuto benissimo, tutto il resto era naturalmente dovuto e sarebbe accaduto.

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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