Il ristorante morirà? E la cultura pure?

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Sarà che questi giorni dovevano rappresentare un distacco dal quotidiano, con i ristoranti pieni di tavolate composte da persone allegre. Siamo poi reduci da un San Valentino, che era festa presa in giro da sempre nell’ambiente per i tavoli da due obbligatori, ma che si è visto poi come tanto male non faceva alle casse e allo spirito dei ristoratori. Ma ora che le cose continuano a peggiorare, quale futuro per ristoranti, cinema, teatri, musei??

ristoranti chiusiUn cambiamento del vivere sociale come quello attuale non lo si vedeva da secoli e viene da chiedersi a cosa porterà. Sembra quasi una maledizione divina il privarsi di alimenti che soddisfano una fame: fame di cibo, fame di affetti, fame di cultura. Bisogni primari che si uniscono a bisogni che si rivelano oggi più che mai veri ed essenziali al vivere. Mancano i colori dei dipinti, i suoni della musica, le parole per l’anima ma anche il cibo, che nutre lo spirito.

teatro chiusoAndare a teatro risponde ad un bisogno primario, anche se non viene ritenuto tale, per nutrire l’anima, lo spirito, la testa che si trova così ad avere un sollievo dato da risposte a quesiti esistenziali, ad un rasserenamento globale, ad un accrescimento profondo della conoscenza di se’. Permette di fare viaggi intriganti.

teatri chiusiAndare al cinema serve per sognare, liberarsi, tenere gli occhi aperti ma guardare “altro” in una dimensione spazio tempo che permette di staccare dalla realtà e questo però fatto insieme ad altri ha un altra importanza, se paragonata a quella fatta da soli davanti ad uno schermo.

ristoranteAndare a mangiare fuori non serve solo a riempire lo stomaco, mi aiuta a crescere nella conoscenza di un prodotto che quando viene raccontato assume un altro sapore, come la bottiglia stappata che non contiene solo vino ma la storia della vita di un produttore. Il ristoratore dovrà diventare un distributore concreto di felicità gastronomica.

Torneremo a vite isolate tra le quattro mura di casa? Gli uomini e le donne non sono animali solitari, hanno bisogno della città per vivere ed esprimersi, hanno bisogno di luci, parole, suoni, convivenza e comunanza. Mangeremo meno cibo ma dovrà avere un senso tutto quello che ci mettiamo in corpo. Stiamo imparando a fare tante cose da soli, il pane, la pasta, le verdure, ma proprio per questo stiamo apprezzando di più quelli che lo fanno per noi.

Se muore la cultura, alimentare, storica, artistica, musicale, muoriamo tutti noi.

 

 

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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