Il pranzo della domenica d’agosto

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Aspettava il mese di agosto per non muoversi dalla città: amava il vuoto che si creava attorno, quel silenzio quasi innaturale, il deserto di macchine nel suo quartiere. Anche perché se arrivava impellente il bisogno di folla le bastava recarsi in centro o in un luogo turistico per osservare fiumi di formiche, pardon turisti, che percorrevano in bell’ordine gli itinerari prefissati. La domenica era il giorno migliore, soprattutto al mattino presto: lasciava apposta le finestre aperte per far filtrare la luce che le permetteva il risveglio senza traumi. E quindi, alle cinque e mezzo era già in piedi, e dopo la tazza di acqua calda e limone si metteva su il caffè, mentre si vestiva per andare a camminare. Struccata, ma con quel filo di abbronzatura che le permetteva di essere in pace con se stessa. Fuori dalle regole, dopo aver ingurgitato il caffè, si metteva in cammino per arrivare al parco dove avrebbe iniziato a correre. Solo mezz’ora senza impegno, era solo la scusa per riattivare le funzioni del corpo, senza doversi ammazzare di fatica. Anche perché, da acuta osservatrice, le piaceva guardare le persone che incontrava per strada, cercando di immaginarsi perché alle sei del mattino fossero a correre da soli. Una fervida immaginazione le aveva fatto costruire storie incredibili sui soggetti che incontrava più spesso. Tornata a casa si concedeva il bagno con i sali, il massaggio con tutte le creme possibili, il secondo caffè e poi la lettura, che doveva servirle per stacco, prima di decidere cosa fare. Aveva deciso di non accavallare i piaceri, e quindi dopo la lettura seguiva la musica, ascoltata in silenzio, distesa sul divano. Era riuscita a stare bene da sola, convincendosi che non doveva essere solo lei a cercare gli altri ma poteva finalmente farsi trovare anche lei. Lui era andato via per qualche giorno, seguendo la sua passione per la moto, ed era una piacevole sensazione che questo non fosse più causa di litigi tra loro. I giusti spazi per entrambi avevano dato loro un equilibrio perfetto . Arrivò il messaggio di Alice, che le chiedeva di andare a pranzo da lei: in estate erano quasi sempre le cene, che radunavano gli amici, ma in quella domenica d’agosto, l’idea di trovarsi a tavola con il sole fuori aveva un che di magico. Ora era la moda del  brunch, ma una volta il pranzo della domenica era un appuntamento irrinunciabile. Non si fece prendere da mille dubbi, accettò subito e disse che portava una bottiglia: non aveva voglia di cucinare. . A quel punto si alzò per riassettare la casa, scelse un vestito leggero, i sandali non troppo alti per poter andare a piedi. Mise la bottiglia nella borsa e si avviò, godendo di quel caldo intenso, che per altri sarebbe stato letale, ma che lei amava pregustando il fresco di casa di Alice. Giunta a destinazione fece le scale, e le voci che risuonavano dalla casa le davano la certezza che sarebbe stata una giornata divertente: perfetti sconosciuti che si sarebbero messi a mangiare insieme, raccontando le loro storie. Ed in effetti, una volta entrata si trovò rispettivamente davanti un hipster da camicia a quadri e pantaloncini corti, un calvo ben vestito e dall’occhio sveglio, due ragazze che sembravano sorelle, e Alice che comparve con il grembiule. Fece mettere in fresco la bottiglia di champagne ed intanto osservava le pietanze preparate: parmigiana id melanzane, ragù di carne per condire la pasta, lo stracotto , le patate in umido. Niente a che vedere con l’estate, ma adattissime ad un pranzo che doveva essere fuori dal tempo e dallo spazio. Si accomodò sul divano ed iniziò a fare domande…

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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