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Il piatto della domenica: crespelle!

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Già il nome fa capire che qui si appartiene ad un’epoca in cui la Francia dettava legge in cucina: crespelle, un francesismo che ben si adatta all’idea, che non diventi “frittatina” che non si può proprio sentire in un menu, o nemmeno “ritortelli d’ova” vetusto appellativo utilizzato in ricettari toscani d’antan. Le crespelle erano il banco di prova di casalinghe evolute che si cimentavano, la domenica, in quei piatti gustati nel ristorante d’albergo per una serata speciale, dove la finezza, intesa come eleganza gustativa ma anche come spessore della crepe, diventava l’elemento fondamentale da copiare. E quindi, le prove dell’impasto di farina, uova, latte e burro si succedevano fin dal sabato sera, mentre la domenica iniziava la cottura. Il segreto è sempre stato l’utilizzo di poco grasso, spennellata di burro sulla padella e poi l’impasto che doveva esprimere il contenitore. Il ripieno più classico? Ricotta e spinaci , ma anche mozzarella e pomodoro oppure prosciutto cotto e fontina.  A coprire la besciamella, grassa, densa ed avvolgente. Per gratinare, parmigiano e burro e poi la domenica era conclusa, gastronomicamente parlando. Con un piatto di tale opulenza difficile il secondo, meglio andare diorettamente al dolce

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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