Il mio cous cous

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Amo da morire l’idea che i piatti siano frutto di contaminazioni culturali, che niente potrebbe esistere a tavola se le persone non si fossero mescolate, avessero viaggiato, condividendo cibo, sentimenti, emozioni.                       Il cous cous mi affascina perché è una pietanza che si può mangiare con le mani, anche se non è esattamente corretto per la forma a tavola: ma chi si trova seduto per terra in una tenda in Nordafrica che fa, chiede le posate? E dove sta la soddisfazione tattile?

Mi deprime il cous cous freddo già pronto al supermercato, il taboulé insomma,per due motivi fondamentali: la materia prima utilizzata non mi convince, a partire dall’olio di condimento, e per il fatto che sia in monoporzione: un piatto conviviale per eccellenza, come la nostrana polenta, è limitato nel consumo singolo. Tra l’altro un piatto universale, declinabile a seconda di culture, religioni, usanze diverse: lo possono mangiare insieme musulmani, cattolici ed ebrei insieme, vegani vegetariani ed onnivori.

E’ anche un piatto che esige attenzione e per questo rimane unico protagonista a tavola, affiancato tutt’al più da preparazioni dolci a seguire, ma che non impone un’attenzione continua come succede in un menu degustazione, esperienza che ritengo da vivere in pochi, massimo due persone: un numero maggiore esige rispetto di tutti ed elementi di comunanza più che di divisione.

Il mio cous cous sarebbero in realtà tanti cous cous, a seconda di chi ho a tavola, ma in generale agisco così:

La semola la cuocio in un brodo preparato con acqua di pomodoro, basilico, peperoncino, sale fino, origano, cetriolo centrifugato. In questo modo già la base ha stimoli gustativi notevoli. Poi lo accompagno con :

-ceci lessati e poi conditi con aglio, prezzemolo tritati, pepe, olio EVO e succo di lime

– gamberetti scottati sulla piastra ed uniti a mandorle filettate e tostate, cipolle grigliate, menta e lenticchie cotte in fondo di porro

– zucchine saltate in padella con  cipollotti freschi a bastoncini, olio EVO, pinoli , origano, gocce di aceto di vino

-pollo tagliato a cubetti e preparato con scalogno, curry, mela, vino bianco, nocciole.

E poi ad accompagnare crema di peperoni rossi, crema di fagioli bianchi con timo e profumata all’alloro, yogurt magro con pomodori secchi, capperi ed acciughe.

Da bere il tè alla menta è perfetto, per una volta evito bevande alcoliche anche se..un cocktail non ci starebbe male!

Sono convinto che tutto questo potrà variare in futuro ma oggi mi piace pensare come gli ingredienti scelti soddisfino in tanti. Ma sarà bello cambiare…

 

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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