Il mattino domenicale

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Era tanto che non tornava a correre, lei così perfettina che se solo avvertiva un doloretto al mignolo iniziava a curarsi. Ma quella domenica era necessario, dopo una notte insonne, nella quale aveva sofferto alquanto. Aveva fatto tutto da sola, aveva pianto, si era contorta dalle fitte allo stomaco, aveva riso nervosa, e poi ancora aveva cercato di punirsi, solo che il corpo non accettava il riposo, non cedeva. Se si fosse abbandonata sul letto, avrebbe fatto peggio, si sarebbe fatta aggredire dai fantasmi, meglio svuotarsi completamente di energia e andare fuori. Completò la vestizione con fare rituale ed accurato, quindi prese le chiavi di casa e si diresse all’esterno. Il tempo reggeva, almeno quello era un aspetto necessario, non voleva combattere con la pioggia, aveva bisogno di mettere insieme i pensieri. Amava praticare sforzi fisici in sofferenza, per assurdo questo leniva i dolori principali, di qualunque natura essi fossero. Nella città vuota amava passare per il centro, vicino ai monumenti, solitamente affollati all’inverosimile. Nella testa un flash: effetto notte, già era arrivata al dopocena. No: rewind, doveva arrivare all’entrata a teatro, un momento atteso da tempo, una cosa che voleva fare con lui da sempre e finalmente c’era riuscita. Uomo poco avvezzo ad eventi culturali, rozzo ma sensibile, ci era rimasta accanto proprio per la sua tenerezza. Lei vestita in tiro, si era messa tailleur, scarpe con il tacco, anche autoreggenti, lui maglione e jeans, non lo sopportava questo suo modo di fare ma lo accettava supinamente. La faceva sentire spesso inadeguata ma non protestava. Opera bellissima, lei commossa, lui “divertito”, come riuscì a farfugliare, quindi la cena da lei tanto attesa, nel ristorante di pesce che li aspettava. Ma avvertiva che lui era strano quella sera: è vero che non sopportava il pesce crudo, ma quando lei termino la terza ostrica e il terzo scampo, lui ancora doveva iniziare a mangiare l’insalata di mare tiepida. Non ressero a lungo, lui le confessò senza troppi preamboli che da li a tre giorni sarebbe partito per sei mesi in Canada, un lavoro importante, al quale non poteva rinunciare. Le crollò il mondo addosso, nessuna condivisione di intenti, nessuna voglia di coinvolgerla, niente. Non riusciva a ricordarsi come riuscì a tornare a casa, le tornava solo alla mente lo strapparsi i vestiti di dosso, la necessità di una doccia bollente, le sigarette riaccese dopo una vita….E poi anche il bicchiere di whisky e poi la tisana…L’effetto corsa si fece sentire, era in tiro, correva veloce, contenta di sentirsi in forma, ed in effetti lo scontro la sorprese alquanto. Lui era fermo in mezzo alla strada, intento a mangiarsi un panino con la salsiccia e le cipolle, ma era vestito con scarpe da ginnastica e tuta. L’aiutò a rialzarsi e vide che lei lo stava guardando incuriosita. Sorrise, con occhi svegli sotto i riccioli, la barba non curata e le disse: “Ti fa paura che mangi salsiccia dopo due ore di corsa?” ” Due ore? ” ripeté lei. “Mi sono rotto di regole vecchie e inutili, corro per vivere, non il contrario. Ne vuoi un pezzo? ” . Lei lo accettò con tanto piacere

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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