Il mare d’autunno

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Il mare d’inverno poteva avere un fascino, ma quello di autunno non si riusciva a catalogare: lo stava pensando quella mattina che si trovava a camminare sulla spiaggia, in un’alba che faticava a comparire, con la faccia carezzata da un vento che allontanava le nuvole, che\ avevano già fatto il loro corso, scaricando tutta l’acqua in una notte tempestosa.

roof top bar Lei aveva udito il ticchettare delle gocce alla finestra, immersa in un dormiveglia piacevole, non come quelle volte che si svegliava in preda all’ansia. Si era alzata ed era andata in terrazza: amava il profumo che emanava la terra colpita dalla pioggia, incurante di trovarsi i capelli bagnati.  Le piaceva riprovare le sensazioni di una cena che l’aveva entusiasmata in maniera inaspettata. Ora, non che l’avesse presa sottogamba: Martina, la sua migliora amica, era stata con lei dall’estetista e poi dal parrucchiere, quindi l’aveva aiutata nella scelta del vestito, per poi lasciarla quando finalmente era tutto a posto. Non aveva ansia una volta arrivata all’appuntamento, ai piedi di un grattacielo per poi salire all’attico, dove si trovava il ristorante. Sperava solo di incontrarlo una volta giunta a destinazione, le scocciava salire in ascensore con uno sconosciuto ma ovviamente lo trovò  alla porta che l’aspettava. Sorrisero entrambi: era contenta di aver scelto scarpe con tacco dodici, questo le permetteva di squadrarlo dall’alto in basso, cosa affatto disdicevole. Le parole sgorgarono immediate senza soluzione di continuità, parlavano senza sovrapporsi, in un’alternanza ritmata dalle soste per mangiare e bere. Era sorpresa dalla scelta del luogo, un cocktail bar con uso cucina dove si mangiava al bancone, appollaiati al tavolo dove era possibile osservare il cuoco e il barman che lavoravano accanto come insolita coppia. Ma il primo cocktail la sciolse subito, accompagnato da un’ostrica che mangiò a sua insaputa, un frutto di mare che solitamente odiava e che quella sera la trovò invece preparata al confronto. Prese tra  le mani il boccone di polpo grigliato e scoprì la piccantezza al primo morso, stemperata dalla salsa al lime, poi si scordò di tutto quello che il cuoco le raccontava, abbandonandosi alle emozioni dei sensi. Si risvegliò entusiasta al bicchiere di riesling che interrompeva la sequela dei mini cocktail, ma alla fine contò una dozzina di assaggi , trovando molto più in forma di quando in pizzeria si mangiava una carbonara ignorante.

Bar sulla spiaggia

 

 

 

 

 

 

 

 

Una volta usciti si misero a camminare : i tacchi si facevano sentire, si tolse le scarpe e si fermò ad un muretto . SI accese una sigaretta, e fu contenta di scoprire anche lui intento nella stessa operazione. Le parole non terminavano, spaziavano gli argomenti su temi più disparati, con le risate che inframezzavano i discorsi. Fu senza volere che chiese l’ora: le quattro ore trascorse erano volate, tornare a casa diventava un problema. Preferì accomodarsi sul divano del suo appartamento  e farsi cullare dalla stanchezza. Non era stanca quando, sveglia, era precipitata fuori casa senza scarpe per cercare un bar dove bere il caffè, sulla spiaggia.  Terminò i suoi pensieri in tempo: sentì l’odore del caffè del bar e nel contempo un respiro affannoso alle spalle. Lui l’aveva raggiunta, senza scarpe, ma anche senza cravatta: risero ricominciando a parlare contenti.

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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