Il futuro è del vino in lattina e non possiamo farci niente

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La domanda sta tornando inesorabilmente di moda, per cercare di capire come superare l’impasse del consumo di vino, molto più direzionato su bevande alcoliche di un certo peso oppure su birra: sarà il contenitore che mette paura? Ovvero è la bottiglia che crea problemi? O è solo un fatto educativo che comporta un’educazione sul tema?

francis ford coppola Ma l’educazione non passa solo per le parole, soprattutto con i gesti, ad alcuni sono considerati arcaici e fuori dal tempo, come usare un cavatappi ed avere bisogno di un bicchiere per bere. Andando per ordine: la bottiglia non è mai messa in discussione quale contenitore ideale, soprattutto per vini da invecchiamento,  la polemica su di essa riguarda unicamente il peso, aumentato nel corso del tempo, quasi a voler testimoniare che per indicare un vino costoso di qualità dovesse essere inserito in una bottiglia pesante. E questo contrasta con un concetto di sostenibilità sempre più attuale . Di sicuro, rimane il luogo ideale di alloggio, anche se nel corso degli anni sono stati inseriti dei vini di qualità così scarsa che non giustificavano il lavoro da svolgere per imbottigliarlo, dovendo pensare anche alla scelta di materiali accessori adeguati. La bottiglia si porta poi da tempo un altro elemento di dibattuto ovvero il tappo, che può essere di materiale diverso ma che a volte crea non poche preoccupazioni al produttore.  il cambio di contenitore si identifica sempre come minore qualità. E quindi il tetrapak, il bag in box e la lattina inducono il consumatore a pensare che ci si debba indirizzare a quei vini solo per spendere poco e non avere grandi godimenti organolettici. Ma qualcosa sta cambiando.

vino in lattinaComplice il successo dei pet-nat, imbottigliati come fossero bibite utilizzano il tappo a corona, con etichette colorate e multiformi, quasi a voler sancire un diverso approccio con la bevanda, l’idea di proporre di nuovo la lattina sta prendendo sempre più campo. Agevole da comprare, dose ideale da 0,33 o 0.50, facile da stappare , porta con se’ tutta una serie di vantaggi anche se il tentativo della Giacobazzi nel 1982 fu troppo in anticipo rispetto ai tempi . Era un lambrusco, chiamato 8 1/2, ebbe successo ma i troppi limiti della burocrazia ne sancirono la fine prematura.

Giacobazzi lattinaOggi invece sembra davvero questo il futuro, soprattutto per quei vini definiti di pronta beva, magari frizzanti, dove la parte visiva viene data per acquisita e non ha bisogno di essere analizzata in maniera particolarmente accurata. E in tempi di street food galoppante, non è che sarà il modo di sdoganare nuovi vini trovando nuovi consumatori?

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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