Il fascino perverso delle sottilette

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A vederla sugli scaffali della Grande Distribuzione Organizzata sembrano quasi inoffensive, coperta dalla plastica trasparente, di un colore  pallido e smorto che mette compassione,  sorelle povere delle creme di formaggio o i formaggini che costituivano la merenda di bambini festanti. Però successivamente la rivalsa è stata tale che li hanno definitivamente soppiantati ed oggi le fettine di formaggio fuse sono diventate le vere star della tavola. 

Ma quasi fossero acque chete, basta spogliarle del rivestimento oppressivo della plastica trasparente , adagiarla mollemente sul broccoletto bollito e messo in pirofila, infilarle nel forno caldo. Il calore potente la fa sciogliere da tutte le parti, concedendosi in maniera lussuriosa,  e, quasi fosse un’araba fenice, dopo essersi distrutte fino a fondersi completamente, rinascono dalle proprie ceneri, diventando nuove creature, capaci di avviluppare nelle loro grinfie, ogni oggetto che sia parzialmente edibile. Come per incanto, la fettina di carne avvizzita, le carote stufate del giorno prima o i maccheroni avanzati dal pranzo vengono pervasi da una linfa vitale, che li rende, agli occhi dell’affamato, la quintessenza del piacere goloso. sottilette

Nella versione più pericolosa, quella che “fila” maggiormente, sono nobilitate anche dalla presenza di formaggio vero, tipo la mozzarella, un vero bocconcino prelibato per i gourmet più esigenti. Non mancano però le controindicazioni, e le massaie più creative, arrivate a teorizzare l’utilizzo delle fettine di formaggio fuso a crudo, applicandola in ricette del tipo insalatone miste o tartine variegate, ma fortunatamente si sono trovate di fronte alla triste realtà di fallimento.

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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