Filippi

Il doppiosenso imperante nel linguaggio gastronomico

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Sembra che gli chef siano diventati i nuovi latin lover: basta calciatori e modelli, i veri playboy sono proprio loro Mettiti una giacca da cuoco e ti dirò come sei a letto..insomma quasi, non è che a tutti dona. Però, inutile negarlo, in cucina per molto tempo le donne non potevano mettere piede: sì, d’accordo,le scuse erano molte come  l’ambiente malsano, lo stare in piedi a lungo, la fatica fisica, ma il motivo principale sembra fosse quello che una signora dabbene non potesse frequentare un luogo non esattamente deputato ad una vita estatica. E d’altronde, il maneggiare carne, pesce, e verdure, la grande fisicità utilizzata nel lavoro, il fatto che il caldo aumenti l’ardore corporeo, tutto portava ad avere relazioni che potessero sfociare anche in qualcosa di più della semplice comunanza di lavoro. Se i produttori di vino si sono divertiti a cavalcare l’onda  del nome del vino osé per stuzzicare la fantasia dell’acquirente, in campo mangereccio non sono mai mancati ampi riferimenti alla vita sessuale attraverso i cibi e gli ingredienti necessari alla preparazione dei piatti. Protagonista assoluto l’organo sessuale maschile, anche se riferimenti al corrispettivo femminile non sono mai mancati. Sulle verdure potremmo scrivere un testo a parte: citare  cetrioli, zucchine, fino ad arrivare alle melanzane è un pericolo conclamato di conversazione ricca di doppi sensi, per non parlare dei semplici piselli, che però trovano il loro rinforzo quando si passa a trattare le fave e il conseguente baccello. Che dire invece de dal fornaio si richiedo uno sfilatino anche lungo? Viene in mente Diego Abatantuono e Milena Vukotic in una scena di Fantozzi. Se trattiamo gli insaccati, il salame nelle sue varie forme e grandezze recita un ruolo da protagonista, ma anche la coppa o il culatello, in questo caso per altri motivi. Il pesce trova più apprezzamento in ambito di appellazione generica, se poi si inizia ad approfondire, la passera di mare ha il suo buon successo, così come le ostriche , ma per il solo motivo di come vengono mangiate, ed anche lo stoccafisso ha i suoi grandi aficionados. Nell’ambito dei dolci, l’innocente rollé alla banana diventa un oscuro oggetto del desiderio, ma che dire del povero “Tronco di Natale” che ispira pensieri dei più irriguardosi? Nell’ambito della frutta, le solitamente poco considerate mele e pere trovano un minimo di interesse nella fantasia popolare, insieme alle fragoline, declinate in questo linguaggio al singolare. Infine, mai ordinare un cafè con panna e poi gustarlo senza cucchiaino: sarebbe esperienza deplorevole.

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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