Il cocciopesto, Keith Haring ed altre amenità

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Ora, di primo acchito uno si potrebbe chiedere cosa c’incastra un esponente fondamentale della Pop Art  mondiale come Keith Haring  con Pisa..e la domanda se la sono fatta in molti:livornesi, fiorentini e balda compagnia, ma se andiamo nella ridente cittadina della Torre Pendente, troviamo ancora vicino alla chiesa di Sant’Antonio Abate,  in mostra pubblica restaurato, protetto da un vetro il suo ultimo murale in spazio aperto intitolato “Tuttomondo”. Tutto questo per non rimanere troppo stupiti nell’osservare il vaso vinario da esposizione concepito da Drunk Turtle:, una società di Ponsacco dal nome che è tutto un programma( sì in effetti ignorante dei modi di dire inglesi, nella traduzione letterale io la tartaruga ubriaca mica l’ho mai vista): qui vi leggete con calma tutta la storia, l’evoluzione, le idee di un gruppo di amici, visionari, dotati di quella lieve e giusta incoscienza che li ha fatti partire nell’impresa. Si, perché vanno bene le mode, e quindi si parte dal cemento, si passa all’acciaio , poi le barriques per maturare il vino , ma poi,nel momento in cui si torna alle anfore diventa una gran fatica fare il lavoro di cantina. Cosa di meglio , allora se non recuperare , qualcosa di antico? Da più di un anno sono entrati in commercio i vasi vinari che stanno dando i primi risultati . Ma di cosa sono fatti? Come recita la descrizione aziendale: “Il materiale selezionato da Drunkle Turtle è il cocciopesto, usato dai Romani e ben conosciuto dai Fenici. Questa antica miscela, composta da frammenti di inerti lapidei e laterizi macinati, sabbia di diverse granulometrie, legante cementizio in bassa percentuale e acqua declorata ha caratteristiche, come la longevità, la resistenza ed un’elevata porosità, che la rendono unica ed irripetibile.” In pratica, il vino conservato in tali recipienti riesce a esprimere bene l’idea di longevità: non accumula grassezza(si intende rotondità in bocca tranquilli, il vino non ha grasso!), esalta la freschezza e la mineralità, intesa come sapidità in bocca, e mantiene i profumi nitidi e puliti. In una cena da Gurdulù a Firenze, sono state presentate poi ulteriori novità: il nuovo vaso da 25 ettolitri che si va ad affiancare a quelli da 10 e 17 ettolitri e da 100 litri, i risultati delle prove di ossigenazione e di cessione dei materiali pesanti, e le valutazioni organolettiche. Non manca l’aspetto eco-sostenibile.” I  vasi vinari in cocciopesto sono, prodotti con materiali assolutamente naturali che non aggravano il deturpamento del paesaggio, in quanto sono scarti di lavorazioni precedenti che vengono triturati.Inoltre, a differenza delle botti in acciaio non ricorrono a materiali ferrosi ed alla lavorazione degli stessi; rispetto alle botti in legno, non implicano l’abbattimento di alberi; a differenza delle botti in terracotta, non ricorrono all’uso del forno e non emettono CO2; a differenza delle botti in cemento tradizionali non fanno uso di gabbia metallica.”. Traducendo per il consumatore finale: negli anni Ottanta tale innovazione non sarebbe stata capita ed apprezzata, ora che tutti sono alla ricerca, nei vini, di pulizia olfattiva, linearità ed eleganza in bocca, sapori netti e precisi, diventa lo strumento adatto per seguire questa tendenza. Vista l’ispirazione delle POP Art, non sarebbe male se, in cantina, di sottofondo si ascoltasse questa musica

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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