Il Cibreo all’Helvetia e Bristol di Firenze

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“Legarsi non è sempre una forzatura, ma un modo di crescere e migliorare”

C’è un albergo di lusso nel centro di Firenze, lontano dai riflettori, dove alloggiano da sempre persone che non cercano visibilità ostentata. Partito con poche camere, grazie all’inserimento in una catena come la Starhotels, ha poi effettuato un investimento notevole per allargarsi e creare ambienti adatti ad eventi, ma anche semplicemente per creare spazi di maggior respiro: considerando i tempi, una visione lungimirante. E questo è l‘Helvetia e Bristol. In cucina un gran numero di chef che si sono succeduti, una ricerca continua di uno stile preciso e riconoscibile. Il tutto non è mai avvenuto, e questo lo ha reso un luogo poco frequentato dai fiorentini, avulso dalla vita della città.

Pomodoro in gelatinaC’è una realtà diventata quasi storica in città ( oltre 40 anni dalla fondazione lo possono diventare in ristorazione) come il Cibreo, dove è avvenuto il passaggio generazionale ed ora il timone della gestione è affidata a Giulio Picchi. La voglia è quella di proporsi anche nel fare qualcosa di nuovo ed ampliare l’offerta. Quasi naturale l’incontro con Federico Versari, il direttore dell’H&B e la voglia di iniziare fin da subito una collaborazione per avere poi uno sviluppo futuro di notevole speranza.

Il menu rispecchia quelli che sono i grandi classici del Cibreo, ma con l’aggiunta significativa della pasta , non più un tabù dopo anni nei quali era assolutamente bandita .

Coperto 3,50 euro

Antipasti (18-32 euro)

Per chi non l’hai mai provato, quasi fondamentale l’assortimento con il pomodoro in gelatina che è diventato quasi un’istituzione. Il crudo di pesce all’elbana acchiappa un pubblico sempre più vasto

TaglioliniPrimi piatti (18-20 euro)

Nella semplicità la virtù: i tagliolini cacio e burro con e carote nascoste nella salsa sorprendono in maniera avvolgente.Lo sformato di patate e ricotta, cremosissimo, accompagnato con il pesto in questa stagione è necessario per chi ama grande pienezza al gusto

crudo di pesceSecondi piatti (25 -45 euro)

Un altro moloch che cade: d’accordo non è la classica bistecca ma la braciola taglio bistecca rappresenta pur sempre una novità riguardo allo storico di casa Picchi. Che giocando propongono anche il Pikki burger. Spazio sempre maggiore al pesce del giorno, cucinato i maniera semplice come cartoccio o al forno.

Dolci (10-12 euro)

Qui nessun volo pindarico, solo i dessert storici e sicuri. Quindi da provarli indifferentemente, dalla torta al cioccolato alla bavarese alla vaniglia.

La carta dei vini è un cantiere in lavorazione, ancora da implementare, ma da quanto si legge, il vino nell’universo Picchi ha assunto un’altra importanza. Etichette anche meno conosciute, piccoli produttori che crescono , uve meno conosciute, e non a caso un personale preparato, che guida nella scelta. I servizio, non a caso, diventa l’elemento che fa la differenza, non impostato, quasi casual, ma attento e affettuoso

 

 

 

 

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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