Filippi

Il cibo da strada o street food è morto?

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Si, lo so, mi prenderete per un pazzo: ora che si organizzano i festival degli street food, che i “trucks logati” ovvero i furgoncini con il marchio in bella vista sono ben visibili anche durante l’anno nelle varie città, come è possibile parlare di morte dello street food? Intendiamoci sulle parole. Il cibo da strada nasce quale esigenza di mangiare qualcosa in piedi o camminando, legato ad una tradizione locale: tutto partì dalla pizza, tanto per intendersi, poi si è declinato a seconda del luogo. Pane e panelle, panino con il lampredotto, pane câ meusa, piadina, cecina sono alcuni degli esempi che ancora permangono e che danno un’esatta visione dell’essenza della parola: gli avventori si radunano intorno al titolare del mezzo, fanno la fila, socializzano, mangiano in piedi, insomma, una sosta veloce ma intensa. Oggi assistiamo a situazioni nelle quali si deve allestire anche tavoli e sedie, dove esiste il self service ma di fatto si tratta di ristoranti all’aria aperta. Certo, il cuoco che prepara la pasta ripiena direttamente all’interno del furgone e poi la serve ricorda la Napoli di Totò, quando la stessa pasta si mangiava con le mani per le vie cittadine. Ma quando la pizza diventa con il forno a legna, tonda, in quanti la mangiano piegandola in quattro, aggredendola a morsi? Se per strada si prepara la grigliata mista, quanti sono disposti ad azzannare un pollo brandendolo per la coscia passeggiando per strada? Altro aspetto è il cosiddetto street food generico, dove nello stesso van si serve porchetta, torrone, croccante e fritto misto. Probabilmente reggeranno gli specialisti del mondo prodotto, un po’ quello che succede a New York con quelli che vendono solo panini con il wurstel da una vita. Quando una tendenza prende piede si tende a strafare, meglio tornare alle origini e ricordarsi come questo deve essere un cibo che si prepara e si mangia per strada in piedi. Per il resto, esistono già le sagre, ed anche questo è un argomento da trattare a parte!

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

1 commento

  1. Condivido davvero parola per parola questa analisi di quello che è diventato il “fenomeno” street food. In quello stesso momento perde la sua natura e diventa altro. La seguo sempre e sono curioso di sapere davvero la sua opinione su un altro “fenomeno” fuori controllo: le sagre, specie le sagre finto tipiche.

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