Il caffè della domenica pomeriggio

0

Lei non sarebbe stata una donna da poltrona e divano, ma si era resa conta di una verità ineluttabile: se il mondo si ferma,inutile che tu cerchi di correre più veloce, finiresti sfiancata: E quindi l’inverno l’aveva ghermita con i suoi ritmi stabili: aveva cercato più volte di coinvolgere persone per gite in campagna, alla ricerca della trattoria tipica, al museo strano, alla chiesa sconsacrata diventata galleria d’arte, ma l’inverno tutto questo non funzionava. Gualberto era il suo compagno da una vita, l’aveva sempre appoggiata, seguita e avvertiva il suo attuale cambiamento in serenità. Era cambiata profondamente, con il taglio dei capelli aggressivo, il tubino sdrammatizzato da stivaletti e calze coprenti, ma sempre più sensuale rispetto ai pantaloni di prima, il trucco più acceso e i “complementi”, come li aveva  definiti un’amica, sempre al loro posto: orecchini, braccialetti, collane ed anelli non erano più oggetti sconosciuti ma compagni di avventura giornaliera. Nella sua frenesia, la domenica pomeriggio diventava un momento tragico, se si fosse lasciata andare al duetto televisione/divano: era riuscita a staccarsi dal pericolo invitando amici e amiche a prendere il caffè, una bevanda che imponeva velocità di azione, non era il tè delle cinque, che poi potevano diventare le sei: con il caffè selezionava e sceglieva gli amici, chi aveva paura della scura bevanda era costretto a rinunciare, per gli altri era un bello scossone dal post prandium, una scossa che li faceva uscire malgrado freddo o pioggia, per mettersi a sedere in un salotto al caldo. Era maniacale nelle preparazione, finiva di mangiare il pranzo e già pensava alle tazzine la caffettiera la scelta dei cucchiaini e a cosa accompagnarlo: sempre cioccolatini o dolci a base di cacao, un goccio di panna liquida leggermente montata per completare. Ma era poi la tovaglia, i fiori e il resto che creavano l’ambientazione, una cura che si completava con una citazione dell’ultimo libro letto scritta a mano su un foglio, che poi donava ad ogni commensale, da un lato per stimolare la conversazione, dall’altro per lasciare un ricordo. Si confrontava con persone delle propria età, superati i cinquanta, e si trovava diversa, ancora curiosa, vivace, mentalmente predisposta ad ascoltare i giovani come Fernando, un trentenne con il quale aveva una relazione di tipo intellettuale, molto legata a libri, cinema e teatro, senza che fosse successo niente di irreparabile: si stupiva per lui, che passava spesso tempo per lei ignorando donne giovani che lo cercavano intensamente. Era molto bello, di una bellezza assoluta, incontrato per caso i un bar, mentre guardava il suo Ipad con le cuffie, isolato in una sala di pasticceria, dove tutte le donne si erano girate ad osservarlo e lui che aveva rivolto la parola solo a lei. Da allora i messaggi riguardavano l’ultimo libro dell’intellettuale di turno, come il concerto di musica alternativa , ed erano momenti di grande intensità quelli trascorsi insieme. Gualberto si era allontanato nel momento giusto a portare il cane fuori, per una passeggiata che sarebbe durata molto a lungo: le lasciava scena libera, era a lei che toccava diventare protagonista per un pomeriggio sempre poco prevedibile. Mise la moka su fuoco, attendeva l’uscita del caffè postando foto su Instagram, ma all’accenno del profumo della miscela , mollava tutto e se ne versava una tazzina;: nel berlo capiva che anche oggi non sarebbe stata fatica sprecata

Share.

About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

Leave A Reply