Il Brunello da Toscanino Milano

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Martedì 22 gennaio da Toscanino Milano va in scena il Brunello di Montalcino

Un vino che più tempo passa e più diventa buono, adatto anche ad essere bevuto da solo, lontano dai pasti, come vino da meditazione: uno di quei vini insomma di categoria superiore che, insieme a pochi altri, ha un posto speciale nell’immaginario e nelle preferenze degli appassionati. Il Brunello è un vino dalla grande longevità; non è raro infatti trovare bottiglie di 10, 20, 30 anni ed oltre. Ha in genere un aspetto limpido e brillante, caratterizzato da una bella tonalità rosso rubino, tendente al granato quanto più procede l’invecchiamento. Il suo profumo è intenso e persistente, con sentori fruttati e di vaniglia ma anche di legno aromatico e sottobosco. Il sapore è leggermente tannico ma caldo, armonioso e robusto. Si accosta molto bene alle carni rosse ed alla selvaggina. Il connubio con i formaggi saporiti a pasta dura è eccezionale; ben si presta inoltre ad accompagnare piatti a base di funghi o dal sapore tartufato.

Ecco i quattro Brunelli presentati da Leonardo Romanelli:

Poggio alle Mura del 2013 di Banfi. L’azienda nasce nel 1978 a Montalcino grazie alla volontà dei fratelli italoamericani John e Harry Mariani. La tenuta Castello Banfi si estende al confine con la Val d’Orcia per 2830 ettari, coltivati per circa un terzo a vigneto, il resto è occupato da oliveti, frutteti (in prevalenza susini), bosco e terreni incolti. A distanza di poco più di un anno, i fratelli Mariani rilevano anche la storica casa vinicola piemontese Bruzzone. Più recentemente, l’amore per la Toscana ha avvicinato Banfi a territori nuovi: Bolgheri, la Maremma e il Chianti.

Paesaggio Inatteso del 2012 di Camigliano. Un borgo fortificato e un luogo carichi di storia, il cui simbolo, il cammello, ritrovato in un sigillo del 13° secolo, si deve forse all’influenza del papato nella zona di Montalcino. L’azienda, acquistata nel 1957 dall’imprenditore milanese Walter Ghezzi, negli ultimi anni, con l’arrivo del figlio Gualtiero, ha subito un radicale miglioramento con la messa a regime di nuovi vigneti (ora a conduzione biologica, che si estendono su 93 ettari dei 530 totali) e col rinnovo delle tecniche di vinificazione. Gualtiero, coadiuvato dalla moglie Laura e dalle figlie Silvia e Isabella, produce ogni anno circa 330.000 bottiglie tra Brunello di Montalcino, Rosso di Montalcino, Poderuccio igt, Vermentino Gamal igt. Completano la produzione la Grappa e l’olio extra vergine dop bio.

Campo Giovanni del 2014 dell’Agricola San Felice, azienda sorta nel Chianti e acquisita negli anni 70 dal Gruppo Allianz. Il Borgo storico viene completamente restaurato e l’azienda dà inizio a un esteso programma di reimpianto dei vigneti, con l’obiettivo di valorizzare il Sangiovese nel Chianti e in altre zone di pregio della viticoltura toscana. Con questo spirito nel 1982 viene acquisita anche la Tenuta di Campogiovanni, che si estende nel versante sud-ovest del colle di Montalcino per 65 ettari, di cui 20 ettari di vigneto per due terzi destinati alla produzione di Brunello.

DueLecci ovest, riserva del 2012 della Tenuta di Sesta, un’azienda storica di Montalcino, la cui proprietà nel 1850 passò nelle mani dei fratelli Ciacci. Le prime bottiglie di Brunello della Tenuta di Sesta sono state prodotte nel 1966 da Giuseppe Ciacci, padre dell’attuale proprietario Giovanni, oggi affiancato dai figli Andrea e Francesca nella conduzione commerciale e agronomica. La tenuta ha un’estensione di circa 200 ettari di cui 30 sono coperti da vigneto: di questi 13,07 sono iscritti all’albo per la produzione di Brunello. I terreni rimanenti sono coltivati a oliveto (45 ettari) e a seminativo (55 ettari) o ricoperti da vaste estensioni di bosco e macchia mediterranea.

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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