I vini di Erste e Neue in abbinamento

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I vini di montagna sono estremamente intriganti. Nient’affatto piacioni o ruffiani, seducono proprio per la franchezza: sono scaltri, si presentano con tutta la loro tensione verticale, non ammiccano, non fanno niente per arruffianarsi il palato, eppure sono appaganti.

Erste e NeueErste+Neue è fusione della Erste Kellerei con la Neue Kellerei, entrambe cantine di Caldaro nate ai primi del ‘900 che hanno disegnato la storia identitaria del territorio altoatesino e dei vigneti allevati sui terrazzamenti intorno al Lago di Caldaro.

La linea Puntay rappresenta la produzione d’eccellenza e rimarca con raffinata eleganza le caratteristiche varietali dei vini di provenienza.

I vini in degustazione sono stati proposti nell’ambito di una tasting experience in abbinamento a piatti ideati dallo Chef Stephen Zippl del Restaurant 1908 del Parkhotel Holzner di Soprabolzano. Qui lo Chef propone percorsi degustativi di tre, cinque o sette portate, tutti improntati al rispetto della sostenibilità e stagionalità delle materie prime utilizzate, che hanno la funzione di accompagnare il cliente in un’esperienza sensoriale nei sapori dell’Alto Adige, e dove il vino non è solo abbinamento bensì tessera del mosaico conoscitivo del territorio.

 Puntay Pinot Bianco 2019 – 13,5%

Fiori bianchi freschi, soprattutto fresia; cipria, mela Granny Smith, timo e maggiorana. In bocca è meno morbido che al naso, è fresco e piacevolmente agrumato, con un finale divertente di gelatina al limone.

Tramezzino di cipolla brasata, insalatina di sedano, pino, mela e pinoli. Il Pinot bianco sgrassa la salsa e coccola la parte croccante. Le note di talco armonizzano la cipolla e la freschezza dell’agrume rifinisce la chiusura dei pinoli.

Erste e NeueSauvignon Alto Adige DOC 2021

Cristiallino alla vista, ha un bagaglio aromatico vareigato, dove si sposano elemmenti fruttati come mela e agrumi tipo cedro e pomplemo, a cenni floreali accennati, quindi erbe aromatiche quali maggiorana e mentuccia. Piacevole al gusto, teso e vibrante, con un bel finale in crescendo

Salmerino marinato, guacamole, basilico e fiori di sambuco. Forse si può considerare un abbinamento di valorizzazione sul vino, che prevale sul cibo, senza però creare nessun tipo di disequilibrio

Puntay Kalterersee Classico Superiore DOC 2020 – 13%

Discreta trasparenza. Ibisco, lampone, tocco balsamico di foglia di mirto. Corpo leggerissimo, tannino talmente levigato da scorrere in bocca senza il minimo deposito. Leggera nota fumé, buona sapidità. Finale saporito che persiste nella freschezza, con chiusura ritmica.

Ah, la Schiava! Ha un impatto gustativo accattivante, ed è deliziosa sull’anguilla affumicata, grano saraceno agro-dolce, erbe alpine, mirtilli neri. In particolare, la freschezza esalta il boccone, la nota fumé del vino segue la nota affumicata dell’anguilla e il tocco balsamico stempera l’agro-dolce.

Erste e NeuePuntay Lagrein Riserva 2019 – 13,5%

Rubino profondo e compatto, libera profumi di foglia di tabacco e sottobosco secco. Fiori scuri, piccoli frutti rossi e neri, amarena, scatola di sigari. Legno di sandalo, chiodi di garofano, forse addirittura anice stellato. Tannino integrato, sorso ricco e sapido, in cui ritorna l’impronta del frutto. Media persistenza.

Formaggio “Golden Gel, Degust”, chutney kloazen (pera essiccata), su focaccia e lievito croccante.

Le note terziarie del vino ben si sposano con il formaggio, così come i sentori “secchi” di scatola di sigari e legno di sandalo sono un ottimo abbinamento con la pera essiccata. Tuttavia, la media persistenza non aiuta l’armonia cibo/vino.

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Circa l'autore

45 anni, avvocato, ho dedicato alla danza l'infanzia, l'adolescenza e parte dell'età adulta. Dopo aver sotterrato le scarpette in giardino per raggiunti limiti di età, mi sono dedicata al tango argentino e alla fotografia, ma mai al decoupage.Per anni ho coltivato la passione per il vino e nel 2020 sono diventata Sommelier AIS. Scrivo molto, ma di più leggo. Mi piace mangiare al ristorante perché ogni locale è un microcosmo regolato dalle leggi dello chef, a cui mi affido con ironia e disincanto.

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