I vini di Dario Dainelli al Golden View

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Vino e pallone: d’accordo, non è una novità. In principio fu il “Barone” Nils Liedholm, con le sue terre piemontesi (poi cedute a un gruppo cinese).

E come non ricordare un indimenticabile, Pablito Rossi eroe del mundial tinto d’azzurro in Spagna, con le vigne a Poggio Cennina in Val d’Ambra. E ancora Kurt Hamrin e Andrea Pirlo, Luciano Spalletti e Alberto Malesani, Iniesta e Hernanes, Tommasi e Barzagli, Bonera e Gamberini… Vini di panchina, vini da punte e da mezzali. Vini da difensore, già: e l’occasione è davvero simpatica per far festa con quello che di giusto di Alessandro Gamberini fu il socio, il compare, in quella difesa viola dei tempi della Champions, che ancora i tifosi la rimpiangono…

Dario Dainelli

Lui è Dario Dainelli, e qualcuno dirà che nemmeno lui è poi questa gran novità perché uno dei suoi prodotti era già uscito e assaggiato. Eh però le cose poi cambiano: quello era il primo Red, tutto Sangiovese, giovane e fresco ma forse ancora tutto da vigne vecchie. Perché di cose alla Cantina Dainelli ne sono cambiate diverse, ecco perché si fa volentieri festa. A prescindere dalla simpatia del personaggio, sempre stiloso e garbato con i suoi riccioli scuri in mezzo ai quali si intravede anche qualche filo più chiaro, però il fisico è integro e semmai è cresciuta l’ironia.

Paolo MianoLa festa è un pranzo da Paolo Miano e Paolo Secci al Golden View, il bel ristorante con affaccio sul magico Ponte Vecchio, dove non è raro incontrarsi per assaggi e novità accompagnate a piatti sempre interessanti e se non altro non sguaiati. Come per l’appunto i vini di Dario Dainelli. Ne porta quattro, e rispetto a quei primi assaggi sino tutte novità, o addirittura anteprime assolute dell’uscita in commercio. Con due complici d’eccezione: Attilio Pagli, enologo tra i più celebrati, anima e motore del Gruppo Matura, e Giovanni Maranghi, pittore, ritrattista e illustratore, casa a Signa e studio a Lastra, insomma sulle due sponde dell’Arno, e un tratto carico di impronta ironica. L’ideale per rivestire e illustrare quello che nasce in cantina. Da uve non tutte locali.

Dainelli Pagli Maranghi

Piccolo necessario passo indietro. Alla fine dell’esaltante periodo da capitano della Viola, Dario Dainelli – che intanto aveva dato vita insieme al Principe del Tartufo Cristiano Savini alla Locanda dell’Amicone, ristorante nella sua Peccioli – cerca casa in campagna con la moglie Rebecca. La trova in un teatro di colline languide, tra Fucecchio e Cerreto Guidi.  C’è la vigna, sui 4 ettari, ci sono gli olivi. Lui intanto, lo racconta divertito, si era già appassionato al vino, “un po’ con Cristiano in giro a costruire la carta del ristorante, un po’ per via di un gruppo di amici goliardi alla Amici Miei, ci sia chiama Gli Sbronzi di Riace, il gruppo c’è ancora e si va in giro per le nostre zingarate del bicchiere”. La vigna non era uno splendore, tra fallanze e cloni vecchi: sette anni fa Dario ripianta, con Pagli che lo guida, le piante crescono, per farla breve si arriva al 2019 e si comincia a vendemmiare.

Ed eccoci qua, con i vini in uscita. Non il Red, che è rimasto il vino di base e segue una sua strada. Due rossi, un rosato frizzante naturale, un bianco. Oggi sono in tutto otto-diecimila bottiglie, a regime dovranno diventare 30mila. Perché la vigna è 4 ettari, ma… Che ci fa intanto quel bianco, per di più un’Ansonica, o Ansonaca se proprio vogliamo dirla alla gigliese? Già: c’è un mezzo ettaro al Giglio, che potrebbe presto anche raddoppiare, nella zona del Castello guardando verso il faro. La migliore, per capirsi. Uva vendemmiata in una giornata, portata via con il camion frigorifero e vinificata.

Quattro vini, dunque. Ognuno con le sue caratteristiche e peculiarità, perfettamente illustrate e sottolineate dalle etichette di Maranghi, e per celebrarle il gallerista Roberto Milani cita gli esempi di Mouton-Rothschild o Pergole Torte o Nittardi, “matrimonio di due passioni che solo così regalano qualcosa di buono”, spiega l’artista.

Daino in BollaPrimo vino, cui la cucina di Secci abbina capesante marinate alla griglia, asparagi, soia e miele di rosmarino, è il Daino in Bolla. Rosato frizzante da metodo ancestrale, “bollicina senza pretese, non spumante ma frizzante naturale, da Sangiovese raccolto presto per conservare freschezza e acidità, vinificato come i bianchi, fermentato in bottiglia”, spiega Pagli che tiene a precisare “non un vino da difesa”. In etichetta, dentro un bicchiere il prodilo di “Daino” Dario in un bicchiere, rimesso “in bolla” da una livella. Bel giochetto, buon prodotto con tanta bella crosta di pane per i lieviti autoctoni. Otto euro più iva in cantina.

la SbronzaIl bianco gigliese – sposato a spaghetti al muggine mantecati al burro di Normandia e fumetto al lemongrass, forse un tantino “placidi” – si chiama La Sbronza, a memoria degli Sbronzi di Riace Maranghi ha raffigurato con i colori del mare una donna “affogata” da un calice: bell’impatto di salinità iodata e rosmarino, finale lievemente amaro. Dodici euro più iva.

L'IntrusoI rossi. Con una tartare di fassona, fonduta di parmigiano, funghi chiodini saltati e tuorlo d’uovo dry si beve L’Intruso  (e gli intrusi si scovano anche in etichetta), dove il “clandestino” sarebbe un 10 per cento di Malvasia Nera per un 90 di Sangiovese, da vigna giovane su terreno calcareo ricchissimo di fossili. “Vini non scontati, non da pacca sulla spalla”, ammonisce Pagli: fermentazioni separate con un 50% dell’assemblato che conosce botte da 10 ettolitri e il rimanente in anfora di cocciopesto: naso fine con note di fiori e frutto rosso, leggera spezia, tannino di velluto.

RudeInfine il Rude, “che non vuol dire rozzo perché nasce da un Sangiovese spigoloso che poi cresce elegante”, dice Dainelli, e Pagli incalza, “vino che va all’attacco”, Sangiovese in purezza, cocciopesto e anfore trentine di Tava con il caratteristico impasto “sartoriale”, macerazione lunghissima, risultato davvero elegante ma con tutte le caratteristiche del Sangiovese, ottimo con medaglione di vitella bardato con pancetta, agretti al burro e puré di patate. Entrambi escono dalla cantina a 16 euro più Iva.

dario Dainelli e bottiglieE non finisce qui. Perché Cantina Dainelli è anche un simpatico modo di ritrovarsi. Picnic serale nei salottini tra i campi, con tanto di cesto e vino, il mercoledì a cena, la domenica brunch e cena, 35 euro. Ma in mezzo a una campagna che sorride sempre. Come Dario.

Foto di Pietro Savorelli (Ritratti) e Gianfranco Gori (evento)

 

 

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Circa l'autore

Paolo Pellegrini, giornalista professionista, è nato nel Chianti Classico e vive a Firenze: ecco le radici del suo amore per il Bello e il Buono. Dopo una vita in redazione a La Nazione e numerosi articoli per riviste di turismo ed enogastronomia e una lunga collaborazione con la Guida Ristoranti de L'Espresso, oggi scrive per i giornali del gruppo Qn e per la Guida Osterie di Slow Food

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