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I ristoranti di Firenze che non esistono più Quarta parte

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Poco per volta riaffiorano i ricordi nella testa non solo mia, ma di altre persone che è ho chiamato a raccolta, su FB, a ricordare quale è stata l’offerta gastronomica fiorentina del passato. Ora che i ristoranti aprono senza soluzione di continuità, fermarsi a ricordare quelli che sono stati i rappresentanti di un mondo passato può essere sempre utile per conservare la memoria storica. Ne ho già scritto due anni fa, in questi tre diversi post,  ma il tempo scorre e quindi è bene aggiornare .

FLORIAN in VIA DEL PARIONE

Succursale dello storico locale di Venezia, ha sempre vissuto in maniera stentata, malgrado tutti i buoni propositi da parte della gestione. Si sono avvicendati cuochi di formazione diversa, la cucina proposta non è mai riuscita ad incontrare il gusto dei consumatori, alternandosi tra creativo e tradizionale, ma probabilmente non era tanto l’offerta del cibo quanto un arredamento ardito e innovativo che, per una città come Firenze era indubbiamente troppo “ingombrante”. Al momento del chiuso, ancora non sostituito da nessuna attività.

ANGELS in VIA DEL PROCONSOLO

Lo ricordava Alessandro Augier in un commento qui sul blog, è stato uno dei primi esempi di ristorante “metropolitano” ovvero con una proposta innovativa, più adatta ad un pubblico internazionale dove in cucina è cresciuto un cuoco come Francesco Gasbarro, oggi titolato chef stellato a Ginevra. Piatti non consueti, arredamento moderno ma accogliente, certo adatto a chi amava l’innovazione, forse troppo in anticipo rispetto ai tempi.

LE MURATE in VIA GHIBELLINA e VIA DEL PROCONSOLO

Umberto Montano si è oggi lanciato nella grande impresa ristorativa, con la creazione del Mercato Centrale a Firenze e Roma, ma nacque come ristoratore di fronte all’Enoteca Pinchiorri, in uno spazio abbastanza particolare dove fare un ristorante, con salette poste a livelli diversi, il che permetteva d creare un’intimità non comune. Prima trattoria poi ristorante, con il coraggio di far conoscere i prodotti lucani, nel momento del massimo successo, il trasferimento in via del Proconsolo. Lo sbaglio, forse, fu quello di parlare troppo del ritratto di Dante contenuto all’interno, che della cucina. Non era sbagliato il posto, era sfruttato in minima parte, come dimostra l’attuale gestione del FISHING LAB, che lo ha fatto esplodere definitivamente. Rimangono ricordi di un posto che dove ci si poteva sentire come  a New York o a Londra , in una dimensione internazionale.

TRATTORIA L’OROLOGIO in VIA GIAMPAOLO ORSINI

La famiglia Gualandi l’ha gestita fino alla chiusura, prima che si trasformasse nell’attuale sushi bar di livello. Era un piacere vedere uno dei fratelli con il vassoio in mano attraversare la strada e andare a prendere il caffè nel bar di fronte perché, secondo antica tradizione, il ristorante non serviva l’espresso ma se lo faceva fare al bar quando un cliente lo richiedeva. In cucina piatti della tradizione toscana, con un’innovativa ricetta della bistecca alla fiorentina fritta, tornata in auge in questi ultimi tempi.

 IL CENACOLO di BORGOGNISSANTI

Una via che ha avuto successi alternati per i vari imprenditori che hanno tentato la via della ristorazione: qui siamo accanto ad una chiesa storica ed il cenacolo nasceva proprio perché era il luogo riservato al desco dei monaci. La partenza era di quelle incredibili, l’obiettivo, già all’epoca, era quello di soppiantare l’Enoteca Pinchiorri (sic!), con una cucina che doveva essere classica ma di livello alto. Fu visto ai tavoli anche Adriano Celentano e questo bastò a vociferare un suo interesse per l’attività. E’ durato davvero poco, senza alcuna fortuna

LA VECCHIA CUCINA del VIALE EDMONDO DE AMICIS

Alessandro Franceschetti ha incarnato per anni la vera figura dell’oste, ossia di quelle persone brave a stare in sala e fiutare i gusti del cliente, facendogli mangiare esattamente cosa si aspettava. In un minuscolo locale, che ospita oggi un ristorante di pesce di successo, riuscì a convogliare l’interesse di un vasto pubblico, che lo affollava si a a pranzo che a cena. Cucina toscana ma non solo, creativa senza eccessi, insomma il ristorante di cui fidarsi. Sarebbe indubbiamente un oste di cui ci sarebbe bisogno oggi

PANE E VINO in VIA POGGIO BRACCIOLINI

Fossimo stati a Parigi, ci sarebbe stato scritto un libvro: in una Firenze che viveva una stagione d’oro, ecco il locale nel quale si trovavano gli altri ristoratori una volta chiuso il loro locale, a bere per la prima volta vini “strani”, provenienti da altre regioni, accompagnati da specialità letteralmente inventate di sana pianta da Barbara Zattoni, ai fornelli, lei che era una modella a Milano. I fratelli Gilberto ed Ubaldo Pierazzuoli hanno formato centinaia id persone al bere attraverso lo stimolo della curiosità. La sede poi è cambiata, prima via San Niccolò, poi piazza del Cestello, ma il cuore rimane a quelle scale che conducevano nel sottosuolo dove la magia continuava fino a notte fonda

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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