I Pinot Nero di Toscana

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Firenze Villa Olmi

Incredibile successo di pubblico per la serata dedicata ai Pinot Nero di Toscana. Alcune sorprese, conferme e anche una attesa anteprima. Ecco in dettaglio i vini in ordine di degustazione

Nero di Nubi 2013, Felsina: leggera evoluzione nel colore che vira su tonalità mattone. Naso in cui spiccano note terziarie di cioccolato al latte e tabacco biondo, sangue, ma ancora si fa spazio il frutto: mirtillo e confettura di ciliegia. Ingresso in bocca avvolgente e setoso. Chiude con un finale caldo e lieve amaricante di caffè. Cenni in chiusura di vaniglia e foglia di fico.  Austero 

 

Fortuni 2014, Podere Fortuna: naso elegante e incredibilmente ampio, con ciliegia e mirtillo, alloro e cenni di cumino, note balsamiche di macchia mediterranea, lieve spezia di chiodo di garofano e cenni di tabacco. Buon ingresso in bocca, frutto croccante, fresco vibrante, appena un poco esile ma con un lungo finale piacevole di liquirizia, caffè e ritorni di frutta in gelatina. Ottimo equilibrio. Il bello che piace

 

Case Via 2016, Fontodi: pinot nero che rivela le sue origini, Panzano in tutta la sua potenza. Già nel colore, più ricco e scuro rispetto agli altri toscani in degustazione, forse in parte dovuto all’uso dell’anfora per la fermentazione e parte dell’affinamento. Naso intenso, inizialmente animale, cuoio, carne, che poi lascia spazio al sottobosco, erbe aromatiche, rosmarino e alloro, macchia mediterranea evidente. Bocca piena, soda succosa, a tratti materica per un pinot, che rivela anche un discreto tannino. Chiusura calda con cenni di frutti neri e tabacco.  Chiamatemi Bold 

 

Il Cenno 2016, Colle Bereto: Naso fine, dove emerge il floreale di viola, fiore di campo e legno di sandalo. Ritornando più volte al naso arrivano i frutti di bosco e gli agrumi e anche cenni di crosta di formaggio. Bocca esile, il frutto è croccante, con centro bocca non troppo largo, in cui l’acidità è spiccata e decisiva. Piacevole allungo sul finale con agrumi e amaricante buono e gustoso. Vibrante

 

Pinot nero 2016, Baracchi: Naso appena evoluto su toni di confettura di more e mirtilli, cenni di mandorla tostata, china e cenni di confetteria. Ingresso morbido, bocca di spessore che ha polpa e estratto, ed è viva con finale sapido che chiude con ricordi di liquirizia e legno tostato. Maturità e testosterone

 

Pinot Nero 2016, Podere La Madia: solo poche centinaia di bottiglie per questo pinot nero di Loro Ciuffenna. Naso intenso, cenni di lillà, bacche di ginepro e macchia mediterranea; cenni verdeggianti al naso e ricordi di mentuccia. Bocca succosa, piuttosto semplice, con tratti vegetali appena troppo accennati. Si scoprirà poi, rivelazione del produttore stesso la presenza di qualche raspo in macerazione…  pinot nero ancora “in erba”, ma da non perdere di vista.  Piccoli produttori crescono

 

Villa Bagnolo 2016, Marchesi Pancrazi: ottimo risultato per coloro che in origine credevano di aver piantato sangiovese. A parte gli aneddoti, bel risultato per questo ormai storico pinot nero della provincia di Prato. Tonalità appena cupe, ma colore vivo e invitante. Naso ricco, appena ammiccante, frutta nera spremuta, spezie di cannella e chiodo di garofano, cenni di origano e timo. Bocca succosa, frutto in polpa evidente e spezia che insiste su note lievemente dolci. In equilibrio sul finale grazie alla decisa sapidità che recupera su alcune morbidezze che potevano eccedere. Succoso

 

Pinot nero 2016, Podere La Civettaja: naso schivo come le genti del Casentino; rivela piano piano cenni di erbe aromatiche, mentuccia, timo limonato e cenni floreali. Il frutto si svela poi croccante e fresco di ciliegia e scorza di agrume. La bocca è bella, viva, scalpitante, che non cela più il frutto ma lo rivela in tutta la sua gradevolezza. A dispetto di un naso appena timido, in bocca allarga su erbe aromatiche e note balsamiche. Gran bel finale di frutto sorretto da una inattesa mineralità. Vino rigoroso e preciso, di ottima fattura. La bellezza sussurrata

Pinot Nero 2016, Frascole: primo debutto pubblico a Firenze per questo pinot nero della Rufina, che crescendo tra le colline del più alto tra i Chianti ti aspetteresti esile e forse un po scarico. Niente affatto. Questo pinot nero appena nato ti frega subito e ti conquista. Naso piuttosto intenso di frutta macerata , terra e humus e cenni balsamici di pino e resina. In bocca ha grinta e stoffa. E’ in assestamento, ma l’equilibrio non tarderà ad arrivare. Finale sapido e fruttato scuro.  Dalla Rufina con furore

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Circa l'autore

Riguardo a Sabrina.Somigli Microbiologa poi sommelier, ristoratrice e food blogger. Cercatrice di erbe spontanee e appassionata di somme matematiche: quelle tra farina più acqua uguale mille pani diversi. Chiantigiana della Rufina, concentrata nelle dimensioni, in pratica un caratello di vin santo; dolce o secco a seconda dell' annata, dell'oroscopo e dell'umore.

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