Filippi

I miei cannnelloni..assolutamente da provare, vi assicuro.

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Sono demodés? D’accordo lo sono, ma è evidente che torneranno presto sulle tavole. Mi giudico un avanguardista di ritorno, rilancio le mode antiche, quelle che hanno avuto successo e poi si sono perse per strada. I cannelloni, da piccolo, li preparava mia madre per la domenica. Erano opulenti e grassi, con il cervello di vitello inserito nel ripieno per renderli più morbidi. Non contenta, li gratinava in forno con la panna, di ragù ne metteva il giusto, era una ricetta che, una volta tanto, non mi trovava completamente d’accordo. Li mangiavo volentieri ma senza il godimento che mi davano altri piatti, l’elemento stucchevole mi saziava velocemente, e all’epoca avevi una fame da lupo. Li ho abbandonati a lungo, per poi riprenderli in età matura e allora ci ho messo molto del mio. Diversi, estroversi, innovativi? Non so, così il mangio volentieri.

Pasta all’uovo classica, rettangoli grandi lessati, freddati, asciugati. Il ripieno: carne mista di vitello e maiale tritata cruda, poi erba cipollina, scorza di limone, noce moscata, la metà del peso di ricotta e robiola mescolate, parmigiano, sale fino, pepe nero. Quindi pochi pistacchi tritati a completare. I cannelloni sono farciti quindi con farcia cruda. In pirofila: besciamella sul fono della pirofila imburrata, quindi i cannelloni. Metto in superficie parmigiano e poche nocciole tritate, gratino in forno e solo dopo, una pomarola fresca, ricca di basilico.

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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