Gli ipocriti dell’agnello

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Compare nei giorni scorsi sul quotidiano La Nazione un articolo nel quale si spiega come nei menu dei ristoranti, per Pasqua ci sia sempre meno spazio per l’agnello: una tradizione che scompare dunque? E poi perché? Perché gli agnelli fanno pena e quindi non si devono mangiare. Ora, se una persona fa una scelta etica di vita vegana e vegetariana ha tutto il mio rispetto, e soprattutto capisco come in tale scelta il cambiamento di vita diventi sostanziale, non solamente nella parte alimentare, ma anche nei pensieri e negli scopi da raggiungere E quindi facile pensare a temi che facciano infervorare e creare discussioni accanite e serie. Mi fa montare la rabbia chi non mangia l’agnello però si nutre di altre carni, o di pesci: il pesce, si sa, è muto e non ispira nessun sentimento di pietà, il pollo e il maiale non forniscono emozioni, la bistecca di manzo viene giustificata. Cosa si nasconde dietro questo comportamento? Arduo scoprirlo. Magari ci sarà chi si sente più  tranquillo nel mangiare una grigliata di gamberoni, deliziarsi con il pollo fritto, cuocersi le costine di maiale sulla griglia. Oggi non sto a dare ricette di agnello, per rispetto di chi la pensa diversamente da me, ma non sopporto quella voce tremula in lontananza “Ohhh, poverino….” mentre magari addenta una tartare di tonno

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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