Gli errori di grammatica nei menu

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Forse la ministra Lucia Azzolina quando ha deciso di dare in giro di vite sull’educazione, era stata a mangiare in un ristorante italiano ed aveva, suo malgrado, osservato il menu zeppo di errori grammaticali. Incredibile ma vero, non importa il livello qualitativo del ristorante, sia esso di lusso come la trattoria di campagna, troppo spesso capita di leggere i nomi dei piatti artefatti, con degli sbagli che sono entrati nel lessico comune.

design menuTra i più ricorrenti, si legge “Gnocchi” ma il cameriere propone gli “Ignocchi”, anche se qualche temerario è arrivato addirittura a scriverlo nella lista. Oppure, se volete mangiare degli spaghetti, saranno proposti alla “Matriciana”, scordandosi che l’origine della ricetta con guanciale e pomodoro è di Amatrice, ridente cittadina della provincia di Rieti, ed il nome giusto è quindi “amatriciana”. Andando a cimentarsi sulle parole straniere,  il rischio di trovare errori a iosa è concreto : meglio scrivere “fegato grasso” piuttosto che “fois gras”, visto che la parola giusta è “foie gras”. Se volete il cocktail di scampi, non vi preoccupate se leggete “Koktail”, è sempre lo stesso antipasto. Se ancora trovate qualche ristorante che propone i “voll-o-vent” non vi impressionate se a questa parola vengono date le interpretazioni più fantasiose, sempre di pasta sfoglia si tratta! E il nome giusto è vol-au-vent. Golosi di scaloppine ripiene di fontina e prosciutto cotto, e poi impanate? Il nome corretto è “cordon bleu”, ma lo troverete tranquillamente declinato nelle maniere più differenti. Non parliamo dei wurstel dove la casistica di errore è notevole: ad andare bene si becca vustel  ma anche di peggio. Quando poi si vuole indicare un prodotto di qualità inserito nella preparazione, sia esso un vino o un liquore, occorrerebbe un gentile traduttore al seguito: come altrimenti interpretare la parola “werrmout” al più classico “vermouth” di ispirazione piemontese? Per non dire del nome dei vini come un “Sassicaia”, famoso prodotto di Bolgheri,  che diventa “Sassi-Gaja”! Sarebbe poi importante capire, riguardo alla cucina regionale, se le melanzane sono alla “parmiggiana” o la specialità è più esattamente la “parmiciana” di melanzane, querelle ancora non chiarita da massimi esperti. Se poi, per fare le persone distinte, scrivono “omelet” e vi presentano una frittata, avete occasione di protestare decisamente, sia per il prodotto che per il nome! Al momento del dessert, che ricordatevi prevede anche il formaggio, la crema deve essere rigorosamente “chantilly”, senza svolazzi di altre lettere e se gradite il crème caramel, che non abbia accenti circonflessi aggiunti per dare al dolce troppa importanza!

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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