Francesco Clemente, il coraggio di partire

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Mi sono sempre piaciute le persone che hanno il coraggio di andare e partire, confrontarsi con nuove culture, viverle appieno per poi rimettersi in gioco. Non tutti lo riescono a fare, ma i risultati, non solo in campo artistico, sono notevoli.

Fa un bel racconto delle sue opere e della sua vita  Elisa Martelli

Francesco Clemente nasce a Napoli nel 1952 e dagli anni ’70 si trasferisce a Roma dove frequenta la facoltà di Architettura. È un artista autodidatta, come lui stesso afferma: “Non ho mai frequentato una scuola di pittura, all’epoca non c’era studio né organizzazione. E poi nei libri non c’è niente! Per me dipingere è come meditare, l’arte è una forma di meditazione, che ti permette di essere nel presente, rinunciando ai sensi meccanici. Una volta scoperto questo, molte porte si aprono. E poi Stendhal diceva che ci sono l’arte e la storia dell’arte: sono due cose diverse”.

Clemente Basquiat WarholA 21 anni s’innamora dell’India, paese dove soggiornerà più volte aprendo uno studio a Madras (Chennai) e dove si interessa di teosofia e tecniche artigianali locali. Seguirà un viaggio in Afghanistan con l’amico e mentore Alighiero Boetti, artista che – a detta di Clemente – gli insegna a “pensare bene”. Dalla fine degli anni ’70 fa parte della Transavanguardia, il movimento ideato da Achille Bonito Oliva, per poi seguire un suo itinerario personale, unico. Dagli anni ’80 arriva il successo con la Biennale di Venezia e le mostre internazionali, nel 1983 si trasferisce a New York con la bella moglie Alba e la famiglia. Conosce Mapplethorpe, collabora con il poeta Allen Ginsberg, crea opere a sei mani con Warhol e Basquiat, attratto dalle varietà delle tecniche pittoriche e dalle molteplici possibilità espressive.

Francesco ClementeL’opera Map of What is Effortless (1978) appartiene ad una collezione privata. L’uso della tecnica del gouache (guazzo) su carta – un tipo di colore a tempera reso più pesante e opaco con l’aggiunta di un pigmento bianco mescolato con la gomma arabica – conferisce un effetto mat al dipinto. Siamo alla fine degli anni ’70, quando l’artista è ancora immerso nella spiritualità indiana e s’interessa al contatto con la natura, all’interrelazione fra l’uomo e gli animali. Una grande mano, la destra, ha sulla punta di ciascun dito un animale: zebra, tigre, leone, elefante, giraffa, come in bilico, ad indicare la delicata interdipendenza e la relazione fra essi e la mano, forse quella dell’artista, forse quella di una divinità creatrice. Questa stessa mano ci mostra il palmo, quasi ad invitarci ad una lettura dello stesso: ma se nella chiromanzia spesso si legge la mano sinistra – che mostra le nostre caratteristiche innate ed ereditarie – qui ci viene offerta la destra, che a differenza dell’altra ci mostra le esperienze fatte da una persona nel corso della vita e le sue prospettive future. E poi ancora la chirologia con lo studio delle linee della mano, passato e futuro in un’opera enigmatica il cui significato è in divenire, in movimento per un artista nomade.

Francesco Clemente RitzAncora più misteriosa l’opera Ritz (1983), un acquerello su carta di piccolo formato. “Clemente lavora sullo slittamento del significante, su una catena di assonanze, di analogie visive che liberano l’immagine da ogni obbligo e riferimento. Tutto questo crea un nuovo stato contemplativo dell’immagine, una sorta di quiete, in quanto essa è stata sottratta al rumore dei suoi tradizionali riferimenti”, scrive A.B. Oliva. La figura umana campeggia al centro dei suoi interessi, così come il corpo: filtro, linea di confine che divide l’interno dall’esterno, strumento per conoscere la realtà che lo circonda, ma anche autoritratto ripetuto per riscoprirsi. Ripetizione e variazione, i volti qui sono in parte distorti, deformati, il ritratto è un modo per osservare sé stessi e gli altri da prospettive diverse, insolite, gli occhi si moltiplicano, le bocche si chiudono con labbra di un sensuale rosso, in un sincretismo fra maschile e femminile. Qui l’immagine si con-fonde, l’opera è un invito aperto all’interpretazione o alla semplice contemplazione più che rebus con una soluzione prestabilita.

Quella di Francesco Clemente è una pittura che accoglie occidente e oriente, l’io e l’altro, raccontandoci esperienze personali in un “diario interiore” sempre in evoluzione, ricco di sogni, viaggi e amori.

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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