Festa della mamma, un suo piatto: cardi rifatti in umido

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Mia madre amava davvero tanto cucinare e non mancavano tutti i classici del pranzo del giorno di festa. E quindi arrosti preceduti da primi di pasta ripiena e non potevano mancare i crostini. Solo il dolce mancava spesso perché nessuno era goloso e se ci doveva essere, era  acquistato in pasticceria.

cardoTra le tante pietanze che mi ricordo cucinava con passione, una in realtà le causava una certa fatica mentale, per la complessità e la lunghezza nella preparazione, ma alla fine la preparava sempre: i cardi. Già a guardarli danno l’impressione di un gesto estremo della natura, di un prodotto che nasce dove gli altri falliscono e che una volta giunto a maturazione si offre in maniera poco adeguata al consumo. Irto e spinoso, da pulire sfibrare, lavare, anche con il limone, per evitare che annerisca. E mi viene in mente il tempo passato in cucina da lei, a compiere tutte queste operazioni, seguite dalla lessatura. Di fatto il cardo bollito non attirava certo la sua attenzione. Il bello veniva dopo: li strizzava, li passava nella farina per poi friggerli. Il bello giungeva alla fine: tanta cura per fare una ricetta che pensavo vegetariana quando lei preferiva invece finire di cuocere il tutto nel ragù, oppure nel sugo dove aveva cotto l’anatra in umido. Miracolosamente i cardi non erano amari e mi piacevano anche tanto: mi ci sono voluti anni per apprezzarli ma poi ho capito!

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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