Egon Schiele, espressionismo vitale

0

Una vita breve ed intensa, quasi come uno si immagina quella di un artista. Ed una morte tremendamente attuale, a causa della spagnola. Un artiata che colpisce con i suoi quadri terribilmente vivi.

TESTO DI ELISA MARTELLI

Egon Schiele nasce nel 1890 a Tulln, vicino Vienna, figlio di un capostazione affetto da disturbi mentali che muore – probabilmente di sifilide – quando il figlio è adolescente. La prima modella di Egon è la sorella Gertie, con la quale ha un rapporto poco chiaro, ritratta più volte mentre il suo corpo di bambina sboccia.

A 16 anni frequenta già l’Accademia di Belle Arti di Vienna che lascerà presto per incomprensioni con degli insegnamenti troppo classici per fondare il Neukunstgruppe. Decisivo l’incontro con Klimt, il padre della Secessione viennese, in un cafè, artista che gli procura modelle e preziosi contatti. Erotismo, morte, malattia sono fra i temi prediletti da Schiele che a 18 anni tiene la sua prima mostra personale.

Egon SchieleNel suo studio è circondato da modelle adolescenti, dal 1911 la diciassettenne Wally diviene sua compagna e musa ispiratrice per anni, alla fine della loro relazione partirà come infermiera volontaria sul fronte balcanico, dove morirà nel 1917. Geniale e libertino, Schiele viene arrestato e processato con l’accusa di aver traviato una modella adolescente, l’abuso su minori decade, ma viene accusato di aver prodotto opere pornografiche e un suo disegno è dato alle fiamme. “Nessuna opera d’arte erotica è una porcheria, quand’è artisticamente rilevante, diventa una porcheria solo tramite l’osservatore, se costui è un porco”, afferma l’artista. La sua è un’arte che suscita scandalo, ma che allo stesso tempo affascina, ecco che i suoi quadri vengono acquistati in segreto da viennesi puritani. Nel 1914 Schiele sposa la borghese Edith Harms, ma viene chiamato al fronte pochi giorni dopo. Nel 1918 la moglie, incinta al sesto mese, muore di febbre spagnola, pochi giorni dopo sarà il turno di Egon, che aveva solo 28 anni.

schiele“L’arte non può essere moderna: l’arte è eterna”, scrive Schiele. Ecco che l’immagine della moglie ci guarda eterna ed ammiccante in Donna seduta con un ginocchio piegato del 1917. È seduta a terra, si abbraccia un ginocchio, in una posa intima, non lineare, i capelli rossi contrastano con la canotta verde. Le pose onanistiche sono lasciate alle modelle del recente passato che giravano svestiste ed ammiccanti per il suo studio. Con una matita nera su carta e l’uso dell’acquerello, Schiele riesce a tratteggiare un ritratto intimo della moglie, di una sensualità più morbida e pacificata.

L'abbraccioNello stesso anno Schiele dipinge L’abbraccio, dopo tante opere che mostrano un erotismo solitario e malinconico, qui osserviamo dall’alto due corpi nudi, circondati da una linea scura e lenzuola accartocciate, ruvide. Sono stretti in un abbraccio che mostra una tensione di muscoli ed anime, i loro corpi sono stretti, ma non fusi, come se stessero per lasciarsi dopo un amplesso, anticipando di qualche anno l’Eros e Thanatos freudiano.

Condividi!

Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

Lascia un commento