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Educazione alimentare: materia scolastica da quando?

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Parlare di educazione e mettere la foto di Anthony Bourdain può sembrare provocatorio, ma seguitemi nel ragionamento e vedrete che non lo è più di tanto . La proposta di fare educazione alimentare nelle scuole in Italia aleggia spesso, ma poi non si riesce a portarla a compimento. Partiamo dal presupposto che siamo già molto più fortunati di tante altre parti del mondo , ma il perché non si riesca a far partire questa iniziativa ha motivi dei più svariati: se la si volesse veramente insegnare , si dovrebbe ripensare completamente tutto il settore delle mense scolastiche, per fare un esempio. Teorizzare un mondo fantastico rispetto a quello reale non avrebbe senso. Educare oltre che essere un dovere deve diventare un piacere, per il docente e per il discente, ma di questo ce ne scordiamo troppo spesso, ed anche il cibo viene vissuto secondo uno schema di privazione, quasi una sorta di penitenza monacale. Siamo fatti di quelli che mangiamo, e se a prima vista non ce ne accorgiamo, le conseguenze saranno visibili negli anni a venire, ma conta anche la psiche e comne ci si mette a tavola, non solo cosa mangiamo. Proprio  Bourdain scriveva nel suo libro “Kitchen confidential” :“il vostro corpo non è un tempio, è un parco dei divertimenti. Godetevi la corsa!”. E questo ci porta a capire come l’educazione non è privazione, deve diventare una maniera di rapportarsi al cibo in maniera responsabile e gioiosa. Scegliere con attenzione gli ingredienti è un lavoro dove mettere cura e passione: spesso noi non consideriamo l’importanza della qualità, spendiamo più per introdurre olio nella nostra macchina che nel nostro corpo. Siamo da quella parte del mondo dove, fortunatamente, è possibile sedersi a tavola tre volte al giorno: sono momenti da sfruttare per crescere, spiritualmente e materialmente, senza dover sottoporsi a sofferenze inutili e dannose. Nell’educazione si acquisisce consapevolezza di quello che diventerà parte di noi , un atto molto intimo che spesso non viene mai considerato nella sua profondità. Mangiare consapevole crea quel benessere che porta ad affrontare la vita con un piglio più ottimista Fidarsi di un cuoco vuol dire mettere a sua disposizione il nostro essere, creare con lui un legame che rimane saldo per le emozioni che può creare e che rimarranno nella mente e nell’anima. E’ giusto allora formare le nuove generazioni di operatori e semplici scittadini in maniera da saldare una sorta di patto che faccia crescere la comunità nella visione positiva della convivialità.

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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