Dopolavoro La Foce a Pienza

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La strada è quella che porta al Monte Amiata, la via di fuga per andare in montagna a fare la gita fuoriporta per i giovani e meno giovani di Chianciano e Montepulciano, direi anche quelli di Pienza se ci fossero..ma Pienza ormai non esiste come paese con una propria vita, è diventato un luogo per turisti e da turisti, scomparsi i negozi per residenti, una sorta di teatro che allestisce le scene ogni giorno.

GazpachoStrada fenomenale, di quelle che conviene fare al tramonto o comunque con  luce sufficiente per osservare il paesaggio per poi fermarsi al Dopolavoro. Non c’è stato bisogno di uno studio di marketing innovativo per trovare il giusto appellativo, di ricerca di un nome modaiolo che riecheggiasse il passato, è bastato conservare la dizione originale. E d’altronde era veramente un luogo nel quale si ritrovavano dopo il lavoro i contadini e i lavoratori dell‘azienda La Foce, di proprietà dei Marchesi Origo.

Una bella storia,soprattutto quella di Iris che potete leggere qui: già che ci siete capitate alla villa nei giorni nei quali il giardino è aperto, bello da visitare dopo che negli anni Cinquanta fu ristrutturato dall’architetto Cecile Pinset: abbinate la parte culturale a quella che deve rinfrancare il corpo oltre che lo spirito.

MidolloI proprietari illuminati di tenute agricole fornivano ai lavoratori vari servizi: la scuola, il presidio sanitario e un luogo ricreativo, dove le persone andavano per giocare a bocce, a carte, bere qualcosa, insomma ritrovarsi all’insegna della convivialità. E così è successo qui, con gestioni che si sono succedute negli anni, con l’ultima risultata letteralmente fallimentare, tanto che l’immobile è riacquistato dalla famiglia, che decide di gestirlo in proprio. Siamo nel 2012, lo start up viene affidato a Dario Laurenzi, che ci manda a lavorare Asia Chirdo: è l’ultimo lavoro che decidono di fare insieme poi ognuno seguirà altri progetti. lei era già stata due anni in Albania a seguire nuovi progetti ed ora era giunto il momento di fare da sola. Solo che la famiglia Origo non vuole gestire la parte ristorativa da sola e richiama Asia, che  per un anno fa da direttore poi decide di entrare in società, e lei pratese che fugge da una piccola città per girare, per stare a Roma, insomma in un ambiente metropolitano,si trova in piena campagna toscana a portare avanti un locale di grande successo. Non è facile gestire 16 persone a lavorare, 20 se consideriamo anche un altro locale aperto a Sarteano, il Dopoteatro, chiuso al momento per problemi di reperimento personale, ma che replicava, senza piatti cucinati, le proposte del Dopolavoro. Ma lei ci riesce stando tutti i giorni al lavoro: prima del Covid si cominciava al mattino per colazioni dolci e salate, con un piatto diventato popolare come il Bico, sorta di versione locale della torta al testo umbra che viene proposta con 14 farciture diverse, tanti sono i poderi della tenuta: E quindi largo ai sottoli fatti in proprio, avendo un orto che fornisce le verdure proprio di fronte, ai salumi di zona, a pecorini diversi.

Pici al ragùIl menu è di quelli che piacciono fin dalla prima lettura, non eccessivamente ristretto ma non enciclopedico. con piatti della tradizione ed altri moderni ma preparati con materie prime del luogo. E quindi si va da dal midollo nell’osso servito con cipollotti, limone e crostini ai coccoli accompagnati da prosciutto crudo e crema di pecorino di Pienza. E se non possono mancare i pici, all’aglione e al ragù, ci sono anche il gazpacho di frutta e verdura fresca e gli gnocchi di farro con crema di peperoni e caprino. Quasi esclusivamente griglia tra i secondi, come lo spiedo di maiale con salsa chimichurry o la bistecca ma anche contorni golosi come le patate fritte e servite con maionese.

AmaroSi chiude con dolci sempre particolari come pannacotta ai fiori di sambuco freschi con miele di tiglio nel suo favo ma soprattutto con l’amaro Dopopasto prodotto insieme ad Aurelio Visconti, l’alchimista dell’Amiata, e qui potete capire meglio chi è. Carta dei vini: con referenze di zona come uno si aspetta, con Toscana predominante ma anche chicche al di fuori del territorio, a prezzi che permettono di stappare, In estate si mangia nell’ampio giardino interno, senza rumori di strada, altrimenti quando fa freddo nell’ampio salone con il banco sul fondo , osservando i prodotti messi nelle scaffalature, guardando i camerieri che si muovono veloci ma non affrettati, per un servizio non banale, che riesce ad avere gesti di affetto. Il Dopolavoro chiude dopo i Morti a Novembre, perché inizia davvero un periodo di morte civile in zona, e quindi meglio aspettare la metà di marzo, quando fa capolino la primavera ed Asia è tornata da uno dei suoi lunghi viaggi con nuove idee

Antipasti 7-14 euro Primi 10-13 Secondi 13-17 Contorni 6-7 euro

Ristorante Dopolavoro La Foce
Strada della Vittoria, 90
53026 Pienza (Siena)

Tel.0578754025 info@dopolavorolafoce.it

 

 

 

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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