Coltivare rispetto

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Dimenticare come zappare la terra e curare il terreno significa dimenticare se stessi (M.Gandhi)

L’agricoltura è una forma d’Arte… è l’arte del coltivare. Affonda le radici nel profondo dell’evoluzione dell’umanità, tappa fondamentale nella storia dell’uomo, in quanto ha rivoluzionato il suo tenore di vita, segnando l’abbandono del nomadismo e la nascita di gruppi stanziali. Gettando così le basi per un nuovo modo di organizzare non solo l’economia ma anche i rapporti sociali. La coltivazione della terra costituisce anche il primo importante tentativo dell’uomo di controllare e dominare la Natura. Nel corso del tempo però, gli interventi sono diventati troppo profondi e radicali, tanto da violare i ritmi e le leggi della terra e a volte della natura stessa.

PaesaggiioNegli ultimi anni si è avuto fortunatamente un ritorno ad una coltivazione più responsabile, che cerca di seguire i ritmi, seppur impazziti, della natura e le logiche del rispetto più che dello sfruttamento delle risorse. Questa necessità nasce da una consapevolezza che il “mondo” si è e si sta ammalando e che gli agricoltori hanno una grande responsabilità verso di esso. Le coltivazioni biologiche in aumento sono un esempio di come gli agricoltori cerchino di tornare ad amare la terra senza forzarla eccessivamente, cercando di tutelare la biodiversità come ricchezza di un territorio. Il termine stesso “biologico” deriva dal vocabolo greco “Bios” che significa vita, una agricoltura biologica non potrebbe quindi esistere se alla base non ci fosse questa attenzione per la vita e la biodiversità.

La Quinta Emozione la voglio quindi identificare con “il rispetto” e “la coltivazione” ed il loro colore è “il marrone” come la terra. Il marrone si ottiene dalla combinazione di tre colori primari quali il rosso, simbolo della Forza tipica degli agenti atmosferici ma anche del lavoro dell’uomo, il Giallo, simbolo del calore del sole che rende possibile la crescita ed infine il Blu, come l’acqua che permette la vita e che grazie al suo fluire costante ci riporta ad un senso di equilibrio. A seconda della miscela dei colori in quantità variabili si ottengono diverse sfumature di marrone esattamente come gli strati della Terra e le differenti tessiture che rendono unici gli areali di coltivazione.

Andrea PaolettiI volti di questa Emozione sarebbero veramente tantissimi e diversi per ogni tipo di coltura. Nella mia esperienza di vignaiola lo identifico con il volto dell’agronomo ed enologo Andrea Paoletti. Uomo della tradizione vitivinicola, amante della vite in ogni sua forma e rispettoso dei ritmi e dell’ecosistema che compone un vigneto. Se siamo oggi viticoltori, giardinieri e riusciamo ad apprezzare e amare i vini che deliziano i nostri palati, dobbiamo volgere lo sguardo al passato per leggere la viticoltura come percorso, sempre in crescita e in costante evoluzione.

Andrea Paoletti costruisce il suo sapere negli anni di piena rivoluzione vitivinicola, in un momento dove da concetto di vino che accompagna i pasti si stava passando ad un concetto di puro piacere ed esaltazione di ogni potenzialità della vite per produrre qualità e piacevolezza. Viene mandato dalla famiglia Antinori a capire e studiare i “cugini” francesi, per comprendere appieno i mattoni fondamentali da cui far partire il cambiamento e ridisegnare una viticoltura ed un´enologia di rispetto e qualità. Andrea Paoletti capisce subito che tutto parte dalla vigna e, tornato in Italia, con coraggio e caparbietà si assume la responsabilità di ripartire da zero. Stravolge i dogmi della coltivazione stessa della vite, rivoluzionando i sesti di impianto e passando da una viticoltura tradizionale ad una viticoltura più attenta e precisa nella cura dei dettagli e nel rispetto della pianta e non solo della produttivitá. Ecco che si delinea un nuovo concetto di alta densità ad ettaro, di scelta dei germogli, di equilibrio aria e luce nella chioma… il tutto per arrivare ad avere in vendemmia pochi e piccoli grappoli, sani, perfetti, sapidi e concentrati. Siamo negli anni 80 e questa è una vera e propria rivoluzione per l’epoca nel modo di concepire la vigna e il suo prodotto.

Oggi questo è il concetto di viticoltura di qualità, al quale si sono aggiunti negli anni, grazie alla costante ricerca, tantissimi altri contributi e concetti dalla potatura, alla gestione del verde, fino ad arrivare ad alcuni concetti della biodinamica…. Questa rivoluzione ha dato vita alla necessità per le aziende di figure professionali quali i direttori di produzione ed i responsabili viticoli, figure altamente specializzate in ambito viticolo, grazie ai quali le aziende preservano e tutelano il loro patrimonio negli anni e che quindi danno la possibilità agli enologi di lavorare la migliore materia prima possibile, per dare voce al territorio e renderlo vivo per sempre nei propri vini.

Solo coltivando rispetto e attenzione possiamo andare ad estrarre l´anima e le sfumature di un vitigno e racchiudere così in un bicchiere la bellezza e la forza della nostra terra. Coltivare rispetto è per me proprio la capacità di saper interpretare, non aver paura di stravolgere il presente, conservando e ammirando sempre il passato e rispettando le innumerevoli varietà di vita che coesistono amplificando così i colori della terra e i colori del nostro futuro.

Albero“Una vigna ben lavorata è come un fisico sano, un corpo che vive, che ha il suo respiro e il suo sudore. Da qualche parte ci sono ancora i nostri visi di bambini a inseguirsi tra i filari di vite”.

 

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