Colazione particolare

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La pioggia lo disturbava alquanto, soprattutto quella invernale, ma sempre meglio che succedessedi notte: non lo disturbava dormire con il crepitio delle gocce sul vetro, anzi, lo convincevano ad annullarsi al sonno, sperando in un mattino migliore. Solo che quella sera aveva deciso di usare la bici, per andare al concerto, gli dispiaceva lasciarla in centro, sui taxi non faceva affidamento, quindi si infilò papalina e guanti e decise di provarci lo stesso. SI fece strada portando la bici a mano tra le stradine pedonali, tra varia umanità che popolava la città di notte: passò davanti ad un pub, dove c’erano questi maschi che sembravano fatti con lo stampino. Con in mano la pinta di birra discettavano di moto, sport, donne, in maniera volgare come era la musica che ascoltavano, heavy metal, un genere che non capiva proprio. Passò davanti a ragazzi in fila per entrare a mangiare in pizzeria, quindi alle ragazze in fila per la discoteca, e riuscì infine ad iniziare a pedalare. Soffriva nel dover faticare, e allo stesso tempo diventare infreddolito per la pioggia che gli colava lungo la schiena. Cedette del tutto alle intemperie, non oppose resistenza e sentiva che la fatica aumentava, a causa del giaccone che si faceva sempre più pesante  e le scarpe nelle quali sguazzava l’acqua senza ritegno. L’arrivo a casa fu una conquista, si sentiva davvero stanco: entrò in casa e già sulle scale si iniziò a spogliare, fino a rimanere nudo: entrò in bagno e automaticamente sotto la doccia, soffrendo per l’acqua fredda iniziale per poi rilassarsi con il getto di quella calda. Dieci minuti immobile, i vapori che si alzavano, la mente che vagava ai suoni e alle voci della sera. Bella la musica, gli permetteva di staccare la mente da movimenti di routine, lo faceva spaziare nei meandri di una fantasia finalmente ritrovata e galoppante. E poi le voci, incisive, penetranti, utilizzate come strumenti musicali. Si riprese, raccolse la scia dei vestiti e la mise in lavatrice, poi decise di rivestirsi, alle due di notte non aveva sonno: si accese la sigaretta, un bicchiere di whisky ed iniziò a leggere: era tanto che non riprendeva in mano qualche testo più datato, e decise che la serata fosse ideale per rileggere Herman Hesse, sua lettura preferita dei vent’anni, come è giusto che sia. Si immerse, anche troppo nella lettura con la bottiglia di wisky che calava e le sigarette che aumentavano nel portacenere. Erano le quattro quando decise di interrompere. SI alzò, bevve un litro di acqua e guardò dalla finestra: la pioggia si era attenuata, per lui una bella notizia, l’alba era lontana dall’arrivare, il sonno non lo ghermiva. Decise di iniziare a cucinare un piatto che gli aveva insegnato la nonna con gli ingredienti di dispensa. Era la “zuppa dei resti”, i legumi che rischiavano di ammuffire nei sacchetti semivuoti, le erbe aromatiche secche, l’aglio che iniziava a germogliare, il peperoncino sempre presente, il concentrato di pomodoro. Cominciò con movimenti lenti e studiati, facendosi avvolgere dai profumi che sprigionava il soffritto, quindi decise di andare in cantina a prendere il lardo da aggiungere: la nonna non lo utilizzava ma poteva starci. Già che era lì scelse il vino, rosso e potente. Intanto era giunto il momento della cottura lenta e prolungata, cerco della pasta spezzata da aggiungere in un secondo tempo. Si mise sul divano, e decise di chiamarla: erano quasi le cinque, sapeva che doveva partire, ma decise di incontrarla. Suonò a lungo il telefono, le rispose con voce insonnolita ma non arrabbiata: lo ascoltò, ma lui comprese che non capiva. Ricominciò con voce pacata per avere la sua attenzione e finalmente lei si destò del tutto: non fece molti discorsi, disse semplicemente “Arrivo”: lui si immaginava che avesse già preparato tutto, e d’altronde la macchina la doveva lasciare da lui, farlo qualche ora prima poteva non  essere un problema.  Apparecchiò per due, versò la pasta e, una volta cotta la fece riposare. Aprì la bottiglia di vino e lei, con tempismo perfetto, entrò in casa: le porse il bicchiere, la guardò in maniera romantica ma lei al solito, lo smontò sul nascere “La zuppa è calda e non la voglio perdere: per il resto vediamo dopo!”. Era adorabile!

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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