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Chianti Rufina oltre il tempo

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Sono nata nel Chianti Rufina, ci abito e amo questa terra. Pertanto aspettatevi un racconto del tutto parziale, privo di ogni obiettività. Perché laddove c’è del buono e del bello l’oggettività lascia il tempo che trova. Meglio emozionarsi.

Cosa si dice della Rufina in giro?

1.che è il più alto tra i Chianti: vero. Lo è per altitudine, con vigneti che soprattutto nella zona nord non faticano ad arrivare a oltre 400 m slm. Lo è per latitudine: la più piccola delle sotto zone chiantigiane, si trova nella punta più a nord dell’intero Chianti. E’ quasi matematico comprendere come la somma di questi due fattori si traduca in un microterritorio con caratteristiche decisamente particolari.

2. che è il Chianti non Chianti: vero. Si capisce di già da quanto detto sopra che siamo in una zona assai diversa dalle restanti zone della denominazione. Alla Rufina  non troverete cantine megagalattiche, delle Enterprise parcheggiate dentro le colline; qui siamo a dimensione uomo e natura.  A ricevervi in azienda saranno i produttori stessi, piuttosto che addette alla hospitality in divisa brandizzata, e magari in scarponi perché appena usciti dalla vigna.

3.che è un territorio ad alta vocazione vinicola: vero. Risale addirittura al 1716 il primo riconoscimento a questa zona con una sorta di “denominazione di origine controllata”, allorché il granduca Cosimo III dei Medici, con il bando del 24 settembre, ne “fermò la circonferenza” delimitandola come una delle quattro zone della Toscana nelle quali la produzione ed il commercio del vino, in quanto di particolare pregio, era soggetto a regolamentazione e controllo da parte delle autorità. Mica chiacchiere.

4. spesso in giro sento dire Rufìna con l’accento sulla i e mi vengono i fortori allo stomaco. Una volta per tutte si dice Rùfina con l’accento sulla U.

Di cosa invece si parla meno

Dell’ umiltà. Capita non di rado di fare i complimenti a qualche produttore per la bontà del vino e di osservare gli stessi stupiti, quasi imbarazzati.

Non che manchi la consapevolezza di un lavoro ben fatto, manca piuttosto l’inclinazione a mettersi in bella mostra.

Vini e persone sono specchio di un territorio quasi montano, a tratti ancora selvaggio, lontano dai grandi flussi turistici chiantigiani, per cui i vignaioli prima imparano a stare in vigna, poi dopo, forse, imparano anche l’inglese per vendere ai turisti. Non è quasi mai il contrario, grazie a dio.

Un giornalista acuto e sensibile come Francesco Falcone ha scritto qualche anno fa : “a Rufina mi sono divertito perché l’aria è salubre”. Vero. Si respira pulizia e sincerità.

I vini della Rufina

Sono diversi tra loro come è giusto che sia, pur provenendo da un territorio vitato molto piccolo, meno di mille ettari iscritti all’albo. Ogni vigneto è capace di dare vini personali e unici, grazie anche alla lettura privata di chi lo conduce.

Hanno di contro un fil rouge che li lega: l’innata freschezza e quei tannini del sangiovese rufinese assai riconoscibili. Un palato attento non faticherà a trovare una discreta mineralità con varie sfaccettature, ma su questa cosa non mi voglio impantanare, che la mineralità sembra ormai la parolina magica per sembrare fighi.

Vini dal carattere riservato, con una capacità di invecchiamento superiore alla media. Profumati e misurati, sono la traduzione di una eleganza spontanea e senza tempo.

Ma non dovete crederci perché lo leggete qui o da qualche altra parte. Assaggiateli e assaggiate le annate “vecchie”. Le aziende della Rufina sono appena 22, in tempo ragionevole potete assaggiarli tutti se vi va.

Aggiungiamo qualche nozione più precisa

La Rufina è un territorio legato decisamente al sangiovese, con poca contaminazione da parte dei vitigni internazionali. Laddove produttori curiosi e pionieri si sono cimentati con varietà anche difficili come il pinot nero, i risultati sono stati e sono notevoli.

A dispetto di un territorio così piccolo, si possono individuare a grandi linee delle macro aree:

-la valle della Sieve, a sua volta frazionabile  in due porzioni, l’alta valle della Sieve, compresa tra Dicomano, Londa fino alle alture di Colognole; e una parte centrale della valle che dalla Rufina giunge a Pontassieve, nella quale a voler esser pignoli si potrebbe parlare di riva destra e riva sinistra del fiume.

-una zona piuttosto ampia che guarda la valle dell’Arno, una sorta di conca ampia e soleggiata che si sviluppa in direzione est-ovest salendo da Molino del Piano fino a Santa Brigida, poi a Doccia, e ancora a Montefiesole, per poi ridiscendere in direzione delle Sieci.

-la valle di Pelago che corre lungo la statale della Consuma, che incarna il versante meridionale della denominazione che include una zona decisamente a se stante e vocata come Pomino.

Esiste una zonazione molto più dettagliata e precisa, effettuata dal Consorzio del Chianti Rufina, che individua  11 unità vocazionali, frutto di una indagine capillare su suolo, clima e caratteristiche del sangiovese. Uno studio che esprime la volontà  di scandagliare il territorio in ogni sua porzione per utilizzarlo al meglio: tradotto, conoscerlo a fondo e quindi rispettarlo nelle scelte che si prendono.

 

Il Carro Matto non è folklore

Spesso l’immagine del Chianti Rufina è legata al Carro Matto.

La prima volta che ho visto il Carro Matto ho avuto quasi paura e mi sono nascosta dietro le gambe di mio padre. Era una sera dopocena, due passi col babbo e la sosta in un magazzino del Comune a salutare degli amici del babbo che lavoravano volontari all’allestimento di questo famigerato matto.

“Ciao come va? a quanti fiaschi siete?” le solite domande, forse le stesse ogni anno,  ma non era quello l’importante. Il carro era ed è un’occasione di trovarsi, parlare, condividere un progetto tutti.

Era gigante con tutti quei fiaschi (1500 per la precisione) impilati perfettamente e poi  lo chiamavano pure matto, quella parola mi metteva ancora più paura: “se è matto fa cose che gli altri non fanno babbo?”

“Diamine si! Può arrivare fino a Firenze senza soffrire”.

“Accidenti!” (è stata la mia risposta che ogni volta mio padre mi racconta ridendo)

E in effetti i vini pregiati della Rufina già all’epoca erano in grado di sopportare i lunghi e faticosi viaggi come quelli di un carro che oscilla lento, trainato da buoi per arrivare alla città. Chianti Rufina oltre il tempo allora come oggi.

Credits: Consorzio Chianti Rufina

 

 

 

 

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Riguardo a Sabrina.Somigli Microbiologa poi sommelier, ristoratrice e food blogger. Cercatrice di erbe spontanee e appassionata di somme matematiche: quelle tra farina più acqua uguale mille pani diversi. Chiantigiana della Rufina, concentrata nelle dimensioni, in pratica un caratello di vin santo; dolce o secco a seconda dell' annata, dell'oroscopo e dell'umore.

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