Cheval Blanc: emozione, stile, precisione.

0

Inizia con questo articolo la collaborazione con Riccardo Sette, sommelier, diplomato in viticoltura, appassionato amante del vino sia come degustatore che come viticoltore. Ci racconta la sua esperienza a Château Cheval Blanc

CB062018I-057HD

Qual è il segreto per produrre un’emozione liquida? Quali sono gli ingredienti per crearsi un’identità indimenticabile? Pierre-Oliver Clouet, direttore tecnico di Château Cheval Blanc, lo racconta con una semplicità disarmante.

Le vigne si coltivano da secoli nel luogo chiamato “Cheval Blanc” e i vigneti di Saint-Emilion hanno prodotto vini di eccezionale qualità anno dopo anno, decennio dopo decennio. Da tempi remoti sono tra i più acclamati al mondo e il mitico Château Cheval Blanc è in prima linea.

 

 

 

Facciamo un tuffo nel passato, torniamo al 1832. Jean-Jacques Ducasse, presidente del Libourne Trade Tribunal, acquistò il nucleo dell’attuale tenuta. Nel ventennio successivo, l’acquisto di terreni di proprietà di Château Figeac ha portato alla creazione del vigneto di 39 ettari come lo conosciamo oggi. Il matrimonio della figlia di Jean-Jacques, Henriette, con Jean Laussac-Fourcaud, commerciante di vini di Libourne, ha aperto un nuovo capitolo nella storia che avrebbe definito e consolidato l’identità di questa proprietà.Histoire Cheval Blanc

Consapevole dell’eccezionale potenziale e aiutato da una straordinaria intuizione, Jean Laussac-Fourcaud ripiantò parte della tenuta negli anni sessanta dell‘Ottocento con una percentuale di vitigni totalmente atipica: metà Merlot (il re della rive droite) e metà Cabernet Franc. Tale reimpianto fu terminato nel 1871. Precedentemente noto come vin de Figeac, il vino fu venduto per la prima volta con il nome Cheval Blanc nel 1852. Da qui ha inizio la sua prestigiosa storia.les origines

Per più di trent’anni, Jean Laussac-Fourcaud si dedicò a questo unico obiettivo: portare il suo vino ai vertici dell’enologia di Saint-Emilion. Nel 1862 Cheval Blanc vinse la sua prima medaglia all’Esposizione Universale di Londra; la rappresentazione di questa medaglia di bronzo adorna tutt’oggi le etichette di Cheval Blanc. Dopo qualche anno, nel 1878 lo Château vinse la sua prima medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Parigi ed anche questo nuovo premio apparì sull’abito delle bottiglie. La strada per il riconoscimento internazionale fu quindi spalancata. Negli anni ottanta del XIX secolo, Cheval Blanc, considerato ormai alla pari dei Premier Grands Cru del Médoc si unisce a Margaux, Latour, Lafite e Haut-Brion nelle aste parigine e londinesi.

histoire maisonnetteb

Nel 1954, durante la prima classificazione dei vini di Saint-Emilion, Cheval Blanc ottenne la massima distinzione: la classificazione di Premier Grand Cru Classé “A”, permettendo così l’ingresso nel prestigioso e ambito “Club des 9”, che riunisce i più grandi nomi di Bordeaux.

Bernard Arnault e il barone Albert Frère divennero proprietari della prestigiosa tenuta nel 1998. Oggi fanno parte della stessa famiglia i 19 ettari di Chateau Quinault l’Enclos. La ricerca della qualità perfetta fa ora parte di un approccio permanente che combina la cultura del dettaglio e la ricerca della precisione.

parcelles_chateauChâteau Cheval Blanc ha un terroir del tutto unico, diverso da tutti gli altri. La proporzione di ghiaia (gravel) e argilla è quasi uguale, con piccole percentuali di limo e sabbia. Si possono dunque distinguere 10 micro-aree tutte differenti. Ad oggi il vigneto è suddiviso in 15 parcelle, vinificate singolarmente per permettere ad ognuna di esprimersi in maniera singolare. La percentuale di Cabernet Franc è cresciuta, con il susseguirsi delle vendemmie e dei reimpianti, al 60% del totale permettendo di ottenere delle uve vinificate il 75% di Grand Vin e il 25% di Second Vin. Il restante 40% è caratterizzato da una forte presenza di Merlot e da una piccola parte di Cabernet Sauvignon.

“The Future Is The Past”.

Pierre-Oliver, attraverso questa frase, spiega quanto sia importante la selezione massale e la selezione privata clonale dei vitigni per continuare a crescere a livello qualitativo. Ma ciò non basta per il successo. E’ fondamentale rispettare l’annata e lasciar parlare le uve.

La filosofia odierna è ormai completamente differente da quella di 10 anni fa: dalla continua ricerca dell’approvazione della critica americana attraverso vini carichi e opulenti si è passati allo studio di tecniche per creare vini freschi e delicati. Ciò si può ottenere solamente dalle eccellenti condizioni della materia prima: “se hai uva perfetta puoi raccoglierla al dente, mentre se hai uva mediocre raccogli tardi, quando oramai il chicco non è più croccante” asserisce il Direttore. Complice il riscaldamento globale, l’obiettivo attuale è quello di ricercare la piena maturità fenolica che solitamente arriva prima della maturità tecnologica (alcoli e acidi dell’uva). In poche parole l’estrazione dei polifenoli con un’uva scrocchiante avviene più gradualmente rispetto ad un uva troppo matura e ciò, enologicamente, ha diversi vantaggi.La scelta della giusta data di vendemmia, di conseguenza, ha importanza vitale. Il segreto per non sbagliare risiede nella conoscenza. La conoscenza del luogo, del vigneto e delle singole parcelle è imprescindibile per ottenere una precisa identità viticola. Assaggiare le uve e degustare i vini in produzione sono gli unici modi per comprendere realmente i vitigni e i relativi cloni.

viticulture-1Può sembrare ridondante, ma il ritorno al passato è proprio questo. Aumentare la qualità dei vini attraverso un rigoroso ed attento lavoro in vigna. In cantina si continua semplicemente a rispettare la materia: “la vigna in cantina e la cantina in vigna”, riassume così Pierre-Olivier.

chateauchevalblanc_diaporama41-996x648Il rinnovo della cantina di vinificazione risale al 1966 quando i tini di legno furono sostituiti dalle vasche di cemento grezzo a forma di tulipano, dalle piccole alle più grandi. Per vinificare le singole parcelle al top si pesano con precisione le uve e si sceglie di conseguenza la miglior vasca per ospitarle. A fine fermentazione, si ottengono in questo modo circa 50 lotti diversi di vino che nel corso del processo verranno combinati fino a diventarne solamente due: Cheval Blanc e Le Petit Cheval (il secondo vino della tenuta).

Prima di passare alla degustazione, scendendo nelle cantine di affinamento, Pierre-Olivier chiarisce che Cheval Blanc è affinato al 100% in legni nuovi, Le Petit Cheval nel 50% di barrique nuove e nel 50% di secondo passaggio mentre per l’affinamento del vino bianco della tenuta, Le Petit Cheval blanc, si è scelto l’utilizzo delle foudres, cioè botti di legno di dimensioni più grandi. Per quanto concerne i primi due, questi maturano per 16-17 mesi in circa 16 differenti tipologie di barriques.

Cantina Cheval BlancLe Petit Cheval blanc 2016

Formato dalla totalità di Sauvignon Blanc, questo nettare matura e si complessa per 22 mesi. Naso teso, verticale di pompelmo bianco, ginepro e menta. In bocca generoso ed ampio, esprime sensazioni morbide di burro salato, piccola pasticceria, cioccolato bianco. Lungo e fresco il finale. 95/100

Chateau Quinault l’Enclos 2015

Un blend di 70% Merlot, 10% Cabernet Franc e 20% Cabernet Sauvignon invecchiato esclusivamente in botti da 500 litri, 50% nuove, il Quinault l’Enclos 2015, dal colore rosso porpora intenso si apre in sensazioni di gelso, ribes nero e ciliegia marasca. Rosmarino, alloro, foglia di tabacco, balsamico di eucalipto. Tannino finemente integrato, fresco e vivo di lampone e fragolina di bosco. Bocca piena e vellutata. Finale mediamente lungo e pepato. 92/100

Le Petit Cheval 2011

Composto dal 75% Merlot e dal 25% Cabernet Franc, Le Petit Cheval prende vita da uve provenienti dalle parcelle di vigneto più vicine a Pomerol. Dal colore rosso rubino intenso e scuro questo vino si esprime con note di sottobosco molto penetranti. Attraente aroma fruttato di lampone nero, susina, speziato di cardamomo e curcuma. In bocca è ancora giovane, rotondo e generoso. Da godersi appieno tra qualche anno. 94/100

Chateau Cheval Blanc 2006

Blend di 55% di Merlot e 45% Cabernet Franc, questo Grand Vin ha un bellissimo colore granato con riflessi rubini. La grande percentuale di Cabernet Franc dona carattere e complessità. Esplosione di fiori secchi, glicine. Corame e cenere. Tannino levigato e palato che mostra struttura e avvolgenza. Può a tratti sembrare rustico, ma la sua precisione è da ammirare. Finale minerale e duraturo. 96/100

200609-cheval-blanc-cerick-saillet-6807-01-1Nel susseguirsi dei secoli, decine di viticoltori hanno lavorato questa terra affascinante. Il vino nato da essa, oggi appartiene all’eredità di tutti gli uomini e le donne che, su scala mondiale, sanno che un Grand Cru come Cheval Blanc è sinonimo di piacere e felicità.

 

Condividi!

Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

Lascia un commento