Château Haut-Brion, individuo che trasuda storia.

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Appena fuori la città di Bordeaux, precisamente a Pessac, un castello domina il paesaggio. Classificato Premier Grand Cru Classé nel 1855, Château Haut-Brion fa parte dei mitici big five dell’area bordolese. Quali fattori rendono così speciali queste realtà? La qualità, punto. Quella di un Grand Cru come Haut-Brion è generata dalla convergenza di fattori naturali e fattori umani. Il prodotto di quest’incontro, grazie alle virtù pazienti dell’empirismo, fa sì che nulla predomini, nulla è essenziale ma tutto è necessario. Château Haut-Brion ne è un esempio perfetto. La sua posizione, la sua genesi, la sua storia e il suo presente si incontrano in ogni momento, dove l’uomo, attento e vigile, valorizza al meglio la potenza della natura.

Assaporare Haut-Brion significa anche assaporare ogni instante della sua incredibile storia. Le terre di Haut-Brion sono molto antiche, risalgono infatti al I secolo d.C. Lo rivela il ritratto dell’imperatore Claude posto su una moneta romana, recentemente ritrovata nel vigneto. Nel 1521, secondo l’Archivio dipartimentale della Gironda, il terroir della tenuta fu nominato e riconosciuto come cru e grazie al lavoro di Jean de Pontac, che definì i contorni dell’attuale vigneto, oggi possiamo ammirare questa bellezza. Fine conoscitore del suo terreno, nel 1549, Jean de Pontac decide di erigere il castello su un’area di sabbia, ai piedi di un magnifico poggio ghiaioso, riservato esclusivamente alla coltivazione della vite.

Ritratto di Jean de Pontac

Quando morì, il castello fu trasferito al quarto figlio, Arnaud II de Pontac e poi, nel 1605, al nipote Geoffroy. Entrambi fecero del loro meglio per promuovere, produrre e vendere il vino, ma fu la generazione successiva, attraverso Arnaud III de Pontac, a costruire la grande reputazione dello Château. Figlio di Geoffroy, Arnaud III, uomo del Rinascimento, umanista e studioso, divenne rapidamente la figura politica più influente di Bordeaux. Egli intraprese l’ampliamento della residenza, raddoppiando la superficie del vigneto e con la sua influenza politica diffuse, principalmente in Inghilterra, la fama del suo vino. Dopo che, nel 1660, Re Carlo II di Inghilterra ne apprezzò il gusto, Haut-Brion divenne il vino di tutta l’alta società londinese e il mito iniziò a prendere forma. Poi fu la volta del 1787. In quell’anno, Thomas Jefferson distinse i “4 vigneti di prima qualità” per i rossi: Château Lafite, Château Margaux, Château Latour e Château Haut-Brion, anticipando con grande chiaroveggenza la classificazione del 1855. Ma rimarrà fedele solamente al “suo” Château Haut-Brion. Così, dopo le tavole reali di Inghilterra e Francia, Haut-Brion apparve con regolarità alle cene della Casa Bianca, inaugurando una tradizione che continuerà sotto le presidenze di James Madison e James Monroe.

Classificazione del 1855

Più tardi, nel 1855, in occasione dell’Esposizione Universale tenutasi a Parigi, il Syndicat des Courtiers en vins de Bordeaux redasse, su richiesta della Camera di Commercio della Gironda, una classifica ufficiale dei migliori vini di Bordeaux. I broker trassero le loro conclusioni sulla base dei prezzi raggiunti sul mercato nei secoli precedenti. Château Haut-Brion divenne, come sappiamo, uno dei quattro “Premiers Grands Crus Classés”, insieme a Margaux, Lafite e Latour. Quasi un secolo dopo, nel 1935, un banchiere di New York, Clarence Dillon, durante il suo soggiorno francese, visitò Château Haut-Brion, ne rimase folgorato e lo acquistò rapidamente. Da allora ad oggi, nessun vigneto così prestigioso è stato associato per così tanto tempo a una famiglia americana, innamorata della Francia e della sua arte di vivere. La Mission Haut-Brion, il secondo Château della famiglia Dillon, è stato acquistato recentemente, nel 1983.

Clarence Dillon

Il terroir di Haut-Brion, formato da graves di grosse dimensioni, non trova equivalenti nei dintorni. La sua particolarità oltre a estendersi tra due fiumi, il Peugue a Nord e il torrente Ars a Sud, è data dalla presenza di quarzo bianco e sabbia che in profondità diventano argilla e roccia. Per un Grand Cru, l’unione degli appezzamenti, la scelta dei vitigni per ogni parcella e le rigorose selezioni richiedono una continuità che abbraccia i secoli. Già dalla fine del XVII secolo, la struttura sociale e il miglioramento delle tecniche di conservazione e invecchiamento hanno permesso di scoprire tutte le virtù di ogni parcella, al fine di formare il vigneto Grand Cru. Quest’ultimo è composto principalmente da Cabernet Sauvignon (45%) e Merlot (45%) e poco Cabernet Franc (10%), ma le percentuali variano di anno in anno, grazie al continuo rimpiazzo delle viti, di età media intorno ai 40 anni. Se normalmente al Cabernet Sauvignon piacciono terreni più alti e poveri, composti da sabbia e ghiaia, al Merlot piacciono quelli più ricchi di argilla. Ultimamente però, anche grazie al cambiamento climatico, si sperimenta la coltivazione del Merlot in terreni magri. Con La Mission sono 84 gli ettari complessivi, di cui sei dedicati alle uve a bacca bianca: 60% di Semillon e 40% di Sauvignon blanc. La densità di impianto molto alta (10.000 piante per ettaro) e la selezione clonale privata rendono ancora più fascinosi e misteriosi i vini delle due tenute.

Le grandi annate, per Haut-Brion, sono caratterizzate da una leggera surmaturazione: la buccia del chicco diventa fine, parte del suo colore si diffonde nella polpa, il mosto scorre denso, pieno di sole e al palato ogni aggressività scompare. Nel tino di acciaio inox, assieme all’uva, entrano i lieviti naturali della vigna e, durante la fermentazione, il rigoroso controllo della temperatura avviene automaticamente. A seconda della qualità raggiunta post-fermentazione e per beneficiare della complementarietà delle rispettive qualità di ogni parcella, i vini, dopo un’attenta degustazione, vengono assemblati per costituire il grand vin e il second vin. Il primo, viene affinato principalmente in barriques nuove (70-90%) per un periodo di venti mesi, a bonde dessus per un anno e a bonde de côté per il restante periodo. Il risultato? Un grand Cru di grande stabilità e precisione, tipico della sua origine, armonico nella sua composizione e complesso nei suoi sapori.

Château Haut-Brion Blanc 2014

La 2014 si ricorda per le dure condizioni della stagione estiva, le quali rallentarono la maturità delle uve. Per fortuna è seguito un settembre mozzafiato, con tempo asciutto, particolarmente soleggiato e temperature intorno ai 30°. Questo bel tempo, accompagnato da notti fresche, permise alle uve di raggiungere maturità e condizioni ottimali.

Notevole il paglierino, pacato ma luminoso, ancora contorniato da riflessi verdi. Naso magico, verticale e profondo. Le note di mela verde e kiwi sono contraddistinte da finezza ed eleganza senza eguali, mentre più tardi, roteando, rivela la sua veste minerale e iodata. Al palato, a tutto tondo, si scopre un vino di dimensioni impressionanti. La densità e il volume del Semillon sono supportati dalla tensione del Sauvignon blanc. Il finale, complesso e fresco, svela la sua incredibile capacità di invecchiamento. 97/100

Château La Mission Haut-Brion 2011

Cru Classé della zona di Graves, questo grand vin proviene da un vigneto di 25 ettari, dal tipico suolo ghiaioso e sottosuolo argillo-sabbioso, con una età media delle viti di 30 anni. Composto dal 41% di Merlot, 11% di Cabernet Franc e il 48% di Cabernet Sauvignon, questo vino affina per 15-18 mesi in barrique nuove (75%) e di secondo passaggio. Una delle caratteristiche dell’annata 2011 è stata l’estrema siccità osservata in primavera, la più secca dal 1949. Fortunatamente, dopo un’estate abbastanza piovosa la vendemmia è stata tranquilla.

Il suo colore, intenso e penetrante, ha una tonalità rubino scuro con riflessi malva. Al naso la Mission rivela la sua personalità fruttata di amarene e more di gelso e speziata di cannella. L’ingresso in bocca è ampio e dolce, in poche parole gustoso. Cresce poi in potenza tannica verso un cremoso medio palato. Nel finale il tannino si rassoda, volando verso una grande persistenza aromatica. Aperto ed espressivo. 94/100

Château Haut-Brion 2011

Dal colore scarlatto intenso, Haut-Brion 2011 svela il suo carattere regale con un tripudio di frutti neri surmaturi mescolati a sensazioni intense di fava di cacao. Il naso, sempre più complesso e celebrale ad ogni rotazione, esplode in caratteri fumè che ricordano la polvere bruciata di liquirizia. Al palato, dopo l’attacco molto elegante, questo nettare prende vorticosamente forza ma senza mai scontrarsi. I suoi tannini, sempre morbidi, sbocciano in un finale lungo e gustoso, che richiama il naso in un eco retrolfattivo affumicato. 96/100

Château Haut-Brion 2005

La 2005 a Bordeaux sarà ricordata come un’annata storicamente secca. Nel vigneto di Haut-Brion, emerse, sin dall’inverno, un deficit idrico. Nonostante un Aprile umido, le piogge rimasero rare fino alla raccolta. Le condizioni climatiche, molto vicine a quelle della leggendaria 1949, hanno permesso, alla vigilia della vendemmia, di ottenere acini piccoli, di una concentrazione senza precedenti e in perfette condizioni.

Il colore è così fitto che il vino appare quasi nero, teatralmente scuro come l’inchiostro. Al naso, la sua intensità e complessità aromatica è mozzafiato. Le sue note di fumo, l’Avana, i chicchi di caffè tostati si adagiano sulla frutta fresca: ribes nero e ciliegia marasca. Fin dal principio, questo vino sorprende per la sua densità. Lungo, cremoso, largo, potente, fresco. Ti invade, cerebralmente. Forza e armonia sono i tratti distintivi di questo 2005. La persistenza aromatica, incredibilmente lunga, lo rende perfettamente equilibrato. 99/100

 

 

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Circa l'autore

Torinese, classe 1994, fin da piccolo appassionato di enogastronomia. Dopo aver conseguito il diploma di Sommelier ALMA-AIS, nel 2014, ha lavorato in due dei più importanti ristoranti tristellati italiani. Nel 2018 si laurea in Viticoltura ed Enologia ed inizia i suoi viaggi alla scoperta dei vini della California e della Borgogna. Matura in questi ultimi anni la voglia di comunicare attraverso la scrittura.

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