Certe notti..

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“Certe notti coi bar che son chiusi al primo autogrill c’è chi festeggerà”: non che le piacesse Ligabue ma quella sera, ancora da  sola in casa, girando su Internet, aveva beccato quel video e si era messa ad ascoltarlo. Non aveva prestato mai attenzione alle parole prima di allora,ed è anche vero che poche volte si era messa a seguire Ligabue,  ma le sembrarono assolutamente appropriate al momento che stava vivendo. Non solo lei era in quella situazione, c’era il mondo intero che provava lo stesso stato di ansietà, ma tanto era  uguale da sempre:  il pensiero si ripiegava nel proprio intimo, e quindi si concentrava sulla propria vita, il resto delle cose poteva aspettare. La vita non stava andando bene, il lavoro precario che doveva tenere a tutti i costi malgrado la frustrazione provata e i rapporti con gli altri, che si annullavano. Ripensava che a breve sarebbero ripartite le video telefonate con le amiche al momento della proclamazione del  lockdown:  tutte con un bicchiere davanti, due patatine e la chiacchiera allegra e sciolta, qualche volta con confessioni divertenti di avventure con uomini incontrati per caso,ed era soprattutto Zoe a farli, ma il più delle volte i discorsi sfociavano in argomenti tristi, che facevano precipitare tutte in un mood malinconico che le faceva abbandonare improvvisamente la chiamata, ogni volta una diversa, a turno. Intanto aveva messo su un disco di Chris Cornell, il tipo di musica che adorava, e che amava condividere con Achille e soprattutto con Mario: si erano telefonati il giorno della sua morte ed avevano pianto entrambi. Era un bel confronto quello che aveva con lui, da un punto di vista musicale, aveva conosciuto gruppi nuovi, si era avvicinata anche alla house music: per il resto, meglio lasciar perdere, lui era tanto dolce ma incapace di andare oltre i soliti argomenti, tipo calcio, motori e pesca, che certo non la facevano cadere ai suoi piedi anelante ad ascoltarlo. Affettuoso si, sembrava una piovra come gli adolescenti di quindici anni incollati alla fermata dell’autobus, per il resto aveva fatto opera da crocerossina. whiskySi accese una sigaretta, versò anche il whisky, che Achille le aveva portato dal Giappone ed improvviso le venne in mente lui, Alfredo, una passione bruciante e devastante, che l’aveva davvero portata al limite della sopportazione. Un uomo entrato nella sua vita in maniera pervicace e uscito dopo meno di un anno, che non avrebbe mai avuto niente da spartire con lei, ma al quale aveva ceduto in una passione malata, perdendo molto del rispetto per rispetto per se stessa, che già era poco e che l’aveva cacciata in una crisi profonda. Lei  trattata come uno zerbino, usata, conscia di quello che accadeva e però sempre attaccata alle sue telefonate e ai suoi appuntamenti , salvo doversi sentirsi dire da lui che aveva già trovato un’altra. Scacciò il pensiero, cambiando musica, ma sulla radio in quel momento davano “E tu.:” di Baglioni, da lei sempre detestato e che Alfredo aveva utilizzato per provocarla, cosa che gli era riuscito benissimo: non a caso fu uno dei motivi che la spinse a conoscerlo. Decise di mettersi a cucinare per evitare di perdersi in pensieri troppo pesanti. Alle undici di sera doveva dare sfogo alla sua fantasia, tra un frigorifero che faceva l’eco, la dispensa incredibilmente fornita, una voglia di spignattare non così elevata e decise così di farsi le uova strapazzate imparate da Jamie Oliver, cremose senza panna.  Doveva aggiungere qualcosa e quindi dalla dispensa tirò fuori i fagioli e li mise a riscaldare in un soffritto di aglio, rosmarino, salvia e peperoncino, dove fece cadere anche la salsiccia spezzata.uova strapazzate L’odore le mise appetito, taglio il pane per tostarlo e intanto una bottiglia di vino uscì dal frigorifero, pace se aveva fatto l’aperitivo con whisky. Era uno chardonnay californiano, regalo di compleanno del solito Achille, piacione come lui. Cominciò a bere, era a pancia vuota, e il primo sorso la fece subito ridere. La testa vagava e lei si impegnò allo spasimo per fare bene le uova, riuscì a non far bruciare il pane, e mise nel piatto miracolosamente tutto nell’ordine giusto. Un po’ di erba cipollina le era rimasta e fece in tempo a metterla sulle uova. Iniziò a mangiare appena in tempo, lo stomaco pieno calmò il girare della testa e improvviso le venne in mente quando su quel tavolo era stata attaccata senza ritegno da Alfredo, subito dopo una cena. Sensazione intensa ma devastante, distruttrice di tante cose belle. Le sfuggì una lacrima ma l’asciugò subito, non voleva cedere al dolore. Si abbandonò sul divano e il whisky, stavolta, lo bevve direttamente dalla bottiglia.

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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