Filippi

Cercare funghi alla domenica…

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Non riusciva a ricordarsi quanto tempo fosse che non andava a funghi..forse quando da piccola seguiva suo padre, curiosa più che altro di stare accanto a lui, camminando nei boschi e tenendogli la mano, un modo per conquistare un uomo sempre troppo distante da lei. E poi da bambina non mangiava i funghi, che invece erano diventati una delle cose che amava di più da grande, golosa di assaporarli, non certo di cucinarli, lei sempre troppo presa da altre faccende. Alle sei della domenica mattina era già vestita con scarponcelli, pantaloni mimetici, golf leggero, niente trucco: mise l’acqua a bollire per prepararsi il tè, tirò fuori i biscotti preferiti e si mise davanti allo specchio per darsi un po’ di crema, alla quale non sapeva rinunciare. E mentre lo faceva ripensava, come alla stessa ora, alcuni anni fa fosse sempre davanti allo specchio, però allora era per struccarsi prima di andare a dormire. Sorrise enigmatica di fronte a quel ricordo, le montavano pensieri abbastanza complessi, dove si mescolavano passioni intense, dolori atroci, energia positiva ma anche angosce particolari. Era però un periodo che rimpiangeva, avrebbe voluto  rivivere una di quelle ore grazie alla potenza devastante che provava: da allora  non aveva più riprovato nulla del genere, mai niente neanche di paragonabile. Sarà stato perché c’era lui che le dava quella forza, anche se si era fatto distinguere per riuscire a metterla perennemente a disagio, soprattutto con gli amici. Lo aveva cominciato a frequentare quasi per caso, dopo una festa, e si era stupita di avere il piacere di rivederlo, con lui che cominciò ad invitarla fuori. Non spesso, e questo le dava noia. cominciò a riprovare quella strana sensazione che pensava sopita e lontana nel tempo , di farfalle nello stomaco e delle incazzature feroci quando lui non si faceva sentire per giorni, non la chiamava, quasi fosse costretta a mendicare un’uscita la sera, anche se non le mancavano certo le occasioni.  Tornò in camera, a cercare un berretto e la sciarpa, e nell’armadio si imbatté in uno dei vestiti che si metteva all’epoca : era bello davvero e in fondo, avrebbe voluto avere motivo per indossarlo di nuovo: corto, spalle scoperte, le infondeva una sicurezza enorme in mezzo agli altri. Guardò l’orologio, cominciava a fare tardi, si diresse in cucina, e versò il tè. Decise di spalmare un po’ di marmellata di arance, e mentre iniziava a mangiare, pensava a lui che l’aveva invitata a funghi. Lo aveva conosciuto durante una cena alla quale era stata trascinata suo malgrado, e da serata noiosa che aveva messo in conto, si era trasformata in momento divertente, quasi comica. Le piacque il suo modo di porsi, scanzonato, la selva di interessi, il non essere banale e soprattutto la sua capacità di ascolto. E l’invito alle sei di mattina non era certo un evento abituale da tralasciare. Lasciò la tazza sul tavolo, prese lo zainetto e scese la scale per avviarsi fuori. Non aveva preparato nient’altro da mangiare, lui le aveva promesso che si sarebbero fermati fuori, e questo aveva segnato un punto a suo favore. Arrivò e vedendo la macchina, sorrideva pensando a quelle nelle quali era usa salire: questa era ammaccata, sporca, ma quando aprì la portiera, le bastò guardarlo per aprirsi in un sorriso. Si mise a sedere e capì che sul sedile c’era qualcosa: trovò un pacchetto. “Aprilo che è per te” lui l’avvertì. ” Come una bambina tolse la carta e vide un quaderno di carta antica e dentro poesie scritte a mano. Lo guardò deliziata mentre lui rispondeva “Sai, stanotte non avevo sonno..”. ” Senti, ci fermiamo a bere un caffè, che magari me ne leggi qualcuna?”. E l’inizio del giorno non poteva essere migliore..

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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