Celebriamo il funerale della ristorazione

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Se è vero che all’istituzione “ristorante” manca una date certa di nascita, pur essendo concordi sulla città in cui questo sia avvenuto, Parigi, e l’epoca storica della fondazione, ovvero gli anni attorno alla Rivoluzione Francese, rischiamo di avere la date certa della morte non solo del ristorante, ma di tutta la somministrazione di cibi e bevande almeno come è stata intesa fino ad oggi, ossia il 2020.

cena ristoranteLe norme che si stanno paventando all’orizzonte decretano, di fatto, la fine di quelli che sono stati i luoghi di aggregazione preferiti, nel corso dei secoli ,dalle varie generazioni che si sono succedute sul pianeta. Possono essere cambiate le forme, i luoghi gli arredi, i prodotti, ma un elemento è rimasto costante: la voglia di socialità, essere quindi in mezzo ad altre persone a mangiare, e la possibilità di essere serviti da esseri umani, stabilire cioè un rapporto con chi, quel cibo, lo doveva non solo preparare ma anche servire. Forse anche luoghi per mostrarsi ed apparire invece di essere, ma faceva parte del meccanismo. Il delivery o il distribuire cibo per mangiare a casa, non soddisfa a tali requisiti, è altro, è più una risposta alla pigrizia, alla noia, all’incapacità di applicarsi che alla voglia di nuovo. Può essere un cibo sopraffino quello che il rider consegna alla porta, però manca il sorriso e la magia del racconto di chi te lo sta portando a tavola, l’apparecchiatura che rapisce vista e tatto, l’atmosfera che ti può avvolgere o impaurire, il gioco di luci, il profumo d’ambiente: manca  la fase precedente, il trasferimento nel luogo deputato per svolgere tale rito, che comporta anche uno stato d’animo di attesa, di preparazione all’evento, di soddisfazione o delusione dopo che ciò è accaduto. La Messa si può dire fuori dalla Chiesa una tantum, per occasioni speciali, altrimenti ha bisogno della Chiesa, ma vale lo stesso per la moschea,  la sinagoga o  il tempio indù.

divisori al ristoranteMangiare fuori come solo nella fantascienza degli anni Settanta era possibile immaginare a chi interessa? Mascherine, divisori in vetro creano un ambiente asettico nel quale si rifugge invece di avere voglia di immergersi. Certo, considerata da un’altra visuale, il ritorno ai guanti bianchi e alle cloche sa del classico che si fa strada, le buone abitudini che si riaffacciano, ma se il cameriere insieme a questo dovrà portare la mascherina, che senso avrà? Prima del ristorante c’era l’osteria, comunque un luogo nel quale la caratteristica era il sedersi ad un tavolo comune, condividere un piatto uguale per tutti, e magari spezzare il pane e porgerlo a chi non lo aveva. Bisogno di contatto, di guardarsi negli occhi, di scambiarsi un bicchiere di vino per farlo assaggiare a chi, conosciuto da mezz’ora, era già diventato un soggetto interessante con il quale confrontarsi. Il ristorante è morto ora che si era tornati a prendere il cibo con le mani, ad annusare il pane , l’olio, il burro, tutto quello che veniva messo in tavola.

osteriaLa morte del ristorante sarà la morte del turismo in Italia, perché chi viene da fuori non ama solo le bellezze artistiche e architettoniche del Belpaese, ama il nostro modo di vivere, ama sedersi a mangiare in strada, ama il cibo che è quello preferito a livello mondiale . Non ci sarà più chi si sposta lungo lo stivale solo per andare a mangiare in quel determinato ristorante, per vivere un’esperienza unica e quasi irripetibile. . Chiuderanno gli alberghi, e dovranno inventarsi un nuovo lavoro i camerieri, i cuochi, i sommelier , ma dovranno inventarsi un nuovo lavoro  anche chi produce salumi, formaggi, verdure, vino e tutto quello che ha bisogno di un ristorante per essere conosciuto, apprezzato e divulgato.

Ha un senso distruggere tutto questo? “Sarà per un periodo transitorio”: mai successo in Italia che una norma transitoria non diventasse definitiva.

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

1 commento

  1. Leo anche se condivido in tutto (purtroppo) le tue considerazioni e sai che da passionale come sono per questo lavoro è la magia che ruota intorno spero che una volta “passata la nottata” tutto ritorni non come prima,che forse più di tanto non mi piaceva, ma ritorni quell’atmosfera che hai ben disegnato. Mi ricordo di un vecchio detto cinese ” Anche il sole del giorno più brutto tramonta” . Tuo Riccardo Bartoloni

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