Castello di Spessa: qui il blend è tra passato e presente

0

L’ebbro Collio, definizione calzante per questo territorio, capace di stordire e ubriacare di bellezza, non solo di vino. Terra di frontiera, di guerre, di trincee scavate nella roccia e nei cuori come i ricordi indelebili di quelle lettere dal fronte dalla calligrafia elementare, pagine di libri di storia, foto ingiallite e versi di poesie brevi. Un passato che ancora vive lassù e che deve restare a mente anche a noi.

Ed è calpestando questa terra per vigneti e strade cittadine che ci si rende conto del perché si è tanto lottato per averne il controllo. Terra vibrante di luce, col mare a vista e le cime imbiancate delle Alpi Giulie alle spalle.

Sono in visita al Castello di Spessa, capite bene il mio entusiasmo e quell’incanto con cui ho esordito.

Siamo a Capriva del Friuli, sul Collio Goriziano, a pochi passi dal confine sloveno. Il Castello con la sua facciata dai toni rosa, la torre merlata, il parco e i vigneti tutto intorno ha un’aura fiabesca, ma nient’affatto imbalsamata. Il maniero ha origini medievali, ma vi sono tracce di un antica torre di avvistamento risalente all’epoca romana. Qui anche la vite ha una lunga storia alle spalle; è datato 1575 il primo documento che attesta le vendita di ribolla gialla a terzi. Dal 1987 la proprietà è stata acquisita da Loretto Pali, imprenditore nel settore dell’arredamento e già dalla fine degli anni 70 anche imprenditore nel mondo del vino. Con la famiglia Pali il castello diventa un meraviglioso wine resort, con tanto di campo da golf, una vinum spa poliedrica, ospitata nelle antiche scuderie e una offerta gastronomica aperta a tutti, davvero di buon livello.

Una parte del Castello è adibita all’accoglienza, una parte è abitata dalla famiglia Pali. La sensazione che si ha non è quella di luogo da cartolina, nonostante cura e precisione negli arredi e nei giardini, ma di una dimora abitata, vissuta e per questo vera e intrisa di calore familiare.

Mi sono dilungata in questa lunga introduzione ma la visita al Castello di Spessa è andata oltre il mero wine tasting tour. Qui ogni dettaglio e angolo del complesso ha una storia da raccontare, che la famiglia Pali ha saputo valorizzare e porre all’attenzione e per fare questo ci vuole prima di tutto sensibilità.

L’azienda conta 88 ettari vitati di cui 70 nella DOC Isonzo, da cui si ottengono i vini della Linea Classica e 28 nella DOC Collio, da cui l’omonima selezione.  A queste si aggiungono Le Eccellenze, una selezione di 3 vini che escono sul mercato dopo un lungo affinamento: il Metodo Classico Amadeus, il San Serff Bianco e il San Serff Rosso. Le tre eccellenze riposano per anni nella cantine medievali del castello, e in un incredibile bunker militare scavato durante la seconda guerra mondiale, e scoperto durante i lavori di ristrutturazione del castello. A 18 metri di profondità, nel silenzio più assoluto, ad una temperatura costante di 14°C i vini sono elevati dal tempo, e il progetto lungimirante di Loretto Pali trova conferma e sostanza. Ogni anno 1200 bottiglie di ciascuna delle Eccellenze vengono accantonate. Camminando tra i corridoi e le sale a volte delle cantine si ammirano migliaia di bottiglie, testimoni di ogni singola annata e memoria storica inestimabile del Castello di Spessa. In uscita adesso San Serff Collio Rosso 2007 e San Serff Collio Bianco 2013, tanto per avere un’idea.

Vini in degustazione

La gran parte dei vini della Linea DOC Collio è dedicata alle famiglie che hanno abitato il castello nella storia e a personaggi illustri che qui hanno soggiornato. Per la parte enologica l’azienda dopo una lunga collaborazione con Gianni Menotti, è adesso seguita da Enrico Paternoster.

Rassauer Collio DOC friulano 2021: toni vegetali e mandorla accennata. Vino compatto nel sorso, e di notevole consistenza. La rusticità del friulano è solo una leggenda

Segré Collio DOC sauvignon 2021: frutta bianca, cenni dolci al naso e note di caramella mou che mi fanno pensare ad una malolattica, che in realtà il vino non ha svolto. Sorso ampio e varietale contenuto

Joy Collio DOC pinot grigio 2021: poche ore di macerazione sulle bucce donano una piacevole nota ramata, ma soprattutto rendono il naso e il sorso decisamente più articolati. Piccoli frutti rossi, petali di rosa e menta, Persistenza che sorprende

Santarosa Collio DOC pinot bianco 2020: credo il mio preferito. Preciso, sodo, naso sottile, un vino molto più evocativo che imperioso. Il mio concetto di vino raffinato.

Casanova Collio DOC pinot nero 2019: non poteva che essere dedicato a Giacomo Casanova il pinot nero, che qui sul Collio è ormai coltivato da pochi. Proviene dal Vigneto dei Tre Pinot, adiacente al castello, curato da Simonit & Sirch, condotto a guyot. Riconoscibilità immediata al palato, per leggerezza di sorso e setosità. Frutti neri, mirtillo in evidenza e un tocco di ginepro che esalta la parte speziata, lo definiscono al naso che intriga.

Amadeus VSQ Brut 2017: chardonnay e pinot nero. Un metodo classico molto classico: oltre 40 mesi sui lieviti lo rendono morbido e cremoso, dal bouquet complesso, tra scorza di agrume, pesca gialla, mandorle caramellate e pasta lievitata.

San Serff Collio Bianco 2012: a prevalenza pinot bianco; mi ha sorpreso per l’ingresso vellutato quasi in punta di piedi, per poi rivelarsi in un sorso potente, dinamico, consistente e incredibilmente lungo. Il tempo ha affinato gli aromi e l’olfatto, ma non ha certo il nerbo acido di questo Collio Doc da manuale.

Credits: Castello di Spessa

Condividi!

Circa l'autore

Riguardo a Sabrina.Somigli Microbiologa poi sommelier, ristoratrice e food blogger. Cercatrice di erbe spontanee e appassionata di somme matematiche: quelle tra farina più acqua uguale mille pani diversi. Chiantigiana della Rufina, concentrata nelle dimensioni, in pratica un caratello di vin santo; dolce o secco a seconda dell' annata, dell'oroscopo e dell'umore.

Lascia un commento