Castello di Bossi

0

Il Castello di Bossi, con le sue mura in gran parte ricoperte di rampicanti, sembra dipinto su una tela di sole e d’azzurro, grazie a una mattinata di novembre tersa, assolata e calda.

Castello di BossiLa tenuta fa parte del mondo BacciWines, insieme a Barbaione (Chianti Classico), Renieri (Brunello di Montalcino), Tenuta di Renieri (Chianti Classico) e Terre di Talamo (Morellino di Scansano – Maremma).

Jacopo Bacci ci aspetta nel cortile del Castello per portarci, a bordo della jeep, in giro per le vigne, previo giuramento di non tentare di uscire dal mezzo: è vietato anche solo pensare di scendere, poiché a causa delle piogge abbondanti dei giorni precedenti il fango ci inghiottirebbe.

Castello di BossiDurante il tour in jeep, il suggestivo foliage delle viti coccola lo sguardo, e facciamo una sosta al parco fotovoltaico, che restituisce non solo alla Tenuta ma a quasi tutto il comune di Castelnuovo Berardenga gran parte dell’energia consumata.

Nel tragitto – caracollante da moto ondulatorio – una parte del gruppo, me compresa, si diletta a selfare la qualunque, alla spasmodica ricerca della picoftheday che rappresenti la vera #instagood; l’altra parte rivolge a Jacopo le domande da copione: quanti ettari in tutto? Quante bottiglie all’anno? Tutto biologico o solo in parte? E lui racconta il mondo BacciWines: oltre 900 ettari di vigneti, oltre un milione di bottiglie all’anno e la coltivazione che dal 2014 è certificata biologica.

Castello di BossiOgni volta che partecipo ad una visita in cantina mi diverto a scegliere se stare tra i “boomers” e fare le domande standard, come chi vuole far vedere che scrive sulle guide importanti, oppure tra i Millennials, a spezzarmi da selfie, reels, stories ecc.. Non c’è un modo migliore o peggiore di approcciarsi a una visita in azienda. Più semplicemente, l’approccio da redattore della guida fa un po’ piattume, perché le informazioni, anche dettagliate, sull’azienda e sulla sua produzione si trovano sui siti istituzionali. Se la giornata è bella e le sensazioni positive, meglio affidarsi allo smartphone, per fissare l’istantanea del “quel che sento qui e ora è bellissimo e irripetibile” che i diversamente giovani chiamano esperienza.

Castello di BossiL’enologo Stefano Marinari ci accompagna in cantina e in barriccaia, dove gli assaggi prelevati dalle botti mi sorprendono, tutti, per il corredo aromatico di incredibile intensità. La giornata prosegue con una degustazione di 4 vini dell’azienda e 3 fuoriprogramma, oltre ad un pranzo a base di pasta al ragù di cervo e cinghiale arrosto con patate, tutto accompagnato da bottiglie superbe.

Castello di Bossi Chianti Classico DOCG 2019: porpora, olfatto fruttato di ciliegia e mora di gelso, rosmarino e alloro, cui si associano noce moscata e una lieve impronta di tabacco coroj. In bocca l’arancia rossa accompagna i tannini composti e saporiti, fino al finale persistente.

Renieri Brunello di Montalcino DOCG 2017: rubino profondo e compatto, libera profumi di kirsh e composta di visciole. Seguono note di sottobosco secco e liquirizia e un’impronta balsamica accattivante. Il sorso è vigoroso, ben sostenuto dalla trama tannica. Mi sarei però aspettata un finale più persistente.

Renieri Brunello di Montalcino DOCG Riserva 2016: eccellente. Naso di mora e ribes nero, ibisco e ginepro. Poi arrivano il legno di cedro, la polvere di caffè, il pepe. Al gusto, menta e cacao si alternano su uno sfondo di tostature molto eleganti, con tannini piccoli e finissimi. Acidità che ben supporta l’alcol, dando origine ad un sorso di lodevole equilibrio. Chiusura strutturata, in cui tornano ad uno ad uno tutti i sentori fruttati e speziati.

Corbaia IGT Toscana 2018: blend (e naso) da Supertuscan, Sangiovese e Cabernet Sauvignon. Ciliegia scura matura, creme de cassis. Pot-pourri di fiori scuri, tabacco da pipa, legno di sandalo. 24 mesi di barrique si sentono tutti. Il sorso è vellutato, la trama tannica integrata e la struttura ben bilanciata, per una conclusione gradevolmente fruttata.

Castello di BossiDurante il pranzo:

Rosato IGT Toscana Piano…Piano…, che per l’antipasto di porchetta risulta armonico, Berardo Chianti Classico Riserva, strutturato e gradevolmente sapido, Girolamo IGT, un Merlot di frutto nero e naturalmente erbaceo.

A fine pasto, Vin SanLaurentino: colore ambrato intenso. Bagaglio olfattivo ampio di fichi secchi, croccante alle mandorle, datteri, nocciole. Seguono tamarindo e cannella, tè, albicocca essiccata, caramella d’orzo. Al gusto conquista l’avvolgenza, che tuttavia si dissolve subito per la sorprendente acidità e freschezza. Finale di grande persistenza gustativa con retrogusto di scorza di cedro candita.

Castello di BossiI Fuoriprogramma:

Vento Forte Vermentino 2016 e Corbaia IGT Toscana 1996, di cui non vi parlerò ora… dovrei scrivere all’infinito e lo farò poi.

 

 

Condividi!

Circa l'autore

45 anni, avvocato, ho dedicato alla danza l'infanzia, l'adolescenza e parte dell'età adulta. Dopo aver sotterrato le scarpette in giardino per raggiunti limiti di età, mi sono dedicata al tango argentino e alla fotografia, ma mai al decoupage.Per anni ho coltivato la passione per il vino e nel 2020 sono diventata Sommelier AIS. Scrivo molto, ma di più leggo. Mi piace mangiare al ristorante perché ogni locale è un microcosmo regolato dalle leggi dello chef, a cui mi affido con ironia e disincanto.

Lascia un commento