BOLLICINE DI TOSCANA

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di Sabrina Somigli

Tutti pazzi per le bollicine. Sold out in pochi giorni la serata Bollicine di Toscana, uno degli appuntamenti della manifestazione Le Delizie di Leonardo, che ogni mese a Villa Olmi dedica una serata a un vitigno o a una tipologia di vino.  Cento posti volati via manco fossero i biglietti per i Pearl Jam. Il futuro è frizzante, ma che dico spumeggiante e anche quelli che soffrono il solletico non resistono al perlage che solletica il palato. Sempre più spumanti e sempre meno flutes grazie a Dio. Realizzata finalmente l’inutilità di bicchieri senza pancia e senza stabilità 😀

La sparkling fever cresce non solo tra i consumatori ma anche tra i produttori. La bolla evidentemente non è solo la moda del momento di fare un prodotto che piace al consumatore finale, la bolla piace prima di tutto a chi il vino lo fa. Si spumantizza in ogni provincia della Toscana, da Firenze a Pisa, passando per Lucca, da Siena fino ad  Arezzo; dalla pianura alla collina fino ai monti del Chianti e anche più giù, la pressione non scende mai sotto i 3 bar. Più alta pressione e meno pressione alta, secondo me funziona.

La bollicina è la sfida, è il cimentarsi con una seconda fermentazione (come se la prima non bastasse a far stare sulle spine il vignaiolo). Lo spumante in Toscana riflette più il produttore che il territorio. Me lo immagino come quel vino in cui il produttore è finalmente libero di osare, di divertirsi e di provocare, senza vincoli di terroir o denominazioni e senza il rischio di passare per matto se decide di fare metodo classico da uve saperavi sui Monti dell’Uccellina.

Nove spumanti in degustazione, con i rispettivi produttori a raccontare nove idee diverse di bollicina, tutte toscane tutte buone.

Baracchi Brut Rosé: Falco a metà. Il rosa buccia di cipolla da manuale, invita alla beva che è assai piacevole di ciliegia e lampone, corpo snello e agile di rapace ma non cade in picchiata, anzi plana sereno al centro bocca con finale gradevole di mandorla

Cupelli  L’erede Brut 2013 : my name is bold è il trebbiano spumante di San Miniato. Audace, forte e coraggioso, bollicina non proprio cremosa, ma bel finale lungo di frutta secca tostata

Carpineto Farnito Chardonnay Brut: charmant, anzi charmat. E niente, lo chardonnay non delude mai. Da 30 anni porta a Greve in Chianti profumi esuberanti di frutta tropicale e fiori, senza mai perdere eleganza. Da buon chiantigiano, ha beva e allegria da vendere

Felsina Brut MC: la Francoberardenga. L’uvaggio vince sempre, anche quando tra chardonnay e pinot nero il sangiovese fa cucù settete! Dorato e brillante, è tagliente di mela ma esplode come una champagne supernova tra crosta di pane, biscotto al burro e pasta di mandorle.

Tenuta del Buonamico Nuovo Particolare Brut Rosé: the Pink Panther. Rosa confetto che ti strappa l’espressione golosa. Sangiovese e syrah che si muovono al ritmo jazz del pink panther theme tra rose, fragole e lamponi. Giovane, vinoso e spassoso.

Bolle di Borro Rosé MC 2012: modaiolo con stile. Prodotto nella tenuta di Ferragamo a San Giustino Valdarno, è vino spumante dal taglio sartoriale, a partire dall’habillage della bottiglia. A dispetto del colore rosa antico e dei 48 mesi di maturazione sui lieviti è spumante assai moderno, un sangiovese raffinato nel gusto di note di frutta candita e boisé.

Dianella Maria Vittoria and Ottavia 2016 metodo ancestrale: Ritorno al futuro. Parla una lingua primitiva, semplice e diretta, che corrisponde naso-bocca e corrisponde a sangiovese: viola, ma anche albicocca, salvia e erbe aromatiche. Ha il colore rosa pastello della pelle pulita, nature, senza cipria o fondotinta, anzi senza fondo proprio. Il che mi piace.

E veniamo alle le bollicine di Radda, che non è una supercazzola, ma una realtà. È sempre sabato in quel villaggio baciato da Dio, non mi stupirei se ci piantassero i banani e crescessero rigogliosi pure quelli. A Radda vien bene tutto.

Colle Bereto, Colle B Rosé: ohi ohi mi viene da dire mineralità. No dai quella parolina no, io che la pietra focaia l’ho vista solo in una teca al museo di mineralogia di via La Pira. Senti, però io ci sento la ghiaia, magari lo sterrato di una stradina d’alta collina. È bollicina “esile con spessore”, cerca la gola, non solo la mia, con lieve nota tostata che compare in chiusura.

Poggerino 2011, Spumante Rosé. L’errata corrige, solo perché Piero Lanza è un altro di quelli che ci prova a sbagliare ma non gli riesce. E allora dedico un nome sfottò a questo spumante divertente, fresco di rosmarino, erbe aromatiche, citrino e sapido. Da provare

 

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Circa l'autore

Riguardo a Sabrina.Somigli Microbiologa poi sommelier, ristoratrice e food blogger. Cercatrice di erbe spontanee e appassionata di somme matematiche: quelle tra farina più acqua uguale mille pani diversi. Chiantigiana della Rufina, concentrata nelle dimensioni, in pratica un caratello di vin santo; dolce o secco a seconda dell' annata, dell'oroscopo e dell'umore.

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