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Bacche di goji: requiem ed hurrà per un cibo di moda una volta

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Semplicemente se ne parla di meno; probabilmente non rappresentano più una novità da “scoprire” e reclamizzare, e quindi è caduta nel dimenticatoio mediatico. Le bacche di goji sono sempre viva e lottano insieme a noi? Per un momento era diventate la manna caduta dal cielo, il “superfood” adatto a qualsiasi occasione, il prodotto che racchiudeva in se’ piacevolezza del gusto ed effetto salutare. Non mancava insalata nella quale non fossero presenti, elaborazioni particolari erano all’ordine del giorno: ricoperte di cioccolato come si fa per i chicchi di caffè, inserite nei cocktail quale ingrediente essenziale, saltata in padella con scaloppine di maiale insieme all’uva, si erano quindi già guadagnate il palcoscenico di un prodotto fondamentale per il futuro dell”umanità, anche golosa, che non disdegna il piacere del cibo, oltre a stare attenta agli aspetti nutrizionali. Ed oggi? Le bacche si trovano tranquillamente in commercio, solo che manca la frenetica necessità di acquistarle ad ogni costo e, mancando la richiesta del consumatore compulsivo modaiolo,  ecco che si sono spostati dagli scaffali più in vista a quelli da esperti, meglio se inseriti nel contesto vegno, vegetariano, macrobiotico, biologico: fa sempre un certo effetto definirsi tali. Le bacche non faranno la fine della carne di struzzo, definitivamente scomparsa dalle macellerie, ma termineranno le sperimentazioni nel volerle far diventare il nuovo prezzemolo della cucina. In effetti, pensarle indifferentemente su della sarde al finocchietto, un cinghiale in umido e nel dolce di cioccolato lasciava un po’ perplessi. Requiem per le vecchie bacche, urrah per le nuove!

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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