Auguste Rodin, pietra e bronzo che urlano

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Ho sempre amato Auguste Rodin per un’opera che non è mai ordinaria, ricca nella forma, dai tratti decisi: E chissà perché l’ho sempre immaginato un uomo gran bevitore e gran mangiatore. Di sicuro aveva varie forme di appetiti

TESTO DI ELISA MARTELLI

“Ha immesso nel marmo e nella pietra il duplice fremito della carne e del pensiero”, così Octave Mirbeau parlava dello scultore Auguste Rodin, nato a Parigi nel 1840 e morto a Meudon nel 1917. Lascia la scuola da adolescente, viene rifiutato per ben tre volte dalla Scuola di Belle Arti di Parigi, ma continua il suo percorso artistico con fermezza. Dal rifiuto delle sue prime opere passa alle polemiche per un eccessivo “verismo” dell’Età del bronzo, scultura per la quale fu accusato di aver realizzato un calco del modello.

Rodin avrà successo e committenze pubbliche. La Porta dell’Inferno, d’ispirazione dantesca, darà vita a sculture autonome come Il Pensatore e Il Bacio. Innegabile l’interesse dell’artista per Michelangelo e la scultura rinascimentale italiana, e la sua capacità d’infondere morbidezza e sensualità al marmo.Camille Claudel

Fece scalpore la sua relazione con la bella Camille Claudel di 24 anni più giovane, allieva promettente, poi modella e aiutante per molte opere; la loro relazione sentimentale durò una quindicina d’anni con enormi difficoltà. La vediamo ritratta in un’opera del 1895 che mostra solo il suo volto malinconico, con la testa coperta da una cuffia bretone, utilizzata dalle ragazze nel giorno del loro matrimonio. La vita, invece, aveva in serbo un’altra fine per questa scultrice talentuosa: un ospedale psichiatrico, dove restò fino alla morte.

Borghesi di Calais

I borghesi di Calais (Les Bourgeois de Calais), del 1889, è un monumento commissionato dal municipio della città di Calais per commemorare un episodio della guerra del cent’anni. Come racconta Jean Froissart, nel 1347 sei cittadini francesi si consegnarono volontariamente all’esercito inglese per salvare la loro città ormai alla resa dopo l’assedio, il re Edoardo III d’Inghilterra anziché decapitarli decise di liberarli, pare grazie all’intercessione della regina. Capitanati da Eustache de Saint-Pierre – con la lunga barba – questi uomini offrono agli inglesi le chiavi della città e le proprie vite, in cambio della salvezza dei cittadini.

I sei eroi si mostrano con un cappio stretto al collo e delle lunghe tuniche, ma ciascuno ha una postura ed una caratterizzazione psicologica diversa. Confrontandosi con la morte, sono vicini, ma ognuno affronta il dolore in modo individuale; mi sembra di vederli camminare, scalzi, in una lenta processione, disperati o rassegnati, tremanti o stoici. Questo gruppo scultoreo realizzato in bronzo con fusione a cera persa è imponente come si addice ad un’opera commemorativa, ne esistono però numerosi esemplari in gesso e marmo esposti nel mondo. La scultura si apre alla luce e allo spazio in una fissità mobile e commovente.

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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