Assaggi di Francia con qualche riflessione da ristoratore

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Le presentazioni dei cataloghi che periodicamente le distribuzioni vinicole organizzano per operatori del settore e stampa sono sempre un’ottima occasione per scoprire nuove cose e avere una panoramica sulle nuove annate messe in commercio.

Il Wine Day organizzato da Les Grands Chais de France lo scorso giovedì a Palazzo Varignana a Castel San Pietro (BO), è stata una interessantissima full immersion, pardon, immersion totale dans le monde magique du vin francais. Occasione ghiotta e imperdibile: quando la Francia chiama si corre.

Il Gruppo GCF è stato fondato dalla Famiglia Helfrich nel 1979 e ad oggi è produttore e primo esportatore di vino francese nel mondo, con oltre 170 paesi raggiunti. Un catalogo ricco e con etichette “lavorabili”, ovvero a prezzi ragionevoli per poter proporre al ristorante. Gli assaggi in batteria dei diversi territori della Francia mi hanno dato alcuni spunti di riflessione.

– Tanto per cominciare l’utilità della distribuzione di vino che rende accessibili territori lontani da noi (ora la Francia è abbastanza vicina..), ma che soprattutto funziona da filtro: qualcuno ha già operato una selezione nel mare magnum dell’offerta possibile per ogni regione o denominazione. Basta trovare quella/e distribuzione che ti è più affine come proposta o filosofia e l’aiuto al ristoratore è tangibile.

– Bordeaux: può essere il bicchiere per tutti. Con Saint Emilion in testa. Limitatamente agli assaggi di oggi, le proposte dal Medoc: Chateau Lestage Simon – Haut Medoc 2016 e Chateau Troupian -Haut Medoc 2016 vivaci, scure balsamiche a prezzi super concorrenziali, possono essere valide offerte in carta. Saint Emilion invece è la certezza del merlot che non può non piacere, al bicchiere o alla bottiglia e il Margaux snello ed elegante a prezzi abbordabili come Chateau du Tertre, si vende da solo appena pronunci la parolina magica Margaux.

– Il/la syrah è sempre più attuale. Vuoi che sto vivendo una fase “sempre sia syrah”, l’assaggio di qualche francese di diversa provenienza: Crozes Hermitage, Languedoc e Cote du Rhone mi confermano quanto sia contemporaneo il sorso del syrah. Coniuga la proverbiale piccantezza finale sempre gradita, talvolta col frutto mai sparato, e altre volte col cuoio e la cenere, che trovo fighissimi da assaporare e raccontare.

– Le bollicine francesi non champagne. Sono prevenuta forse, ma anche quando cerco di assaggiare a mente sgombra il pensiero va subito a Reims e dintorni e quindi non c’è cremant che tenga. Lo ammetto con sincerità, se bevo bolle francesi non champagne godo a metà. La selezione di cremant GCF è molto ampia e ci sono comunque prodotti piacevoli.

Tra i migliori assaggi della giornata

Victor Berard -Crozes hermitage 2017: il syrah buono e didattico tra cuoio, pepe nero, e leggera austerità di sorso. Amaricante piacevole che guida il sorso e piccoli frutti neri che si affacciano sul finale e in retrolfattiva.

L’Enclos des Domaine Edmond de Rothschild Puisseguin Saint Emilion 2016: il frutto è netto, diventa succo di mirtillo, menta piperita e cenni di anice. Sorso sodo e dinamico con tannino piacevole e saporito. Finale lungo pepato e di garigue

Veux Chateau de Combes 2017 Saint Emilion GC: varietale di merlot in evidenza, ma non disprezzo affatto, è elegante e discretamente articolato con spunti di alloro e anice stellato. Bocca di spessore, che chiude balsamica mentolata che piace

Hospice de Beaune Mersault-Porusots 2017 chardonnay: è lo chardonnay che vorresti e che ti aspetti da Mersault. Grasso e rotondo, ricco, con pesca gialla, cenni di incenso e burro nocciola. In chiusura qualche sentore di salvia ne allunga il respiro in freschezza che solleva

André Lorentz  Alsace Riesling GC Kirch Bergbar 2016: scorza di arancia amara, erba cedrina e idrocarburo. Sorso salino fresco e snello. Finale salino e verdeggiante di dragoncello

Chateau de Fesle La Chapelle 2018 chenin blanc: floreale, banana e pepe bianco, naso composito e mutevole che intriga. Salino e con mineralità pietrosa, ha freschezza da vendere

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Circa l'autore

Riguardo a Sabrina.Somigli Microbiologa poi sommelier, ristoratrice e food blogger. Cercatrice di erbe spontanee e appassionata di somme matematiche: quelle tra farina più acqua uguale mille pani diversi. Chiantigiana della Rufina, concentrata nelle dimensioni, in pratica un caratello di vin santo; dolce o secco a seconda dell' annata, dell'oroscopo e dell'umore.

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