Filippi

Aspettando l’alba a tavola

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Si era trovata a fare un lavoro che nemmeno pensava esistesse, ovvero tenere la contabilità di un centro di distribuzione, che aveva orari completamente sballati rispetto alla media: la notte era diventata come il giorno e certo non era il problema del dormire che la poteva assillare. Aveva passato anni a fare tardi la notte con gli amici, lo poteva fare lavorando, il sonno arrivava quando doveva, addormentarsi alle sei del mattino come alle tre di pomeriggio era cosa normale. Quel sabato si era trattenuta più a lungo, una bega sui numeri che non tornavano l’aveva costretta a rimanere e quindi, alle due di notte si trovava costretta a tornare a casa. In auto aveva il tubino, le scarpe con il tacco e tutto il resto, ma pensare di arrivare in discoteca alle tre di notte, nel pieno del ballo sì, ma già stanca e nervosa non l’allietava. Prese la strada di casa, quasi un’ora di tragitto, e poi si sarebbe concessa una tisana prima di dormire. La domenica libera la rendeva più serena, non sapeva ancora cosa avrebbe fatto, il non fare l’alba con gli amici le avrebbe aperto nuove opportunità. Arrivata a destinazione, parcheggiò e si cominciò ad avviare verso casa quando improvvisa sentì una voce “Emma!”. Si impaurì solo per un attimo ma capiva che c’era qualcosa di familiare: si girò e vide lui che l’aspettava, con un mazzo di fiori. L’immagine era quasi grottesca, in due fuori in una strada deserta, incapaci sul da farsi. ” Ma che fai qui? E poi a quest’ora” “Senti sono tre notti che ti aspetto in macchina sperando di vederti, ti volevo parlare. Ed è anche il terzo mazzo di fiori che compro, diamogli un po’ di acqua a questo!”. La battuta la fece ridere e si avviarono quindi in casa. Non era a posto e la cosa le dava noia, quando qualcuno entrava da lei preferiva fosse tutto in ordine, ma non poteva fare niente.Mentalmente pensava anche che non si sarebbe potuta fare la doccia, ma non aveva molte scelte. Lasciò le cose in salotto e si avviò in cucina, per mettere su l’acqua quando le venne un pensiero” Ma scusa, hai mangiato?” “In realtà no, sono a digiuno, temevo sempre di perdere l’occasione”. Lo guardò con aria incuriosita. quindi spostò l’acqua in una pentola e aprì il frigorifero sperando di avere qualcosa di decente. Tortellini, poi prosciutto e dei funghi. In congelatore non mancavano i piselli e capì che il piatto era deciso: tortellini panna, prosciutto, funghi e piselli, e pace se non ci fosse stata la possibilità di digerirli. Lo chiamò in cucina e iniziarono a parlare mentre lei cucinava, non sopportava l’idea di una discussione in salotto troppo seria. E forse quello era il modo di riprendere le fila di una relazione mai interrotta, sofferente per entrambi ma in realtà piena di belle speranze. Lo fece apparecchiare utilizzando i piatti e i bicchieri belli, mentre lei titava l’aglio e il prezzemolo per i piselli, ai quali aggiunse anche la pancetta. ” Senti ma hai sempre quelle bottiglie che portasti dalla Francia? Un pinot nero della Borgogna?” Lui non si peritava a chiedere e faceva bene: perché aspettare,? Un tortellino valeva bene un pinot. Gli consegnò la bottiglia per aprirla, intanto i funghi li aveva saltati in padella con burro e salvia, i tortellini potevano essere cotti. In padella piselli, funghi prosciutto cotto in balda compagnia annegavano nella panna, mise i tortellini e li amalgamò sul fuoco. Portò in tavola la padella, il parmigiano e il pepe, intanto il vino era già versato nei calici. ALle quattro di mattina iniziarono a mangiare sapendo che tutto sarebbe stato più bello e lieve

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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