Al mattino, in un bar..

10

Chiaro che dipende molto dall’orario, ma il rischio di iniziare male la giornata incombe nel momento in cui si sceglie male il bar dove fare colazione. Per una volta non trattiamo di qualità del cappuccino o del caffè, nemmeno una parola sull’offerta di pasticceria, ma sulle buona maniera che mancano ai clienti o ai gestori. Caso 1) Barista appena svegliato a cui girano da morire. “Un caffè!” Grugnito” Mi scusi, ha capito? Un caffè”. Secondo grugnito, sguardo in cagnesco ed il cliente che si ricorda che si può chiedere le cose aggiungendo un “per favore” Caso 2) L’ora è avanzata, chi inizia a far tardi e cerca, con aria indifferente di passare davanti a tutti. Casi più frequenti:vecchietti che spintonano ed arrivano di fronte al barista, signore impellicciate che prima ti guardano di sottecchi e, quando sei distratto, con un colpo da maestre sorridono al barista ordinando anche per le altre quattro amiche, giovinastri incuranti del mondo che li circonda, che pensano di essere da soli Caso 3) Lo zucchero è lontano, ma invece di farsi passare la zuccheriera, si preferisce fare una sorta di pista sul bancone con il cucchiaino che perde zucchero ma non mollare la posizione pena vedersi sparire la tazzina. ALtre situazioni poco educate? Solo del mattino, mi raccomando..

Condividi!

Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

10 commenti

  1. Il bar : Straordinaria posizione di impatto mattutino dove tutta la giornata è anche basata sul sorriso di un banconista che ti accoglie con estrema gentilizza. Molto bello tutto questo a Trento e Riva del Garda dove il sorriso non manca, la gentilezza si spreca, il cliente è oro colato che viene curato davvero. Predisposizione primaria sopratutto dalle donne che non negano mai un sorriso e dimenticano le problematiche giornaliere e non li portano con se al lavoro. Vogliamo parlare del dietro le quinte dei camerieri quando vengono i clienti al Ristorante?….meglio lasciar stare…

  2. È proprio vero, il sorriso conta molto, delle volte fa passare in secondo piano la qualità dell’offerta (quindi dovrebbe convenire…). Lo dico anche perché sono reduce da consuete vacanze spagnole, e gli spagnoli sono gentili (e poi quando ti chiamano “caballero”…), ma anche un po’ pomposi, ingessati e meno sorridenti di noi italiani e questo si nota quando sei in un luogo pubblico.
    Vado pero’ un attimo off-target: ma perché da noi (almeno nella mia città) non si riesce ad evere più un caffè bollente ma solo insulsamente tiepidino? Di nuovo, in Spagna, nonostante i progressi, sono ancora indietro,ti danno quelle buffe tazzine stracolme, ma il caffè è sempre caldissimo… (come le bibite fredde sono sempre freddissime, ma questo è un altro discorso…)

  3. Ci sono mattine che non sopporto i piattini, tazzine, cucchiaini e bicchieri picchiati dal barista sul bancone: un rumore metallico che mi mette un’ansia (ma perchè non fanno banconi e forniture insonorizzate, mi chiedo) … E poi non sopporto i mattatori.
    I mattatori sono gli individui che spesso condividono una qualche passione con il barista (chessò pesca, caccia, francobolli etc.) o giro di amici e ci tengono farlo sapere a tutti. La loro entrata in scena è inconfondibile. Mai quando il locale è vuoto. La vera sfida per loro è confrotarsi con il locale affollato. Si introducono abusivamente dal lato cassa o caramelle e facendo scivolare accuratamente il loro lato B appoggiando il gomito sul bordo, si strusciano sino a guadagnare il centro della scena. Poi una volta conquistato si piantano lì e cominciano a lavorare di schiena sino a stazionare ad oltre un metro di distanza dal bordo. Una volta gettato il “campo base” comincia lo show : voce alta, risate fuore luogo e via a narrare di quanto sono ganzi muovendosi in semicerchio rispetto all’asse del bancone (aiutati dalla mole o dall’immancabile giaccone che va dal piumino al montone). Ho notato che alcuni mattatori dove non arrivano con le spalle si servono della tazzina. Badando di rimanere ad una distanza non usufruibile dagli altri, il mattatore comicia a bere il caffè a piccoli sorsi, aspettando che il caffè diventi ghiacciato. Ma, ciò che più conta nella tecnica è mantenere il braccio semidisteso a chiudiere il loro spazio vitale (che ormai è diventato un salotto ad excludendum), mentre con l’altro gesticolano muovendo fendenti nell’aria intercalati da grasse risate. Le risate, che noia, alle volte salutano l’uscita di scena del mattaore accompagnandolo sino all’ucita dove egli saluta con un urlo il barista, salvo poi andare in strada e mandarlo a quel paese perchè non gli ha offerto la colazione.
    In certe occasioni dal mattatore ti può salvare solo il barista filosofo, quello che parla poco o che ti da la solidarietà allungandosi al disotto delle braccia del mattatore per prendere lo scontrino (un po’ come faceva Totò quando infilava il braccio sotto l’ascella del commendatore Trombetta, cfr. Totò a colori) . Perchè filosofo, chiederete. Beh, perchè di fronte alla debordante simaptia del mattatore un barista che rimane assorto e non si piega alle mode dei discorsi ha un che di filosofico: lui ascolta e medita. Ma se non cè il barista filosofo non puoi far altro che arrenderti e attendere che il mattatore finisca lo show.
    Spesso durante l’attesa ti maledici perchè hai scelto il punto sbagliato d’approcio. Se poi sciaguratamente quel giorno il mattatore è riuscito a portar fuori la collega sulla quale ha avuto fantasie tipo signorina Silvani è finita. Si, perchè in quel momento sei consapevole che il barista è coinvolto in prima persona nel fare la sua spalla, come se fossero un improbabile due comico, pur di strappare un sorriso alla sventurata.
    E intanto dici ma perchè non si tolgono di mezzo: loro , il salotto, la ganza e il loro umorismo da quattro soldi ? Quando poi pensi “è fatta, se ne vanno” c’è sempre il prologo del saluto urlato, sull’uscio, che alle volte apre ai tempi supplementari e già sai che in quel caso il caffè sarà bruciato, il cappuccino annacquato e lo scontrino finito sotto quello di qualche altro …, ops! Lo scontrino, lo scontrino, lo scontrino dov’è finto ?! Ecco che piano piano subentra l’ansia (che è molto simile all’ansia da prestazione) Oddio, il barista si ricorderà adesso che ho pagato? Ma, poi, pensi beh si, se si ricorda cosa ho ordinato…Ti autoconvinci e ti rilassi finalmente felice di gustarti il tuo cappuccino, quando , girandosi, il barista con aria circospetta chiede “mi scusi lei ?” … Di nuovo sei gettato nella sconforto più totale d’un tratto tutti i tuoi dubbi riprendono corpo. Come “lei” ?! Pezzo di deficiente, pensi , ma se te l’ho detto un secondo fa!!! Quasi rassegnato ripeti la richiesta e intanto con l’occhio cerchi lo scontrino sul bancone per avere la prova schiacciante di aver pagato ed essere assolto dal Grand Giurì del Cappuccino, formato dal barista e dal pensionato che immancabilmente ti sta accanto con aria diffidente, impugando il suo scontrino. Ovviamente del tuo nessuna traccia, si è volatizzato con il colpo di straccio che immediatamente il barista a sferrato per ripulire le tracce del tradimento disseminate dal mattatore e dal fido complice . Ed è così che come il barisita lava la sua coscienza dentro di te monta la disperazione. Maledetto mattatore tutta colpa sua e della sua ganza. E se ora il barista mi dice che non ho pagato. Mamma mia è prima mattina non ho voglia di fare una scenata e una discussione proprio ora , poi qui a due passi da casa. Uh! Ecco ora entra anche la cassiera del supermercato sottocasa, le notizie in questi casi volano e presto potrebbero arrivare all’orecchio della tua banca: che figura non paga il cappuccino!!!. Ed è lì che cominci a sudare freddo, vorresti non essere mai entrato, vorresti sparire, ma proprio in quel momento la vedova immobilairista incartapecorita con l’immancabile Fuffy al guinzaglio incalzano alle tue spalle e ti bloccano ogni via d’uscita, spingendoti alle tue resposnabilità contro il bancone. Ormai la situazione sta precipitando e cerchi una via di fuga, ma Fuffy ti ha chiuso le strade . Arriva il cappuccino, annacquato e con due bolle che sembrano rimasugli di sapone ovviamente, mentre Fuffy ha ormai addentato il bordo dei pantaloni (speri che non passi alle vie di fatto). Bevi di corsa il caffè, lasci sul banco la brioche che tanto fa schifo (già lo sai) e ti dilegui correndo con velocità verso l’uscio (magari mettendo mano alla tasca della giacca simulando un’interurbana dallo spazio, approffittando di un momento di distrazione del barista voltato verso la macchina dell’espresso). Quando ormai pensi di essere al sicuro ecco che ti raggiunge una voce del barista “Scusi !” … il gelo… Ti volti e vedi il Grand Giurì schierato: il Giudice a latere Fuffy, il Presidente Barista e la Vedova Giudice Relatore, il pensionato cancelliere … “le sono cadute le banconote” . “Ah! Si ..gra, grazie” …. Assolto! Mi hanno assolto! Sono riabilitato quasi quasi ci ritorno. Ed è così’ che si formano generazioni di mattatori da Bar: i baristi che gran parac….

  4. Accesa discussione con un’amica quest’estate. Sua figlia faceva la barista per lavoricchiare durante le vacanze, e come ragazzetta è già abbastanza scontrosa di suo.
    Secondo la mamma “se la mattina le girano mica è colpa sua”… no, ma nemmeno del cliente che si vede una faccia da funerale davanti al bancone che grugnisce e basta.
    Poi, se voleva andare al mare invece che a lavorare, mangiare mangiava uguale… bah!

    Personalmente odio quelli che stazionano in gruppi di tre o quattro occupando mezzo bancone per venti minuti, perché oltre al caffè devono raccontarsi proprio lì e in quel momento quello che hanno fatto la sera prima: cacchio, ci sono venti persone dietro che aspettano per prendere il caffè!

    La cosa che adoro, invece, è entrare mezzo insonnolito al solito bar e non dover chiedere la pasta che preferisco e il caffè come lo voglio io… basta un “buongiorno!” e sanno già tutto le ragazze… per me è come una coccola! 🙂

  5. anch’io ho lavorato per qualche anno in un bar e devo dire che filippo ha descritto alla perfezione uno spezzone di mattina di un giorno qualunque in un bar qualunque..
    mi pemetto di aggiungere un’altra tipologia di cliente abituale, quello del: “topina il solito, ma servito con le tue manine d’oro”, che immancabilmante vengono strusciate oltremodo quando gli passi la pastarella..e tu dietro il bancone a sorridere e a sperare che con quella pastarella ci si strozzi!

  6. Caro Leonardo, hai gia’ un post sul “miglior” caffe’ della tua citta’?
    Sono alla disperata ricerca di un (vero) caffe’ visto che qui -vi prego, nessuno se la prenda- quel liquido nero che mi servono (in tazza fredda -orrore!!!- e senza il NECESSARIO bicchiere d’acqua -da bere prima, mi raccomando!-) mi ricorda tanto il caffe’ di contrabbando in “Napoli Milionaria”…

  7. Sia chiaro, il bicchier d’acqua e’: incluso nel prezzo del caffe’, minerale, fresco.
    Tempistica: prima il bicchiere d’acqua poi il caffe’.
    Se il cliente non e’ al barra, magari e’ al telefono o che so al bagno, il caffe’ non viene servito, altrimenti si fredda.
    Standard troppo alti?!?!?!
    Forse mi chiamerete viziato?
    Attendo con ansia.

Lascia un commento